Escalation in Medio Oriente: Zolghadr nuovo capo della sicurezza iraniana, pioggia di missili su Tel Aviv e raid USA-Israele sulle infrastrutture energetiche

Mentre Teheran nomina il successore di Larijani e minaccia attacchi massicci contro lo Stato ebraico, la Cina prosegue la mediazione e l'Europa denuncia lo shock economico causato dall'offensiva americana in Iran.

(Prima Notizia 24)
Martedì 24 Marzo 2026
Roma - 24 mar 2026 (Prima Notizia 24)

Mentre Teheran nomina il successore di Larijani e minaccia attacchi massicci contro lo Stato ebraico, la Cina prosegue la mediazione e l'Europa denuncia lo shock economico causato dall'offensiva americana in Iran.

La tensione in Medio Oriente raggiunge nuovi picchi con la nomina di Mohammad Bagher Zolghadr, comandante militare in pensione dei Pasdaran, a segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano.

Zolghadr prende il posto di Ali Larijani, ucciso la scorsa settimana in un attacco israeliano, in un clima di aperta belligeranza.

Nella notte e nelle prime ore del mattino, l'Iran ha lanciato sette attacchi contro il territorio israeliano, articolati in tre ondate di missili e droni che hanno colpito il nord, il sud e il centro del Paese. A Tel Aviv si registrano i danni più gravi: un missile con una testata da 100 kg di esplosivo è caduto tra due edifici residenziali, distruggendo la facciata di un palazzo e causando il ferimento di sei persone.

Il comandante del Fronte Interno ha confermato gravi danni a tre stabili, mentre frammenti di ordigni intercettati sono precipitati anche a Rosh HaAyin e in Cisgiordania. In risposta a questa offensiva, le forze israeliane hanno immediatamente colpito lanciatori di missili e infrastrutture nell'Iran occidentale.

Sul fronte libanese, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha ribadito che "l'Idf continuerà a operare in Libano con tutta la sua forza contro Hezbollah", precisando che "centinaia di migliaia di residenti del Libano meridionale, evacuati verso nord, non faranno ritorno a sud del fiume Litani finché non sarà garantita la sicurezza dei residenti del nord".

L'esercito israeliano ha inoltre distrutto il ponte di a-Dalafah sul fiume Litani e colpito stazioni di servizio nella zona di a-Nabatiya.

Parallelamente, i Pasdaran hanno lanciato un ultimatum formale tramite l'agenzia Tasnim: "Qualora dovessero continuare gli attacchi contro i civili libanesi e palestinesi, i luoghi di raduno delle forze nemiche nella Palestina settentrionale occupata e nella Striscia di Gaza saranno oggetto di pesanti attacchi missilistici e con droni da parte della Repubblica Islamica dell'Iran e del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, senza alcuna esitazione".

La guerra si sta estendendo pericolosamente alle infrastrutture energetiche. Teheran sostiene che raid statunitensi e israeliani abbiano colpito ieri edifici dell'amministrazione del gas naturale e stazioni di riduzione della pressione a Isfahan e Khorramshahr, nonostante l'annuncio di Donald Trump di un rinvio di cinque giorni dei raid sull'energia per favorire i negoziati.

Il ministro dell'Energia iraniano, Abbas Aliabadi, ha cercato di rassicurare la popolazione affermando che "il popolo non dovrebbe essere per nulla preoccupato; se le centrali elettriche vengono colpite saranno ricostruite e modernizzate in modo rapido".

Sul piano diplomatico, però, regna lo scetticismo: se da un lato Trump sembra determinato a raggiungere un accordo che includa limitazioni ai programmi nucleari e missilistici iraniani, funzionari israeliani ritengono improbabile che Teheran accetti tali condizioni dopo l'inizio della guerra israelo-americana lo scorso 28 febbraio.

Il Qatar, per bocca del portavoce Majid Al-Ansari, ha smentito ogni coinvolgimento nelle trattative tra USA e Iran, dichiarando che "il nostro obiettivo è porre fine agli attacchi contro il nostro Paese e difendere il nostro territorio".

In questo scenario, la Cina rivendica il proprio ruolo di mediatore. L'inviato Zhai Jun ha assicurato che Pechino "non si fermerà" nei suoi sforzi diplomatici, pur ammettendo che le tattiche iraniane, come la chiusura dello Stretto di Hormuz, complicano i negoziati. Zhai ha ribadito che "la forza non fa la ragione" e che "un grande Paese non dovrebbe usare la propria forza militare per attaccare altri Paesi a piacimento", invocando il rispetto della "linea rossa della protezione dei civili".

Di segno opposto le reazioni in Europa: il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha duramente criticato l'approccio di Washington a SciencesPo, affermando che "non possiamo ignorare che, per la prima volta in assoluto, gli Usa hanno scatenato una guerra in Medio Oriente senza fornire alcuna informazione preventiva ai propri alleati europei né alla Nato". Costa ha denunciato il "forte shock economico" subito dall'Europa a causa di un'azione condotta "senza curarsi delle ripercussioni sulla sicurezza europea".

Mentre il Wall Street Journal riferisce che i Paesi del Golfo stanno valutando di unirsi alla lotta contro l'Iran per proteggere le proprie rotte energetiche, le ripercussioni logistiche si fanno pesanti: Cathay Pacific ha prorogato la sospensione dei voli per Dubai e Riad fino al 31 maggio 2026. Infine, in Iraq, un raid attribuito agli Stati Uniti ha causato la morte di 15 miliziani delle Forze di mobilitazione popolare (Hashed al-Shaabi) nell'ovest del Paese, confermando l'estensione regionale del conflitto.


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