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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
Eurobarometro: l'Ue è un'"oasi di stabilità" per l'81% degli italiani, ma pesa l'incertezza economica
Il 63% degli intervistati comprende le prospettive di Bruxelles, ma sullo standard di vita prevale il pessimismo.
I mutamenti negli assetti geopolitici globali e il susseguirsi di crisi internazionali stanno spingendo i cittadini europei a ridefinire il proprio rapporto con le istituzioni di Bruxelles, individuando nell'Unione un fondamentale elemento di protezione e continuità.
Secondo i dati emersi dall'ultimo Eurobarometro — la cui rilevazione campionaria è stata condotta tra il 9 aprile e il 4 maggio 2026 su un panel di 26.421 persone residenti nei Ventisette Stati membri — il 75% degli europei considera l'Ue un'oasi di stabilità all'interno di un contesto internazionale travagliato, facendo registrare un incremento di 8 punti percentuali rispetto alle rilevazioni dell'autunno 2025.
In Italia, questo orientamento si manifesta in modo ancora più marcato rispetto alla media continentale. Ben l'81% degli intervistati italiani concorda sul ruolo dell'Unione quale fattore di stabilità, un dato in crescita di 11 punti percentuali rispetto al precedente monitoraggio.
Il posizionamento riflette anche una fiducia strutturale nel futuro dell'integrazione europea: il 63% dei cittadini italiani si dichiara ottimista sull'evoluzione dell'Ue, a fronte di una media europea che si attesta al 58%. Il quadro si salda a un forte riconoscimento dell'utilità dell'adesione, ritenuta vantaggiosa dal 74% degli europei soprattutto per il contributo alla tutela della pace e al rafforzamento della sicurezza (40%) e per i benefici legati alla cooperazione interna (34%).
Tuttavia, l'apprezzamento per la cornice istituzionale comunitaria coesiste con un radicato senso di vulnerabilità legato alla dimensione quotidiana e personale. L'emozione prevalente all'interno della Penisola resta infatti l'incertezza, indicata dal 56% del campione italiano contro una media Ue del 44%, un dato che colloca l'Italia tra i Paesi con i tassi di inquietudine più elevati insieme a Grecia (59%), Cipro (56%) e Belgio (52%).
Le preoccupazioni per il contesto internazionale alimentano un diffuso pessimismo sulle prospettive economiche individuali a medio termine. Alla domanda sulle previsioni relative al proprio tenore di vita nei prossimi cinque anni, le risposte fornite dal campione nazionale delineano una marcata stagnazione delle aspettative: "Lo standard di vita non cambierà per il 68% degli intervistati, peggiorerà per il 19% e solo il 10% ritiene che migliorerà". Una postura prudente che allinea l'Italia alle risposte raccolte in Polonia e in Ungheria.
L'indagine evidenzia infine una significativa divergenza tra le priorità d'azione indicate dall'elettorato italiano e gli orientamenti prevalenti nel resto del Continente. Mentre per la media dei cittadini europei il dossier prioritario su cui concentrare gli sforzi comunitari è rappresentato dal binomio "difesa e sicurezza" (39%), seguito dall'autonomia energetica (35%) e dalla competitività industriale (32%), in Italia l'ordine delle urgenze risulta invertito. Per il 44% degli italiani la priorità assoluta deve essere l'indipendenza energetica e il potenziamento delle infrastrutture di approvvigionamento, lasciando in seconda battuta gli investimenti nei comparti della difesa (35%) e le politiche per la competitività dei mercati (34%).
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