
- Prima Notizia 24
- Milano - Venerdì 11 Settembre 2026
Ex Ilva, la Corte d'Appello di Milano conferma lo stop all'area a caldo. Meloni: "Tavolo riconvocato subito"
I giudici ribadiscono la prevalenza del diritto alla salute sull'attività d'impresa. I sindacati chiedono garanzie occupazionali, soddisfatti i cittadini di Taranto.
La Sezione specializzata in materia di impresa della Corte d'Appello civile di Milano ha respinto l'istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d'Italia e dall'ex Ilva in amministrazione straordinaria, confermando il provvedimento che dispone lo spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il prossimo 28 ottobre.
"Il bilanciamento tra i contrapposti interessi non può che far propendere a favore delle ragioni di tutela della salute. Nel conflitto fra il diritto all'esercizio dell'attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest'ultimo", hanno evidenziato i giudici nelle motivazioni della sentenza.
In merito al verdetto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato durante un punto stampa a Vercelli: "Lavoriamo con il materiale che abbiamo e con decisioni che non dipendono da noi. Però sicuramente continuiamo a fare del nostro meglio, c'era un tavolo già aperto che verrà riconvocato, presumo, immediatamente per andare avanti a capire. È uno dei file sui quali stiamo spendendo il maggior numero di ore".
In una nota congiunta, le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno sollecitato un intervento urgente da parte delle istituzioni: "I giudici della Corte di Appello di Milano hanno confermato il blocco dell'area a caldo dell'ex Ilva respingendo la richiesta di sospensiva di Acciaierie d'Italia. A seguito di questa decisione, riteniamo sia fondamentale che il governo risponda alle richieste contenute nel piano nazionale straordinario di messa in sicurezza sociale e di rilancio dell'ex Ilva e convochi immediatamente il tavolo permanente a Palazzo Chigi. I lavoratori pretendono risposte e il sistema manifatturiero attende di conoscere il destino della produzione di acciaio nel nostro Paese. Non accetteremo passivamente un piano che risolva con anni di cassa integrazione e licenziamenti già annunciati. Bisogna evitare l'esplosione della bomba sociale con interventi ordinari e straordinari".
Particolare soddisfazione è stata espressa dall'avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini di Taranto promotori del ricorso: "La salute umana viene prima delle esigenze della produzione. Perciò gli impianti devono essere fermati se sono pericolosi per la salute e per l'ambiente. Questo verdetto ha riempito di gioia i miei assistiti, che si sentono liberati da un incubo, ma tutta la città di Taranto da fine ottobre potrà respirare un'aria diversa, priva delle emissioni nocive e di sostanze inquinanti. Si potrebbe dire 'miracolo a Milano', però questo verdetto finale della Corte d'Appello milanese rappresenta il coronamento di un percorso, che ha visto già la Corte di giustizia dell'Ue aderire alla tesi che la salute umana viene prima delle esigenze della produzione.
In questo momento di grande gioia per il verdetto il pensiero va ai lavoratori nella speranza, anzi nella certezza, che la Regione e il governo sapranno insieme salvare la posizione di chi dovesse perdere il lavoro a causa di questo verdetto. Ad ogni modo, non si poteva continuare a salvaguardare il lavoro a prezzo della salute, che è stata sacrificata per troppo tempo e ora finalmente vive il suo riscatto".
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