Il Presidente Nazionale dell’ACSI, Ente di Promozione Sportiva, Antonino Viti denuncia un episodio increscioso che getta ombre inquietanti sul fair play e sull’etica dello sport.
Tutto è accaduto a Gujan-Mestras in Francia dove si è svolto un evento di pattinaggio internazionale – Interland Cup (dal 2 al 6 novembre 2022) – riservato ai club rotellistici europei.
Ma veniamo ai fatti. Quattordici società sportive italiane – coordinate dall’ACSI , affiliate e tesserate anche alla FISR (Federazione Italiana Sport Rotellistici) del CONI – effettuano regolarmente l’iscrizione alla competizione ma cinque giorni prima dell’evento gli organizzatori dichiarano che non è consentita la partecipazione previo atto autorizzativo della competente Federazione Italiana.
E’ stata una decisione improvvisa, arbitraria, artatamente ostativa che prende le società italiane in contropiede con la macchina organizzativa già lanciata (pagati gli alberghi, la trasferta e l’iscrizione).
I dirigenti subiscono l’atteggiamento deliberatamente vessatorio degli organizzatori francesi per non tradire le legittime aspettative degli atleti.
Il Presidente dell’ACSI Antonino Viti ottiene dalla Federazione per i club affiliati la possibilità di partecipare rinunciando all’identità di “rappresentativa italiana”.
Per l’ACSI è prioritaria l’esperienza cosmopolita degli atleti come i precedenti impegni internazionali nel 2019 a Basilea in Svizzera e nel 2021 a Darmstadt in Germania.
L’impasse è superata per consentire ai giovani di gareggiare, ma gli organizzatori francesi infieriscono ancora con opinabili
discriminazioni: gli atleti italiani non hanno potuto indossare la divisa ufficiale, nel corso delle premiazioni é stato silenziato l’inno italiano, a genitori ed accompagnatori non é stato consentito sventolare il tricolore, fra i labari schierati nel palazzetto dello sport quello italiano è stato proditoriamente ammainato.
Cala il gelo sulle società sportive italiane immotivatamente discriminate che non comprendono – sulla scena di un pacifico e festoso tripudio giovanile –
un atteggiamento intimidatorio, un sopruso protervo e lontano anni luce dai valori etici, educativi e formativi dello sport. E’ un segnale allarmante di xenofobia o, peggio ancora, di rigurgito ideologico.
Comunque è il sintomo di
una deriva deplorevole che rivendica l’intervento autorevole del CONI, del Ministro dello Sport, del Governo. L’identità mortificata delle quattordici società sportive italiane rappresenta l’immaginario collettivo di un grande tessuto sociale di sodalizi e di operatori che credono fermamente nella trasversalità valoriale e pluralista dell’etica sportiva.
Nella prima foto: L’italiana Balsamo Sara, priva della bandiera italiana nel tabellone ufficiale, nel corso di una delle tante premiazioni
Nella seconda foto: La bandiera Italiana (al centro) resta arrotolata nella premiazioni di una atleta classificatasi al 1° posto - Ogni volta che atleti italiani arrivavano sul podio era impedito il suono del canto degli italiani.
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