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  • Pavia - Giovedì 7 Maggio 2026

Garlasco, Sempio intercettato, gli inquirenti: "Non poteva sapere che i video sono nella penna"

Una perizia conferma che i filmati intimi di Chiara e Alberto furono violati e copiati su una chiavetta USB. Per la Procura, il riferimento di Sempio alla "penna" è una prova chiave, ma la difesa insiste: "Parlava da solo di un podcast".

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Il nuovo filone d'indagine sul delitto di Garlasco ruota attorno a un dettaglio tecnico che Andrea Sempio, secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, non avrebbe dovuto conoscere.

Il fulcro del sospetto risiede in una frase catturata dalle cimici nell'auto dell'indagato: "Lei dice 'Non l'ho più trovato' il video (...) io ho portato il video (...) anche lui lo sa... Perché ho visto... dal suo cellulare... Perché Chiara non... con quel video e io ce l'ho dentro la penna".

La "penna" a cui fa riferimento il 38enne sarebbe una chiavetta USB. Secondo quanto rivelato da Repubblica, una consulenza informatica ha stabilito che tre filmati intimi della coppia — protetti da password nella cartella "Albert.zip" — furono effettivamente violati e trasferiti su un supporto USB esterno.

Una circostanza che gli inquirenti considerano un elemento schiacciante, in quanto Sempio "non poteva sapere" del trasferimento su chiavetta se non fosse stato lui stesso a effettuarlo o a visionarla. Questo punto è stato oggetto di duri confronti durante l'interrogatorio con i magistrati, che hanno contestato all'uomo di aver "macerato" il segreto per anni.

Oltre al giallo della chiavetta, agli atti compaiono altre captazioni ambientali definite pesanti. In un'occasione, Sempio avrebbe pronunciato una frase che ha gelato gli investigatori: "Lì c'era sangue quando me ne sono andato".

A questo si aggiunge il sequestro di un hard disk a casa del 38enne, in cui i Carabinieri hanno trovato tracce di ricerche sul "Dna mitocondriale" effettuate proprio durante le fasi cruciali del processo d'appello bis ad Alberto Stasi.

I legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia respingono fermamente le accuse, sostenendo che le trascrizioni sono "infarcite di non comprensibile" e che il loro assistito nega con forza di aver mai visto quei video.

La difesa punta tutto sulla decontestualizzazione: Sempio non stava confessando, ma probabilmente "commentando" a voce alta il contenuto di "trasmissioni tv" o di "un podcast" sul caso di Garlasco. "Il mio cliente ritiene di essere in grado di spiegare quelle captazioni", ha ribadito Cataliotti, in attesa di poter analizzare i supporti audio originali.

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