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  • Roma - Martedì 27 Ottobre 2026, 20:05

Gas serra, nuovo record nel 2025: l'allarme dell'Omm in vista della Cop31

La concentrazione di anidride carbonica raggiunge quota 426,8 parti per milione. Dalla Commissione Ue arriva la direttiva sui piani nazionali di adattamento: danni climatici stimate in 50 miliardi l'anno.

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L'Organizzazione meteorologica mondiale lancia un nuovo allarme sull'evoluzione del clima globale diffondendo i dati del rapporto annuale che precede la conferenza Cop31 di Antalya: nel corso del 2025, la concentrazione media di anidride carbonica nell'atmosfera ha toccato la quota record di 426,8 parti per milione, valore che rappresenta il 153% rispetto ai livelli preindustriali del 1750.

Massimi storici si registrano anche per le concentrazioni di metano e protossido di azoto, confermando come il tasso di accumulo della CO2 sia triplicato rispetto ai rilevamenti degli anni Sessanta e portando gli ultimi undici anni a posizionarsi come i più caldi mai misurati.

Nel documento l'agenzia delle Nazioni Unite focalizza l'attenzione anche sui rischi per il processo di transizione energetica legati alla dispersione di idrogeno molecolare e alle emissioni di esafluoruro di zolfo, sostanze le cui proprietà rischiano di depotenziare la portata delle misure di decarbonizzazione in corso.

Nel contempo la Commissione Europea ha definito il nuovo quadro sulla resilienza climatica, con il quale vincola gli Stati membri a redigere piani strategici nazionali per far fronte a scenari di incremento termico stimati in 2 gradi entro il 2050 e 3 gradi entro il 2100.

L'impostazione europea inserisce il monitoraggio dei target nel Semestre europeo, equiparando la resilienza ambientale alla stabilità economica. I dati contabili integrati nell'atto comunitario certificano come tra il 2022 e il 2025 i danni legati agli eventi climatici abbiano causato perdite nell'Unione per circa 200 miliardi di euro complessivi, pari a un impatto medio di 50 miliardi all'anno, a fronte degli 8,6 miliardi rilevati in media nel decennio 1980-1989.

Le stime sul 2026 indicano che le sole ondate di calore potrebbero incidere sui livelli produttivi di trenta Paesi per 113 miliardi di euro, con il comparto agricolo individuato tra i più vulnerabili, dove le perdite da siccità sono stimate fino a 90 miliardi di euro a fronte di una copertura assicurativa limitata al 20-30% delle imprese.

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