Gennaro Sangiuliano “Dante è l’iniziatore del pensiero di destra” e ve ne spiego il perché
In una lettera-aperta al Direttore Responsabile del Corriere della Sera, e che ha fatto il giro del mondo culturale italiano ed europeo, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano spiega le ragioni della sua tesi su Dante e la Destra italiana, e lo fa con una analisi che viene oggi condivisa dai massimi esperti della materia. Per il suo alto valore culturale la riproponiamo oggi ai nostri lettori.
(Prima Notizia 24)
Martedì 17 Gennaio 2023
Roma - 17 gen 2023 (Prima Notizia 24)
In una lettera-aperta al Direttore Responsabile del Corriere della Sera, e che ha fatto il giro del mondo culturale italiano ed europeo, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano spiega le ragioni della sua tesi su Dante e la Destra italiana, e lo fa con una analisi che viene oggi condivisa dai massimi esperti della materia. Per il suo alto valore culturale la riproponiamo oggi ai nostri lettori.

Caro Direttore,

come ho premesso io stesso, affermare che «Dante è l’iniziatore del pensiero di destra» è una chiara provocazione culturale ma ha un fondamento ben preciso che si rintraccia nel monumentale volume «Croce e Gentile» edito dall’Istituto della Enciclopedia Italiana.

Nel capitolo 'Il Dante di Croce e Gentile' si legge il richiamo del professor Enrico Ghidetti al Dante 'epicentro ideologico della trattazione del principio di nazionalità'. Nella raccolta di scritti dedicati al Sommo Poeta, Giovanni Gentile scrive inoltre che 'con Dante comincia ad affermarsi idealmente l’Italia; col suo Poema la filosofia italiana, per questo, “in ogni tempo”, Dante è stato considerato “padre spiritua­le della nazione, e “la sua poesia è la sua filosofia”'.

La rilettura di Dante si colloca in un’operazione culturale definita: l’affermazione dell’idealismo contro il positivismo. Norberto Bobbio, nel 'Profilo ideologico del Novecento italiano', fa riecheggiare un’asserzione di Croce: 'A chi ricordava l’afa e l’oppressura dell’età positivistica pareva che si fosse usciti all’aria aperta e vivida'.

Questa interpretazione di Dante apparterrà poi ad un altro grande filosofo come Augusto Del Noce che, nel saggio su Giovanni Genti­le edito da 'Il Mulino', pone l’au­tore della Divina Commedia come simbolo di unità spirituale 'che è andata perduta nei secoli della de­cadenza morale e politica italiana, e che si tratta di riconquistare'.

Anche lo storico Federico Chabod, partigiano antifascista, nel saggio 'L’idea di Nazione', ricorre in al­cune pagine a Dante Alighieri per definire il percorso della Nazione italiana. In questo quadro si collo­ca anche Marcello Veneziani che, in un suo saggio, scrive: 'La fonte principale, più alta e più vera della nostra identità è Dante Alighieri. A lui dobbiamo la lingua, il rac­conto, la matrice, la visione. L’Italia intesa più che Nazione, come Civiltà'.

Nel 'De Monarchia', il trattato che raccoglie il pensiero storico­politico di Dante, il Sommo Poeta analizza il rapporto tra potere temporale (Impero) e potere spirituale (Papato) e definisce la sua visione.

Alighieri crede, insieme ad Aristotele e San Tommaso d’Aquino, che lo Stato abbia un fondamento razionale e naturale basato su legami gerarchici in grado di dare stabilità e ordine interno. A Dante rimanda più volte anche un altro gigante del pensiero come Oswald Spengler per delineare i tratti di quell’occidente di cui de­nuncia il tramonto.

È vero: 'destra' e 'sinistra' non sono categorie dell’età di Dante. Sono apparse secoli dopo ma non di certo nel Novecento, come hanno affermato in queste ore alcuni esponenti della sinistra, ma si sono formate ben pri­ma e attorno alla Rivoluzione francese.

Per questo, forse, se lo si prefe­risce, si può definire Dante un 'conservatore'. Di certo, come hanno ricordato diversi osservatori in queste ore, non sono stato il primo a definire e a studiare 'politicamente' Alighieri.

Ne cito solo due: Umberto Eco, per il quale Dante sarebbe stato di destra, e il saggio 'Dante reazionario' pubblicato da un poeta e letterato, nonché parlamentare indipendente nelle liste del PCI, come il professor Sanguineti.

Chi intende difendere l’identità nazionale, il senso della storia e della tradizione, cioè i conservatori, non può non ritrovare in Dante Alighieri un antenato nobile. Non a caso a Dante, al 'più grande degli Italiani', Giuseppe Prezzolini, l’autore del 'Manifesto dei con­servatori', dedica un capitolo del libro 'L’Italia finisce, ecco quel che resta', sottolineandone la di­fesa della civiltà comunale, 'la più sincera, naturale, vigorosa'.

L’analisi di un pensiero così denso e profondo come quello del Sommo Poeta, a cui i dantisti hanno dedicato anni di studi, non può esaurirsi nello spazio di uno scrit­to e tantomeno di una battuta. E nessuno pensa, sottoscritto com­preso, che la sua opera e le sue idee possano essere trasposte, sic et simpliciter, al mondo contem­poraneo.

Ma se la provocazione che ho fatto è servita a far riprendere a qualcuno in mano i libri di Dante Alighieri, posto che lo abbiano mai fatto, è già un buon risultato.

Gennaro Sangiuliano, Ministro della Cultura


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