Giorno della Memoria, 27 gennaio: la responsabilità di ricordare diventa scelta quotidiana

Il 27 gennaio l’Italia celebra il Giorno della Memoria, istituito dalla Legge 211/2000 nella data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, per ricordare la Shoah, le leggi razziali e le persecuzioni.

(Prima Notizia 24)
Martedì 27 Gennaio 2026
Roma - 27 gen 2026 (Prima Notizia 24)

Il 27 gennaio l’Italia celebra il Giorno della Memoria, istituito dalla Legge 211/2000 nella data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, per ricordare la Shoah, le leggi razziali e le persecuzioni.

Oggi, 27 gennaio, il Giorno della Memoria richiama tutti a un compito che non riguarda soltanto la storia, ma il modo in cui guardiamo il presente. In Italia la ricorrenza è stata istituita con la Legge 211/2000, che riconosce il 27 gennaio come data simbolo dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e indica l’obiettivo di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani deportati, imprigionati e uccisi, e anche chi si oppose al progetto di sterminio salvando altre vite.

La scelta del 27 gennaio si lega alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 a opera delle truppe sovietiche. È una data che, più di ogni altra, ha reso evidente cosa accade quando un sistema politico trasforma il pregiudizio in legge, l’odio in prassi e l’indifferenza in abitudine. ​

Il Giorno della Memoria, però, non è soltanto commemorazione: è un esercizio di vigilanza. Ricordare significa riconoscere i passaggi che precedono la violenza: la disumanizzazione nel linguaggio, la riduzione delle persone a etichette, l’idea che alcuni diritti siano “negoziabili” a seconda di chi li rivendica. È in questi dettagli, spesso apparentemente minori, che la memoria diventa attuale e necessaria.

Anche la dimensione internazionale ribadisce il valore educativo della ricorrenza: nel 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 60/7, ha designato il 27 gennaio come Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto e ha esortato gli Stati a sviluppare programmi educativi per trasmettere la memoria alle generazioni future e contribuire a prevenire nuovi genocidi. Questa indicazione sottolinea un punto essenziale: la memoria non è un rito, ma un investimento sulla cultura democratica.

Nel Giorno della Memoria, ogni comunità può scegliere come trasformare il ricordo in gesto concreto: ascoltare una testimonianza, leggere una storia, visitare un luogo della memoria, dare spazio ai nomi e non ai numeri. Perché ricordare non è restare fermi nel passato: è imparare a riconoscere, nel presente, ciò che non deve più accadere.


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