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  • Prima Notizia 24
  • Bari - Martedì 20 Ottobre 2026, 14:55

Giro d'usura con tassi fino al 1.260% ed estorsioni nel Barese, quattro arresti e sequestri per 700mila euro a Trani

La Guardia di Finanza di Bari esegue le misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Procura. Vittime imprenditori in crisi e persone affette da ludopatia, costrette a cedere immobili o subire aggressioni.

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Un'articolata rete d'usura con tassi d'interesse vertiginosi compresi tra il 60% e il 1.260% su base annua, affiancata da episodi di estorsione, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, è stata smantellata tra Bari e Trani a seguito di un'operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari.

L'inchiesta, coordinata dalla Procura pugliese e giunta alla fase delle indagini preliminari, ha portato all'emissione da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone, tre delle quali condotte in carcere e una posta agli arresti domiciliari.

Contestualmente, le fiamme gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 700 mila euro.

Le indagini patrimoniali e bancarie hanno permesso di far luce sulle condotte criminali di tre dei principali indagati, i quali erogavano prestiti usurai a due diverse categorie di soggetti in stato di bisogno. Da un lato figuravano piccoli imprenditori e artigiani locali incapaci di accedere ai tradizionali canali di credito bancario, costretti a richiedere somme variabili da 1.000 a 80.000 euro per sostenere le proprie attività. Dall'altro, la rete criminale intercettava persone affette da ludopatia a cui venivano erogate somme minori, per poche centinaia di euro, destinate a essere immediatamente rigocate all'interno di sale VLT e slot machine installate in locali commerciali gestiti direttamente dagli stessi usurai.

Per esigere la restituzione dei capitali e dei tassi usurari applicati, gli indagati facevano ricorso a metodi intimidatori e violenze fisiche, giungendo in un caso a minacciare e schiaffeggiare un imprenditore vittima del raggiro.

In un'altra circostanza, per estinguere il debito accumulato, una delle vittime è stata costretta a sottoscrivere un contratto preliminare per la vendita della propria abitazione a beneficio di un prestanome; nell'atto si attestava falsamente il versamento di un acconto avvenuto in separata sede, omitendo qualsiasi tracciabilità finanziaria.

Gli accertamenti degli inquirenti hanno inoltre consentito di appurare come uno dei promotori dell'organizzazione, già gravato da una precedente misura di prevenzione patrimoniale antimafia, avesse fittiziamente intestato a prestanome immobili e quote societarie di tre aziende operanti nei settori dell'edilizia e del commercio di autoveicoli, continuando comunque a esercitarne la gestione diretta e facendo scattare le contestazioni formali anche a carico dei finti soci.

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