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- Roma - Martedì 5 Maggio 2026
Hormuz, Crosetto smentisce: "Nessuna unità della Marina in procinto di partire". Centcom: "Due navi Usa transitate con successo"
Il Ministro della Difesa frena sulle ipotesi di un intervento italiano nello Stretto: "Decisioni solo previa autorizzazione del Parlamento".
Mentre la tensione internazionale nello Stretto di Hormuz raggiunge livelli critici, il Ministro della Difesa Guido Crosetto interviene per smentire categoricamente un imminente coinvolgimento diretto dell'Italia.
In una nota ufficiale, il Ministro ha precisato che “in merito alle interpretazioni circolate nelle ultime ore su alcune dichiarazioni relative a un possibile impiego della Marina Militare nell’area dello Stretto di Hormuz, si ritiene necessario fornire un chiarimento puntuale”.
Crosetto ha spiegato che i suoi precedenti riferimenti alle unità navali erano solo un esempio della dedizione delle Forze Armate e che “non si trattava in alcun modo dell’annuncio di una decisione operativa”.
Manifestando amarezza per le critiche ricevute, ha aggiunto che “mai mi sarei aspettato che parole pronunciate con l’intento di valorizzare il servizio delle nostre donne e dei nostri uomini in uniforme potessero essere strumentalizzate a fini politici”, e ribadendo che, d'intesa con la Premier Meloni, “nessuna decisione sarebbe stata adottata senza aver preventivamente ottenuto l’approvazione del Parlamento”.
Il Ministro ha infine tagliato corto su ogni ipotesi di partenza immediata: “è opportuno ribadire con fermezza che nessuna unità della Marina Militare è partita né è in procinto di partire verso l’area dello Stretto di Hormuz”, concludendo che “su questioni di questa natura è fondamentale mantenere un approccio responsabile e rigoroso, evitando letture distorte che rischiano di generare allarme ingiustificato nell’opinione pubblica”.
Sul fronte operativo, il Centcom ha ufficializzato che l'iniziativa Project Freedom è in pieno svolgimento e che “due navi mercantili battenti bandiera americana hanno transitato con successo attraverso lo Stretto di Hormuz”. Secondo il Comando Centrale, le unità della Marina degli Stati Uniti stanno assistendo attivamente il naviglio commerciale per ripristinare la normalità dei traffici in questo nodo strategico.
Queste dichiarazioni sono state rafforzate dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui l'amministrazione ha ormai “il pieno controllo” della via d'acqua e l'economia di Teheran sarebbe in caduta libera.
Tuttavia, le autorità iraniane e le Guardie Rivoluzionarie respingono duramente questa ricostruzione, parlando di “prive di fondamento e menzogne complete” e sostenendo che, nelle ultime ore, “nessuna nave commerciale o petroliera ha attraversato lo Stretto di Hormuz”. Anzi, da Teheran giungono notizie di colpi di avvertimento sparati contro i cacciatorpediniere americani che avrebbero mostrato disprezzo per i moniti della marina locale.
In questo contesto, il colosso danese Maersk ha dichiarato ufficialmente che la nave Alliance Fairfax, battente bandiera americana e rimasta bloccata nel Golfo sin dall'inizio delle ostilità a febbraio, ha finalmente completato il transito.
Secondo il comunicato della compagnia, alla nave è stata “offerta l'opportunità” di muoversi e ha dunque “lasciato il Golfo Persico scortata da mezzi militari Usa” nella giornata del 4 maggio, precisando che “il transito si è concluso senza incidenti e tutti i membri dell'equipaggio sono sani e salvi”.
Di parere opposto è l'agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim, che bolla il passaggio come una “informazione non confermata”, rilevando che l'ultima trasmissione di posizione della nave risalirebbe a 65 giorni fa e che non vi sono conferme dai siti di monitoraggio marittimo.
Parallelamente al confronto navale, si consuma uno scontro diplomatico e umanitario. Teheran ha accusato le forze statunitensi di aver aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni civili dirette dall'Oman verso la costa iraniana, provocando la morte di cinque persone.
Una fonte militare citata da Tasnim ha smentito la versione americana secondo cui sarebbero stati colpiti sei motoscafi ostili, affermando che “le forze aggressori americane hanno attaccato e aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni che trasportavano persone” e aggiungendo che “le imbarcazioni non appartenevano alle Guardie Rivoluzionarie”, concludendo che “gli Stati Uniti devono essere ritenuti responsabili del loro crimine”.
Sul fronte politico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, oggi a Pechino per incontrare l'omologo cinese, ha criticato aspramente l'iniziativa di Washington sostenendo che “gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica” e definendo l'operazione statunitense come “Project Freedom è un progetto morto” e senza sbocchi.
L'incertezza regna anche sulla reale tenuta diplomatica del conflitto. Interpellato durante il programma "The Hugh Hewitt Show" sulla validità del cessate il fuoco, il presidente Donald Trump ha scelto la via dell'ambiguità dichiarando: “Beh, non posso dirvelo”, motivando il riserbo con il fatto che “se rispondessi a questa domanda, direste che quest'uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente”.
Nel frattempo, un rapporto dell'intelligence statunitense rilanciato da Reuters indica che, nonostante due mesi di guerra e gli attacchi israeliani a infrastrutture chiave, “la capacità nucleare iraniana è rimasta invariata rispetto all'estate 2025”, suggerendo che i tempi per la costruzione di un ordigno resterebbero stabili a circa un anno.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione: il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “inaccettabili gli attacchi dell'Iran contro le infrastrutture civili degli Emirati”, ribadendo che una pace duratura passerà solo per la riapertura dello Stretto e garanzie contro le minacce balistiche e nucleari di Teheran.
La situazione rimane estremamente precaria anche a causa del mistero che avvolge la nave sudcoreana Namu. Le autorità di Seul hanno confermato che l'imbarcazione è in fiamme dopo un'esplosione, sottolineando che è “in fase di verifica se l'esplosione sulla nave è conseguenza di un attacco”.
Nonostante non si registrino vittime tra l'equipaggio, l'incidente aggrava lo stallo che vede circa 2.000 navi bloccate nell'area. In questo scenario, Donald Trump continua a mostrare i muscoli sui social, pubblicando infografiche che descrivono le forze iraniane come distrutte e le proprie “operative al 100%”, mentre fonti diplomatiche riferiscono di un Presidente ormai spazientito che punta a “un accordo a breve o li farà saltare in aria completamente”.
Nel frattempo, anche la Germania ha mosso le sue pedine facendo salpare il cacciamine Fulda verso il Mediterraneo per garantire un rapido preposizionamento in attesa di un eventuale mandato del Bundestag.
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