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  • Milano - Lunedì 26 Ottobre 2026, 19:50

I pm di Milano: "Da Siher una dichiarazione di guerra continua"

Per i magistrati i messaggi diffusi dal trentenne miravano a destabilizzare la vita civile. Domani l'interrogatorio a San Vittore per l'accusa di istigazione a delinquere con l'aggravante di terrorismo.

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I contenuti diffusi in rete da Youssef Siher, il ricercatore trentenne sottoposto a fermo in quanto ritenuto l'amministratore del canale social 'Movimento 17 ottobre' creato a seguito dei violenti scontri registrati nel centro di Milano, "sarebbero stati una dichiarazione di 'guerra' continua (...) deliberatamente volta — e sicuramente idonea — a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l'ordinario corso della vita civile".

È quanto scritto dai magistrati della Procura di Milano nella richiesta di convalida della misura pre-cautelare e di contestuale applicazione della custodia in carcere.

L'istanza, firmata dalla sostituta procuratrice del dipartimento antiterrorismo Francesca Crupi e dal Procuratore capo Marcello Viola, precede l'interrogatorio di garanzia fissato per la mattinata di domani, martedì 27 ottobre, presso il carcere di San Vittore. Spetterà alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni pronunciarsi sulla convalidata del provvedimento e sulla misura detentiva per il 30enne, assistito dall'avvocata Yasmina Abu Sharar, per il quale si ipotizza il reato di istigazione a delinquere aggravato dalla finalità di terrorismo e dalla violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche.

Secondo la prospettazione d'accusa, il quadro probatorio a carico di Siher evidenzierebbe sia il concreto pericolo di fuga sia il rischio di reiterazione del reato.

Gli inquirenti gli attribuiscono un ruolo di primo piano nel panorama attivista, sottolineando l'abilità dimostrata nel radunare su una piattaforma digitale quasi novemila follower in pochissimi giorni, indirizzando la maggior parte della community verso condotte lesive dell'ordine pubblico. I pm evidenziano inoltre come l'indagato possedesse competenze tecnologiche tali da poter "sviluppare una strategia rivoluzionaria", veicolando comunicati in grado di convogliare migliaia di manifestanti sul territorio.

Le direttive fornite online rispondevano a "un chiaro disegno strategico", con l'indicazione di punti d'incontro studiati per eludere i controlli delle forze dell'ordine.

I canali social sono stati tempestivamente oscurati dagli investigatori prima della diffusione dei dettagli sui nuovi raduni; nel corso delle perquisizioni informatiche effettuate sul personal computer del ricercatore non sono state al momento rintracciate tracce delle istruzioni logistiche in fase di elaborazione.

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