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- Roma - Lunedì 26 Ottobre 2026, 19:20
Elezioni in Israele, il voto più difficile dopo il 7 ottobre: il Paese alle urne tra trappole geopolitiche e corsa alla sicurezza
Domani le urne per le elezioni più attese del decennio. Tra sfide interne, il nodo del fronte nord, le pressioni di Teheran e i delicati equilibri con Europa e Stati Uniti.
Israele si appresta a votare domani per il rinnovo della 26esima Knesset in quello che viene considerato l'appuntamento elettorale più cruciale dell'ultimo decennio.
L'atmosfera che si respira nel Paese è segnata dal profondo impatto degli eventi del 7 ottobre 2023, con un afflusso continuo di cittadini residenti all'estero che stanno rientrando all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per esprimere il proprio voto.
Mentre lo schieramento di destra punta sulla stabilità e sulla sicurezza, l'opposizione di sinistra mette in guardia dal rischio di uno scivolamento verso una "democratura", laddove le forze centriste cercano mediazioni per il futuro del Paese.
Il dibattito interno si articola su temi complessi: dal nodo dell'esenzione dal servizio militare per gli haredim alla riforma giudiziaria, fino alla richiesta di istituire una commissione d'inchiesta sulle falle del 7 ottobre.
Sul piano economico il sistema tiene, sostenuto dalle start-up tecnologiche, pur manifestando i primi segnali di una tendenza a diversificare gli investimenti all'estero.
Resta centrale la gestione della sicurezza a Gaza e in Cisgiordania per prevenire nuove minacce sui confini armistiziali, ma l'attenzione degli analisti si sposta soprattutto sul quadrante settentrionale.
La presenza delle forze Unifil nel sud del Libano viene considerata superata dagli addetti ai lavori, che ritengono indispensabile un'azione diretta ed efficace del governo di Beirut e del suo esercito per mettere in sicurezza l'area e consentire il ripopolamento dei kibbutz, contrastando la forte influenza finanziaria e militare esercitata dall'Iran sui pasdaran locali e su Hezbollah.
Le prospettive geopolitiche si estendono inoltre alla Siria di Ahmed al-Sharaa, dove la necessità di stringere accordi di sicurezza per tutelare anche la minoranza drusa si incrocia con l'esigenza di arginare l'espansione della Turchia guidata da Erdogan.
Sul fronte continentale, le posizioni di Tel Aviv denotano una crescente diffidenza verso le istituzioni dell'Unione Europea e una preferenza per i rapporti bilaterali con i singoli Stati, a fronte di una situazione diplomatica delicata che include la complessa gestione delle relazioni con il Vaticano di Papa Leone XIV.
Oltreoceano, infine, lo sguardo è rivolto agli Stati Uniti e alle imminenti elezioni di midterm, in un contesto segnato dalle tensioni con l'ala piú progressista del Partito Democratico e da un dibattito aperto sull'evoluzione del consenso nell'area repubblicana.
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