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  • Roma - Mercoledì 10 Giugno 2026

Il Papa in Catalogna: "Deponiamo le corazze, smascheriamo la violenza". Poi la visita in carcere: "Gli errori non determinano l'identità"

Dall'abbazia di Montserrat Papa Leone lancia un forte appello alla riconciliazione e condanna l'aggressività anche sui social network e nella politica. In precedenza, l'incontro con i detenuti del penitenziario "Brians 1": "Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore". Donata l'icona della Madonna di Kazan di Fatima.

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Nel corso del suo viaggio apostolico nella penisola iberica, il Pontefice ha toccato uno dei cuori pulsanti della spiritualità catalana.

Parlando dall'abbazia di Montserrat — lo storico monastero situato a 40 chilometri da Barcellona, custode della venerata effigie romanica della Vergine e segnato in passato dai tragici eventi della guerra civile spagnola, durante la quale 23 monaci vennero uccisi —, Papa Leone ha rivolto un profondo invito alla distensione e al disarmo interiore. Il Santo Padre ha esortato i fedeli a intraprendere la via della misericordia, della verità e della riconciliazione: “Deponiamo le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore”, ha scandito, ricordando che Gesù “non porta armature” e sulla croce “si abbandonerà per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell'amore”.

Nel suo discorso, pronunciato alternando la lingua catalana e lo spagnolo, il Papa ha messo in guardia dalle insidie nascoste nella quotidianità. Gesù, ha osservato, “smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l'aggressività che divide”. Ha poi aggiunto che questa “violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite”.

Il Pontefice ha quindi formulato una supplica corale che abbraccia tutti gli ambiti della società moderna, inclusi i canali digitali e il dibattito pubblico: “Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie. E che impariamo a custodire e a coltivare l'amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, affinché l'odio lasci il posto alla speranza e alla pace”.

Prima di salire sul monte di Montserrat, Papa Leone ha voluto portare la sua vicinanza agli storici margini della società visitando il centro penitenziario "Brians 1", un complesso modulare di 61mila metri quadrati gestito dalla Generalitat de Catalonia nel comune di Sant'Esteva Sesrovires. Rivolgendosi alla popolazione carceraria della struttura — che dal 1993 ospita sia reparti maschili che femminili —, il Pontefice ha pronunciato parole di profonda consolazione e riscatto umano. “Anche se l'oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate che gli errori della vita non determinano l'identità di una persona”, ha detto il Papa ai reclusi, rassicurandoli sul fatto che “nella nostra vita il passato non condanna il futuro” e che quest'ultimo offre sempre l'opportunità di modificare le proprie decisioni. Il vicario di Cristo ha poi concluso il suo discorso con un messaggio di speranza: “A ciascuno di voi dico: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore! Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare”.

A memoria della sua visita, il Santo Padre ha fatto dono ai ristretti di una speciale icona della Madonna di Kazan di Fatima. L'opera fonde i tratti della tradizione iconografica cristiana orientale con gli elementi delle apparizioni portoghesi, mostrando la Vergine in abiti bianchi — secondo la visione della veggente Lucia del 1925 — e il Bambino Gesù sopra una nube. L'icona, storicamente collocata in Oriente a protezione delle soglie di case e città, assume all'interno delle mura del carcere un forte valore simbolico. La porta cessa di essere esclusivamente un perimetro di separazione o di reclusione per trasformarsi in una soglia di speranza e in un'opportunità di nuova vita, offrendo ai detenuti un segno tangibile di vicinanza spirituale oltre il peso della sofferenza e degli errori commessi.

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