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Fisico asciutto, appassionato di arti marziali, un volto improntato alla solarità, velato da una certa timidezza. Una grande personalità votata allo studio ed all’insegnamento della Musica, profuso a piene mani, con particolare attenzione al mondo dei giovani e dei giovanissimi.
Una esperienza vasta e che guarda ad Oriente, la Musica che travalica i confini e connette popoli e culture diverse. Puoi farci un rapido cenno del tuo bagaglio in termini di studi e di esperienze didattiche?
Mi sono avvicinato allo studio del pianoforte alla età di 8 anni. Senza nessuna pretesa, iniziai a prendere lezioni di musica perché mia nonna suonava il pianoforte e sperava che qualcuno di noi nipoti avrebbe proseguito la carriera musicale. Toccò a me, i miei cugini scelsero altre strade. La musica mi piacque fin da subito e fin da piccolo mi dedicavo al pianoforte praticamente tutti i giorni. Per cui, come si faceva all'epoca, il mio insegnante decise di farmi fare gli esami al conservatorio ed all'età di 20 anni mi diplomai in pianoforte, sotto la guida di Sebastiano Cannizzo, pianista ed insegnante ragusano grazie al quale intrapresi lo studio della musica in modo professionale. Nel frattempo, alla fine del liceo (frequentai lo scientifico), giunti i 18 anni, si trattava di scegliere quale università frequentare. Per un po' stetti indeciso tra ingegneria e musicologia. Le materie scientifiche e l'informatica erano (e sono) la mia altra grande passione, per cui si trattava di scegliere se dedicarmi alla musica e occuparmi di informatica a livello hobbistico o il contrario. Scelsi la facoltà di musicologia con sede a Cremona e mi laureai con Albert Dunning, accademico olandese che ricordo sempre con molto affetto. In Italia università e conservatorio erano allora corsi di studi separati e -di conseguenza- era possibile frequentare entrambi contemporaneamente, al contrario di oggi. Per cui se da una parte passavo il mio tempo a studiare sui libri per gli esami universitari, dall'altro mi dedicavo allo studio del pianoforte. Terminato il diploma di pianoforte, da un lato mi rendevo conto che la mia conoscenza musicale di alcuni periodi storici era ancora molto limitata e lacunosa, dall'altro la mia curiosità e voglia di apprendere mi spingevano a studiare altro, per cui mi iscrissi ai corsi di clavicembalo con Maria Pia Jacoboni prima e Francesco Barone poi, musica elettronica con Francesco Giorni e Marco Biscarini e composizione con Pieralberto Cattaneo e Giorgio Tosi. Dopo alcuni (tanti a dire il vero) anni, conseguii i relativi diplomi. L'ultimo, quello di composizione, a circa 30 anni, sotto la guida di Giorgio Tosi, profondo insegnante e compositore, le cui lezioni erano di volta in volta delle scoperte musicali ed umane. Ebbi sempre la fortuna di studiare con bravi e qualificati insegnanti. Ancora oggi ricordo spesso con i miei allievi le mie lezioni con questi maestri. Tutte persone estremamente qualificate e soprattutto dal notevole spessore umano. Eppure ancora sentivo che qualcosa mancava nella mia formazione. Come a volte capita, si incontra una persona che riesce a scuotere la tua esistenza fino alle fondamenta. Incontrai la maestra Christa Bützberger, che mi permise di mettere un po' di "ordine" nei miei studi e soprattutto mi permise di capire che la musica, aldilà delle legittime opinioni personali, ha un senso (inteso come significato), un inizio, uno svolgimento ed una fine. (Tutte cose in realtà già anticipate dagli altri insegnanti, ma probabilmente ero io a non essere ancora in grado di coglierle). Il concetto che presto divenne una costante nella mia attività di insegnante ed esecutore è presto detto: all'interno di una composizione c'è un percorso che può essere spiegato e compreso da tutti, con la opportuna conoscenza. In pratica, la musica si può "spiegare", capire e comprendere, ed al contrario, anche suonarla senza minimamente sapere cosa si faccia. Esattamente come una lingua. Questo credo sia l'insegnamento più importante che ho ricevuto e che mi sforzo di tramandare ai miei allievi. Come esperienze didattiche, nonostante abbia insegnato pianoforte in delle scuole private in Italia, credo le mie esperienze didattiche più importanti siano quelle estere. Da quasi 13 anni insegno presso il music entrepreneurship department della Assumption University in Tailandia, e da circa 12 presso una scuola Yamaha e tengo regolarmente masterclasses e workshop in diversi Paesi asiatici. Negli ultimi due anni in "online mode", ma per fortuna siamo alla fine di questo periodo.
Come mai e secondo quali vie hai poi deciso di vivere in Thailandia?
In realtà non fu una mia scelta ma una proposta di mia moglie. Quando ero in Italia conobbi e mi fidanzai con una ragazza taiwanese che poi divenne mia moglie. Fu lei a propormi di andare a lavorare in Asia. Avendo studiato in Italia, mi diceva, sarebbe stato più facile trovare lavoro in Asia. Conoscevamo già la Tailandia, vi eravamo stati come turisti e ci era piaciuta molto, per cui fu la nostra prima scelta e fummo fortunati. Contattammo varie università e scuole internazionali ed io fui assunto dalla Assumption University (dove ancora lavoro), dall'allora direttore di dipartimento Jacopo Gianninoto, mio caro amico e mentore, nonché raffinato musicista ed autore di diversi progetti culturali ed artistici di livello internazionale.
Hai fondato una orchestra composta da giovani e giovanissimi tra italiani e thailandesi, parte dei meriti grazie ai quali hai ottenuto onorificenze prestigiose persino dall'Ambasciata italiana a Bangkok. Puoi parlarcene?
Probabilmente questo è il mio progetto più ambizioso ma non l'unico. Questa orchestra è nata nel 2018 grazie al supporto dell'ambasciatore italiano S.E. Saverio Nisio, in occasione del centocinquantesimo anniversario della firma dei trattati tra l'allora Regno d'Italia e Regno del Siam. Si tratta di un'orchestra di giovani -adesso siamo già alla seconda generazione- composta prevalentemente da archi, che -di volta in volta- hanno l'opportunità di collaborare con solisti e direttori italiani di fama internazionale. Al momento abbiamo avuto una o due performance all'anno e poi una pausa forzata per colpa del virus. Abbiamo ripreso a marzo, grazie al supporto dell'ambasciatore S.E. Lorenzo Galanti e speriamo di intensificare la nostra attività negli anni futuri. A parte l'orchestra, un altro grande e importante mio progetto in Thailandia è il Bangkok International Piano Festival, grazie al quale negli ultimi 10 anni circa, ho invitato 7 o 8 artisti internazionali ogni anno, buona parte dei quali italiani. Questo festival è nato grazie anche al generoso supporto del direttore della scuola Yamaha presso la quale lavoro, Mr. Tanyalux Luanghvisut (senza il quale ad onor del vero molti dei miei progetti non si sarebbero potuti realizzare) ed anche grazie alla collaborazione con diverse ambasciate in Tailandia. Grazie a questi progetti, insieme alla mia attività didattica e di concertista (spesso in qualità di esecutore di musica italiana) degli ultimi 12-13 anni, ho ricevuto l'onorificenza di Cavaliere della Stella d'Italia. E quasi contemporaneamente, sono stato nominato Assistant Professor nel dipartimento della mia università.
La tua esperienza nell'ambito dell'insegnamento costituisce un ottimo osservatorio per interpretare la gioventù thailandese interessata ad imparare a suonare uno strumento in modo pianificato e solido. Cosa puoi raccontarci da questo punto di vista?
Questo credo che sia la mia esperienza più bella, in termini sia umani sia professionali. In generale la gioventù thailandese -ma più in generale parlerei della gioventù asiatica (perlomeno quella con cui io sono a contatto)- partendo dai bambini di quattro o cinque anni, ha sempre mostrato molta curiosità e vivo interesse verso la nostra musica ed in generale verso la nostra arte. Nonostante quello che si possa credere, la diversità culturale non è affatto un problema, anzi. Parlo chiaramente di un primo approccio. Con la giusta conoscenza e la necessaria consapevolezza, i miei studenti sono in grado di affrontare il repertorio e l'improvvisazione classica esattamente come i loro coetanei italiani o europei. Ciò di cui hanno bisogno -e che spesso manca anche nella nostra gioventù- è di un insegnamento che fornisca dei criteri, sulla base dei quali poi si può costruire e sviluppare la propria creatività ed unicità. Per scendere un po' nei dettagli e per rendere un po' più comprensibile quello che dico: non uno studio della musica basato solamente su una meccanica e sterile lettura delle note senza alcuna attenzione per il significato della musica, ma al contrario dei criteri che spieghino prima come funziona la musica e le sue regole, per poi affrontare la lettura delle note e tutti i vari altri aspetti. Ne più e ne meno come lo studio di una lingua. Quando una lingua la si approccia solamente studiandone la pronuncia ma ignorandone il significato, sarà impossibile parlarla, tutt'al più si sarà in grado di leggerla. Ma come sarà capitato a tanti di voi, se una persona legge qualcosa nella vostra lingua senza capire cosa si legge, ve ne accorgereste perfettamente. Sviluppo questi concetti da più di dieci anni nei miei articoli accademici e nelle conferenze a cui partecipo, e non nego di riscuotere normalmente consensi e stimolare domande di cui prima si ignorava l'esistenza.
Quali sono i tuoi progetti imminenti?
Prima di tutto, poter tornare ad una vita normale. Poter ritornare a viaggiare per concerti, conferenze, masterclass, come facevo fino ad un paio di anni fa. Poter anche riprendere a organizzare il Bangkok International Piano Festival invitando artisti da diversi Paesi. Inoltre, portare avanti la collaborazione nata in queste ultime settimane con la iClassical Academy. Per questa accademia ho già realizzato una serie di 15 video pedagogici sull'insegnamento del pianoforte - ai quali ne seguiranno tanti altri, spiegando gli errori più comuni che spesso si fanno durante lo studio del pianoforte e come un metodo scorretto o poco efficace non può che portare a risultati sbagliati e convinzioni erronee. Tra le altre cose, non vedo l'ora di ritornare a vivere la vita universitaria non solo come una sorta di esamificio al quale purtroppo la modalità online ci ha costretti, ma realizzando e promuovendo progetti con studenti ed insegnanti. Riguardo agli altri progetti in cantiere, preferisco aspettare che prendano piede, anche perché questi ultimi due anni ci hanno insegnato questi ultimi due anni ci hanno insegnato che tutto può cambiare da un giorno all'altro e senza preavviso.
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