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  • Roma - Venerdì 3 Luglio 2026

Iran blindato per i funerali di Khamenei, Teheran si ferma sei giorni per l'ultimo saluto alla Guida Suprema tra tensioni e minacce di guerra

Teheran si prepara a sei giorni di funerali per Khamenei, blindata e segnata da tensioni, mentre il regime cerca di mostrare unità e forza.

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Teheran si prepara a fermarsi per sei giorni e l'intero Iran entra in una delle fasi più delicate della sua storia recente. La capitale è ormai una città blindata, attraversata da posti di blocco, presidiata dalle forze di sicurezza e dall'esercito e ricoperta di manifesti e simboli dello sciismo rivoluzionario. Milioni di persone sono attese per l'ultimo saluto ad Ali Khamenei, la Guida Suprema che ha governato la Repubblica Islamica per 36 anni e la cui morte ha aperto una fase di profonda incertezza politica e militare. Le cerimonie funebri, rinviate a lungo a causa della guerra, dureranno quasi una settimana e attraverseranno cinque città tra Iran e Iraq. Un gigantesco rito collettivo che non avrà soltanto un significato religioso. Il regime vuole trasformare l'addio a Khamenei in una dimostrazione di forza, unità e resistenza da mostrare al mondo in un momento segnato dalla fragile tregua con gli Stati Uniti, dalle minacce di Israele e dai dubbi sulle condizioni del nuovo leader Mojtaba Khamenei.

Teheran trasformata in una fortezza

Fin dalle prime ore di venerdì 3 luglio, il volto della capitale iraniana è cambiato. Posti di blocco della polizia, mezzi dell'esercito e imponenti misure di sicurezza hanno iniziato a scandire la vita della città, mentre chilometri di addobbi e manifesti hanno ricoperto le strade. Tra i simboli scelti per accompagnare le esequie compare anche il pugno rosso legato alla tradizione dello sciismo rivoluzionario e combattivo. La macchina organizzativa deve affrontare un compito enorme: gestire l'arrivo di milioni di iraniani e di fedeli sciiti provenienti anche da altri Paesi. Khamenei aveva assunto la guida della Repubblica Islamica nel 1989, dopo la morte di Ruhollah Khomeini, il padre della Rivoluzione che dieci anni prima aveva rovesciato lo Shah. Per 36 anni è stato il centro del sistema politico, religioso e militare iraniano. Oggi circa il 60% dei 90 milioni di abitanti del Paese non ha mai conosciuto un'altra Guida Suprema. Il funerale è stato pensato anche per trasformare il lutto in un messaggio politico. I primi cortei e i gruppi di persone riuniti per commemorare Khamenei mostrano già l'obiettivo delle autorità: presentare all'esterno l'immagine di una nazione compatta nonostante la guerra, le perdite subite e le tensioni interne.

Il raid del 28 febbraio e la strage nella famiglia Khamenei

La morte della Guida Suprema risale alla mattina del 28 febbraio 2026. Poco dopo le 8, un attacco congiunto israelo-americano colpì una residenza governativa fortificata nel cuore di Teheran. Il bombardamento provocò una strage nella famiglia Khamenei. Oltre alla Guida Suprema morirono sua figlia, il genero, la moglie del figlio Mojtaba e una nipotina di appena 14 mesi. Nello stesso attacco rimase gravemente ferito Mojtaba Khamenei, indicato da tempo come il possibile successore del padre. Da allora sulle sue reali condizioni di salute è calato il segreto. Il nuovo leader non è ancora apparso in pubblico e si è limitato a diffondere brevi comunicazioni scritte. In una di queste ha preso le distanze direttamente dai colloqui diplomatici, pur dando il via libera alla loro prosecuzione sul piano tecnico. La sua assenza dalla scena pubblica, però, continua ad alimentare interrogativi e tensioni.

Mojtaba Khamenei nel mirino di Israele

Attorno alla figura del successore si sta consumando anche un durissimo scontro con Israele. Nei giorni scorsi il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha minacciato pubblicamente Mojtaba Khamenei, sostenendo che il nuovo leader sia già nel mirino delle forze di Tel Aviv. Parole che hanno scatenato la reazione delle componenti più radicali del regime. Le fazioni oltranziste chiedono ora di rimettere in discussione persino la storica fatwa iraniana che vieta il possesso e lo sviluppo delle armi nucleari. Il clima è stato ulteriormente inasprito dalle parole di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento provvisoriamente sospeso e capo negoziatore della Repubblica Islamica. Alla vigilia dei funerali ha rivolto un appello alla popolazione, chiedendo una mobilitazione capace di mostrare al mondo la volontà di reagire all'oppressione e all'arroganza occidentale.

Sei giorni di funerali tra Iran e Iraq

L'organizzazione delle cerimonie è stata affidata al primo vicepresidente Mohammad Reza Aref, che ha definito le esequie l'evento più importante del secolo e il più grande raduno popolare dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Il calendario è stato costruito secondo un percorso geografico e simbolico che attraverserà cinque città tra Iran e Iraq. La prima giornata, venerdì 3 luglio, è riservata alle delegazioni straniere e ai rappresentanti dei Paesi considerati amici di Teheran. Si tratta di una cerimonia separata e sottoposta a rigidissime misure di sicurezza. Secondo Ali Akbar Pourjamshidian, segretario del comitato nazionale incaricato dell'organizzazione dei funerali, sono attesi rappresentanti di circa 30 Paesi. Nessun leader europeo o americano è stato invitato. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha attaccato duramente le cancellerie occidentali, accusandole di essersi schierate dalla parte sbagliata della storia e definendo "vergognoso" il loro comportamento dopo gli attacchi contro l'Iran.

Sabato l'inizio delle cerimonie pubbliche

I funerali aperti alla popolazione cominceranno sabato 4 luglio nella Grande Moschea di Teheran. La data coincide con il 250esimo anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti e la scelta assume inevitabilmente anche un forte significato politico. La bara di Ali Khamenei sarà esposta accanto a quelle dei familiari rimasti uccisi nello stesso bombardamento. Per permettere alla popolazione di partecipare alle cerimonie, il sindaco di Teheran Alireza Zakani ha disposto la chiusura di tutti gli uffici pubblici e privati da sabato a lunedì. Il momento più delicato arriverà proprio lunedì 6 luglio, quando un'immensa processione attraverserà per dieci chilometri il centro della capitale, partendo da Piazza Imam Hossein e arrivando a Piazza Azadi. Secondo le stime del sindaco potrebbero partecipare fino a 20 milioni di persone. Una previsione che rende la gestione dell'ordine pubblico una delle sfide più difficili dell'intera organizzazione.

Da Qom alle città sante dell'Iraq

Martedì 7 luglio la salma sarà trasferita a Qom, una delle città più sacre dell'Iran. Il corteo attraverserà il percorso tra il santuario di Fatima Masumeh e la moschea di Jamkaran, mentre le temperature potrebbero raggiungere i 40 gradi. Il giorno successivo il feretro lascerà il territorio iraniano. Mercoledì 8 luglio, su richiesta dei partiti politici sciiti iracheni, la salma attraverserà le città di Karbala e Najaf. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato personalmente nelle due città per definire i dettagli del passaggio. L'obiettivo è riaffermare il ruolo che Khamenei ha avuto non soltanto come leader dell'Iran, ma anche come punto di riferimento spirituale e politico per una parte dello sciismo mediorientale. A chiedere che il corteo funebre attraversasse l'Iraq sono stati soprattutto i gruppi e i partiti sciiti del Quadro di Coordinamento, la coalizione che riunisce le principali forze sciite con la maggioranza in Parlamento e che sostiene il governo del primo ministro Ali al-Zaidi. Alla richiesta si sono unite anche le fazioni legate alle Forze di Mobilitazione Popolare, conosciute come Hashd al-Shaabi. Il loro rappresentante per i media, Muhannad Al-Aqabi, ha spiegato che il passaggio del feretro sarà considerato un vero e proprio evento ufficiale di Stato, organizzato insieme alle forze politiche irachene e con il coinvolgimento delle istituzioni competenti.

La sepoltura a Mashhad

L'ultimo atto è previsto per giovedì 9 luglio. La salma di Ali Khamenei tornerà in Iran per la sepoltura definitiva nel santuario dell'Imam Reza a Mashhad, la città in cui era nato. Mashhad significa letteralmente "luogo del martirio" ed è il principale centro di pellegrinaggio sciita dell'Iran. Ogni anno viene visitato da milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo. Nel santuario riposano alcune delle figure più importanti della storia religiosa e politica dell'area, tra cui l'Imam Ali al-Rida, conosciuto anche come Reza, ottavo Imam dello sciismo duodecimano, e il califfo abbaside Harun al-Rashid, diventato celebre anche in Occidente attraverso i racconti de "Le Mille e una notte". La scelta di Mashhad chiuderà così un percorso funebre costruito per unire la storia personale di Khamenei, il suo ruolo politico e la dimensione religiosa della sua figura.

La tregua con gli Stati Uniti e il rischio di nuovi attacchi

Le esequie si svolgono in un momento di estrema fragilità. Iran e Stati Uniti hanno raggiunto con difficoltà un cessate il fuoco di 60 giorni, necessario per riaprire almeno parzialmente lo Stretto di Hormuz e consentire la prosecuzione dei negoziati. Nelle intenzioni delle autorità iraniane, la partecipazione di milioni di persone ai funerali dovrà servire anche come strumento politico. La dimostrazione di unità nazionale potrebbe infatti diventare una leva da utilizzare nei colloqui con gli americani. Ma i timori restano altissimi. Le autorità devono fronteggiare il rischio di infiltrazioni terroristiche, possibili nuovi attacchi e i pericoli legati alla gestione di folle enormi. Lunedì, nel giorno della grande processione di Teheran, lo spazio aereo sopra la capitale sarà completamente chiuso. Caccia militari pattuglieranno costantemente i cieli anche per prevenire un eventuale attacco a sorpresa da parte di Israele. Il traffico cittadino verrà inoltre interrotto e chi vorrà partecipare alle cerimonie dovrà lasciare l'auto nelle zone periferiche della metropoli.

Il precedente dei funerali di Khomeini e Suleimani

A preoccupare le autorità sono anche i precedenti. I funerali di Ruhollah Khomeini nel 1989 e quelli del generale Qassem Suleimani nel 2020 furono segnati da momenti di caos e da calche mortali. Durante le esequie di Khomeini, oltre tre milioni di persone si riversarono nelle strade. La folla arrivò quasi a travolgere il corpo del leader religioso nel tentativo di avvicinarsi e toccare la bara. Per molti iraniani dell'epoca, Khomeini non era soltanto un capo politico ma una figura quasi mitica. Alcuni cercarono persino di strappare pezzi del sudario bianco per conservarli come reliquie. È proprio per evitare che scene simili possano ripetersi che il governo ha predisposto un apparato di sicurezza senza precedenti.

I funerali durante il Muharram

Ad aumentare ulteriormente il significato simbolico delle cerimonie è la coincidenza con il Muharram, il primo mese del calendario islamico e uno dei periodi più importanti per lo sciismo. È il mese dedicato alla memoria del martirio di Husayn ibn Ali, nipote del profeta Maometto, che nel VII secolo scelse il sacrificio piuttosto che sottomettersi al califfo Yazid I. Il parallelismo con la morte di Khamenei offre al regime uno strumento potentissimo sul piano religioso e politico. La narrazione del martirio e della resistenza si lega anche alle parole pronunciate dalla stessa Guida Suprema nel suo ultimo discorso pubblico, il 17 febbraio. In quell'occasione Khamenei aveva affermato che una nazione orgogliosa come l'Iran non avrebbe mai giurato fedeltà a leader corrotti come quelli americani. Ora quelle parole accompagnano il più grande rito collettivo organizzato dalla Repubblica Islamica dalla morte di Khomeini, mentre il Paese cerca di mostrare al mondo di essere ancora unito nonostante la guerra e la scomparsa dell'uomo che lo ha guidato per oltre tre decenni.

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