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"L’Assemblea degli Esperti è spaccata: quattordici membri, guidati da Ali Asghar, hanno abbandonato la riunione contestando la nomina di un leader che non può esprimere la propria volontà".
"L’Assemblea degli Esperti è spaccata: quattordici membri, guidati da Ali Asghar, hanno abbandonato la riunione contestando la nomina di un leader che non può esprimere la propria volontà".
In un’intervista esclusiva rilasciata ad Aldo Torchiaro per Il Riformista, Marco Mancini, già direttore del controspionaggio italiano, fornisce dettagli senza precedenti sulla crisi ai vertici della Repubblica Islamica e sulla localizzazione dei siti strategici del programma nucleare iraniano.
Secondo Mancini, l’operazione militare del 28 febbraio che ha colpito l’entourage della Guida Suprema ha lasciato sul campo un vuoto di potere drammatico. Mojtaba Khamenei, figlio di Ali e indicato come erede designato, sarebbe attualmente in coma presso il Baqiyatallah Hospital di Teheran, protetto da reparti d’élite dei Pasdaran e Hezbollah.
“Si è creata una contraddizione giuridica e teologica enorme”, spiega Mancini. “L’Assemblea degli Esperti è spaccata: quattordici membri, guidati da Ali Asghar, hanno abbandonato la riunione contestando la nomina di un leader che, essendo in coma, non può esprimere la propria volontà”.
Il punto di svolta dell'intervista riguarda la sicurezza globale. Mancini indica con precisione il luogo dove l’Iran deterrebbe tra i 300 e i 400 chili di uranio arricchito al 60%: i depositi sarebbero nel massiccio montuoso di Zagros, presso Kolan Gaz. L'uranio sarebbe nascosto in un tunnel scavato nella montagna, 18 km a sud della località indicata. Le coordinate sono: 33° 42’ 18.36” Nord – 51° 4’ 14.916” Est (Centrale di Natanz).
L’ex capo del controspionaggio lancia inoltre l’allarme sulla cooperazione internazionale che sostiene Teheran: il GRU russo fornirebbe supporto logistico, la Cina sistemi missilistici e la Corea del Nord droni kamikaze di ultima generazione. Mancini avverte: il fronte principale si sposterà in Libano, dove Hezbollah minaccia di occupare Beirut se necessario.
“Lì sta la chiave di tutto”, conclude Mancini riferendosi ai depositi di uranio. “Questa spaccatura nel clero sciita e la deriva militare possono segnare la fine del regime”.
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