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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
Iran-Usa, riprendono i negoziati: al centro fondi congelati e Stretto di Hormuz. L'Oman propone un pedaggio per le navi
Riparte il dialogo tra Washington e Teheran, anche se restano profonde le distanze. A Doha sono attesi i negoziatori dei due Paesi, mentre sul tavolo ci sono lo sblocco dei miliardi di dollari congelati, il controllo dello Stretto di Hormuz e una proposta dell'Oman per introdurre un pedaggio sulle navi in transito.
Nella capitale del Qatar sono già arrivati gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner, mentre è attesa la delegazione iraniana. L'obiettivo è riaprire il dialogo dopo settimane di forti tensioni, anche se, almeno in questa fase, non è scontato che vi siano incontri diretti tra le due parti. Secondo fonti diplomatiche, il Qatar potrebbe essere costretto ancora una volta a svolgere il ruolo di mediatore, facendo da tramite tra Washington e Teheran attraverso la cosiddetta "diplomazia della navetta", con continui scambi di messaggi tra le delegazioni.
L'accordo di giugno ancora senza effetti
Il 17 giugno Stati Uniti e Iran avevano sottoscritto un'intesa che prevedeva sessanta giorni di negoziati per affrontare le principali questioni aperte, a partire dal programma nucleare iraniano. A distanza di due settimane, però, il percorso diplomatico non è mai realmente decollato. Nonostante la temporanea sospensione di alcune sanzioni statunitensi sulle esportazioni petrolifere iraniane, Teheran continua a escludere colloqui politici diretti con Washington, mantenendo una posizione prudente in attesa di segnali concreti.
Il nodo dei fondi congelati
Uno dei principali ostacoli riguarda i sei miliardi di dollari appartenenti all'Iran e bloccati presso istituti bancari del Qatar. Secondo la Repubblica islamica, quelle risorse avrebbero dovuto essere sbloccate già all'inizio del percorso negoziale. Gli Stati Uniti, invece, sostengono che il rilascio dei fondi sia subordinato al rispetto degli impegni assunti da Teheran. Nei giorni scorsi era circolata anche l'ipotesi, attribuita al presidente Donald Trump, di destinare quelle risorse all'acquisto di prodotti americani, una ricostruzione prontamente respinta dalle autorità iraniane. Secondo quanto riportato dall'emittente Al Arabiya, circa tre miliardi di dollari potrebbero essere liberati entro la fine della settimana, favorendo così la ripresa del dialogo.
Hormuz resta il punto più delicato
L'altro grande tema sul tavolo è lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una parte consistente del commercio mondiale di petrolio e gas. L'Iran considera il controllo dello stretto uno strumento negoziale essenziale e continua a opporsi ai tentativi di creare rotte alternative sostenute dagli Stati Uniti e dall'Oman. Nelle ultime settimane proprio questa disputa ha contribuito ad alimentare nuove tensioni militari nell'area, nonostante il cessate il fuoco resti formalmente in vigore.
La proposta dell'Oman
Nel tentativo di favorire una soluzione condivisa, l'Oman starebbe preparando una proposta destinata a fare discutere. Secondo il New York Times, Muscat sarebbe favorevole all'introduzione di un contributo economico volontario per le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, formalmente destinato a coprire i servizi di assistenza e sicurezza. L'iniziativa viene presentata come una mediazione tra le parti, ma suscita forti perplessità tra i Paesi occidentali. Per Stati Uniti ed Europa il problema non riguarda tanto il costo del pedaggio quanto il valore politico che una simile misura avrebbe, poiché finirebbe per rafforzare il ruolo dell'Iran nella gestione di uno dei punti nevralgici del commercio internazionale.
Lo scontro con la Francia
Anche la Francia è intervenuta nella vicenda cercando di promuovere un accordo con l'Oman per operazioni di sminamento nell'area. L'iniziativa ha provocato l'immediata reazione di Teheran. "Lo sminamento è di competenza esclusiva dell'Iran, non autorizziamo tale operazione. Raccomandiamo alla Francia di non complicare la situazione con le sue provocazioni", ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, che farà parte della delegazione impegnata nei colloqui di Doha.
Una tregua ancora molto fragile
Nel frattempo il cessate il fuoco continua a mostrare segnali di debolezza. Durante il fine settimana si sono registrati nuovi episodi di ostilità, mentre la ripresa dei contatti diplomatici sarebbe stata favorita anche dalle difficoltà economiche di entrambe le parti: da un lato l'impatto dell'aumento dei prezzi energetici sull'economia americana, dall'altro la pesante crisi finanziaria che continua a colpire l'Iran. La comunità internazionale guarda con attenzione ai colloqui di Doha, anche perché il livello di rischio per la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz viene ormai considerato "sostanziale". Un'eventuale escalation potrebbe avere ripercussioni immediate sui mercati energetici e sull'economia mondiale.
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