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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
La Corte Suprema ferma Trump sullo ius soli: resta la cittadinanza per nascita. Il presidente: "Il Congresso cambi la legge"
La Corte Suprema degli Stati Uniti respinge il tentativo dell'amministrazione Trump di limitare lo ius soli, giudicando incostituzionale l'ordine esecutivo firmato dal presidente. Il tycoon attacca la sentenza e rilancia: "È un danno per il Paese, il Congresso intervenga". Nella stessa giornata arrivano anche altre importanti decisioni su sport, finanziamento della politica e diritti.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incompatibile con il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione l'ordine esecutivo con cui il presidente aveva cercato di abolire la cittadinanza automatica per nascita, uno dei punti centrali del suo programma politico. La decisione rappresenta una delle più significative sconfitte giudiziarie per l'amministrazione Trump e conferma che lo ius soli continua a rimanere in vigore negli Stati Uniti. La maggioranza dei giudici ha ritenuto che un presidente non possa modificare attraverso un ordine esecutivo un principio costituzionale consolidato da oltre un secolo di giurisprudenza. Il pronunciamento riafferma infatti l'interpretazione del Quattordicesimo Emendamento secondo cui chi nasce sul territorio americano acquisisce la cittadinanza statunitense, salvo limitate eccezioni previste dalla legge.
Una decisione che divide la Corte
La sentenza è arrivata al termine di un confronto molto acceso all'interno della Corte Suprema. Secondo le ricostruzioni, il presidente della Corte John Roberts ha scritto l'opinione della maggioranza, affermando che l'ordine esecutivo firmato da Trump viola le garanzie costituzionali previste dal Quattordicesimo Emendamento. Al suo fianco si sono schierati altri giudici favorevoli al mantenimento dell'attuale sistema di cittadinanza per nascita. La decisione conferma inoltre un orientamento consolidato dalla storica sentenza United States v. Wong Kim Ark del 1898, che riconobbe il diritto alla cittadinanza per chi nasce negli Stati Uniti indipendentemente dallo status dei genitori.
Trump: "È una pessima notizia per il Paese"
Il presidente americano ha reagito duramente al verdetto. Attraverso un messaggio pubblicato sul suo social network Truth, Trump ha criticato la decisione della Corte Suprema e ha invitato il Congresso a intervenire con una nuova legge. "La Corte Suprema ha confermato la cittadinanza per diritto di nascita, il che è un male per il nostro Paese, ma possiamo facilmente porvi rimedio al Congresso tramite una legge." Il presidente ha poi aggiunto: "Non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita, una pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno."
Le altre decisioni della Corte Suprema
Nella stessa giornata la Corte Suprema ha affrontato anche altri dossier particolarmente delicati. Tra le decisioni più rilevanti figura quella che conferma la possibilità di mantenere il divieto, introdotto dall'amministrazione Trump, di consentire agli atleti transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili nelle scuole e nelle università di alcuni Stati. I giudici hanno inoltre eliminato alcuni limiti federali riguardanti il coordinamento delle spese elettorali tra partiti politici e candidati, una pronuncia destinata ad avere effetti sulle prossime campagne elettorali. La decisione, tuttavia, non modifica i tetti alle donazioni dirette che i finanziatori possono effettuare a candidati e partiti.
L'elogio del modello cinese
Dopo la sentenza sullo ius soli, Trump ha affidato ancora una volta ai social il proprio commento, richiamando il sistema adottato dalla Cina. "Vorrei congratularmi con il presidente Xi e con la grande nazione della Cina per la loro enorme vittoria sul diritto di nascita!", ha scritto su Truth. Il riferimento riguarda il modello cinese, che non riconosce la cittadinanza in base al luogo di nascita ma applica prevalentemente il principio dello ius sanguinis: un bambino acquisisce la cittadinanza cinese se almeno uno dei genitori è cittadino della Repubblica Popolare.
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