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- Roma - Martedì 21 Luglio 2026
L'Italia degli estremi: non basta più contare i gradi
L'Italia affronta emergenze climatiche sempre più frequenti, ma manca una strategia di prevenzione efficace per proteggere cittadini e infrastrutture.
di Andrea Valenti
Ogni estate ci raccontiamo la stessa storia. Arrivano le temperature record, si moltiplicano i bollini rossi, si raccomanda di bere molta acqua, di evitare le ore più calde e di prestare attenzione agli anziani. Poi, quasi senza soluzione di continuità, arrivano nubifragi, grandinate, allagamenti e frane. L'emergenza cambia volto, ma resta emergenza.
La domanda che dovremmo porci, però, è un'altra: perché continuiamo a considerare straordinario ciò che ormai è diventato ordinario?
L'Italia vive una stagione in cui gli eventi meteorologici estremi non rappresentano più un'eccezione. Il Paese si trova sempre più spesso diviso tra aree soffocate dal caldo e territori colpiti da violenti temporali. Non è soltanto una questione climatica. È una questione economica, sanitaria, infrastrutturale e perfino sociale.
Ogni ondata di calore mette sotto pressione gli ospedali, aumenta i consumi energetici, rallenta la produttività e colpisce soprattutto le persone più fragili. Ogni temporale intenso evidenzia invece i limiti di reti fognarie, strade, ponti e sistemi di drenaggio progettati per un clima che non esiste più.
Per troppo tempo si è ragionato per emergenze. Si interviene quando un fiume esonda, quando una strada cede o quando una città finisce sott'acqua. Ma un Paese moderno dovrebbe investire soprattutto nella prevenzione. La manutenzione ordinaria non fa notizia, non offre grandi inaugurazioni e raramente conquista le prime pagine. Eppure è proprio lì che si misura la capacità di uno Stato di proteggere cittadini e imprese.
Lo stesso vale per la pianificazione urbana. Molte città continuano a consumare suolo, riducendo gli spazi verdi e aumentando le superfici impermeabili. Così, quando piove intensamente, l'acqua non trova più sfogo e trasforma interi quartieri in bacini temporanei. Quando invece domina il caldo, il cemento restituisce temperature ancora più elevate, amplificando l'effetto delle isole di calore urbane.
La vera sfida non consiste nell'inseguire ogni nuova emergenza con decreti straordinari. Consiste nel cambiare il modo di progettare il territorio, di costruire le infrastrutture e di gestire le risorse pubbliche. Servono opere che resistano ai fenomeni del futuro, non a quelli del passato.
L'Italia possiede competenze tecniche, ingegneristiche e scientifiche di assoluto livello. Ciò che spesso manca è la continuità delle scelte. Ogni governo annuncia piani ambiziosi, ma la manutenzione del territorio richiede una visione che superi il ciclo delle legislature e diventi un obiettivo condiviso dalle istituzioni, indipendentemente dal colore politico.
Nel frattempo, i cittadini osservano con crescente preoccupazione una realtà che cambia. Il caldo record non sorprende più nessuno. Le alluvioni improvvise nemmeno. E proprio questa assuefazione rappresenta il rischio maggiore. Perché quando l'eccezione diventa normalità, si finisce per accettare anche ciò che potrebbe essere evitato.
Le previsioni meteo possono dirci con precisione dove arriverà il prossimo temporale. Molto più difficile è prevedere se saremo finalmente capaci di trasformare l'emergenza permanente in una politica di prevenzione permanente. È questa la sfida che attende l'Italia. E, probabilmente, sarà una delle più importanti dei prossimi anni.
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