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- Roma - Lunedì 7 Settembre 2026
Studio Confedilizia: tra il 2019 e il 2025 cresce il patrimonio del ceto medio-basso spinto dalla casa
I dati di Banca d'Italia, Istat ed Entrate evidenziano un aumento della ricchezza del 19,4% per la metà meno abbiente delle famiglie italiane. Spaziani Testa: "Smentiti i luoghi comuni, la proprietà immobiliare riduce le distanze".
Un'analisi realizzata da Confedilizia su dati di Banca d'Italia, Istat e Agenzia delle Entrate offre una prospettiva differente sul dibattito relativo alla distribuzione della ricchezza nel Paese.
Mentre l'attenzione pubblica si concentra spesso sull'ampliamento del divario patrimoniale e sulla concentrazione delle risorse nelle fasce più elevate, l'osservazione dell'intera curva della popolazione mostra come, tra il 2019 e il 2025, la metà meno ricca delle famiglie italiane abbia registrato un incremento patrimoniale percentuale superiore rispetto alla maggior parte degli altri scaglioni.
Nel dettaglio, il patrimonio netto della metà meno abbiente della popolazione è cresciuto del 19,4%, a fronte di un aumento della ricchezza mediana pari al 9,5%, segnando un incremento superiore anche al tasso di inflazione del periodo. Le variazioni più marcate si registrano nel primo quintile (+38,2%) e nel secondo quintile (+26,1%).
Parallelamente, la quota di famiglie proprietarie dell'abitazione principale è salita dal 54,2% al 60,8% proprio nel primo quintile di reddito.
Lo studio sottolinea come per le fasce a reddito medio-basso l'immobile di proprietà costituisca il principale fattore di consolidamento e tutela del patrimonio familiare, anziché una risorsa speculativa.
"Questi dati smentiscono molti luoghi comuni sulla proprietà immobiliare", dichiara il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. "La casa non è il bene dei ricchi: per milioni di famiglie italiane, e soprattutto per quelle con minori disponibilità economiche, è il principale patrimonio costruito nel corso della vita. E lo studio mostra che la diffusione della proprietà ha contribuito a ridurre, non ad aumentare, le distanze patrimoniali. È un dato di cui dovrebbe tenere conto chi continua a considerare la proprietà immobiliare come una rendita da tassare o da limitare".
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