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  • Roma - Lunedì 7 Settembre 2026

“10 Minuti a Roma”, il teatro internazionale si dà appuntamento nella Capitale

"10 Minuti a Roma" è un festival teatrale che esplora temi profondi attraverso storie brevi, unendo autori e artisti di diverse culture.

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di Giorgio Neri

Dieci minuti possono bastare per raccontare una vita, mettere in crisi una certezza, far sorridere il pubblico o costringerlo a guardare da vicino una ferita della società. È questa la scommessa di “10 Minuti a Roma”, festival teatrale internazionale che porta nella Capitale una formula agile e contemporanea: storie brevi, mondi diversi e una scena capace di trasformarsi rapidamente da un racconto all’altro.

Il progetto mette insieme autori e artisti di differenti provenienze e sceglie la drammaturgia breve come linguaggio per affrontare temi tutt’altro che piccoli. Amore, lavoro, identità, appartenenza, discriminazioni, memoria, fede e rapporti familiari attraversano infatti le opere selezionate, componendo un mosaico nel quale leggerezza e profondità convivono.

Tra i testi in programma c’è “Mi chieda qualsiasi cosa” di Philip Middleton Williams, che parte da un apparentemente normale colloquio di lavoro per trasformarlo in un confronto sempre più intimo, inquietante e surreale. In “La vegana” di Yonv Joseph, invece, l'incontro tra una vegana e un carnivoro conosciutisi online diventa terreno per un serrato duello tra convinzioni, attrazione e dilemmi morali.

Più intimo il registro di “Zé Manel” di Diogo Cadavez, storia di un custode portoghese che, nei corridoi in penombra di un condominio romano, prova metaforicamente a spazzare via insieme alla polvere anche i fantasmi del proprio passato. Una telefonata lo costringerà a fare i conti con ciò che aveva lasciato dietro di sé. Il testo diventa così una riflessione sull’esilio, sulla redenzione e su quel legame con la propria terra che continua a resistere anche quando si è costretti a ricominciare altrove.

Questioni sociali e identitarie emergono anche in “Signora Serafina” di Allie Leigh, costruito sul rapporto tra due sorelle e sul peso che il colorismo ha avuto nelle loro esistenze. Una competizione sedimentata negli anni diventa il punto di partenza per interrogarsi su quanto i condizionamenti sociali possano entrare persino nei rapporti familiari più profondi.

Memoria e legami tra generazioni sono invece al centro de “Il canarino di Nonna” di David Crespy. Attraverso il rapporto tra una nonna e la nipote adolescente, il testo attraversa amore, lealtà familiare e fede, fino a toccare la distruzione delle comunità ebraiche in Grecia e le radici sefardite di Salonicco.

Il festival cambia ancora registro con “Grani fra le dita” di Fermín Rojas: dopo un terremoto, tre sconosciuti – un giovane, un uomo ricco e un sacerdote cattolico – rimangono intrappolati sulle scale di emergenza di un ospedale. Per sopravvivere saranno obbligati a collaborare, nonostante differenze e diffidenze, scoprendo forse qualcosa che va oltre la semplice salvezza fisica.

C’è spazio anche per una rilettura contemporanea dell'universo shakespeariano con “Una notte di mezza estate in Slam” di Arianna Rose, dove Ermia ed Elena si ritrovano nel bosco ateniese alla ricerca dei rispettivi compagni. L'incontro con un visitatore inatteso finirà però per spostare la domanda dalla fedeltà verso gli altri a quella, forse più difficile, verso se stesse.

Particolarmente suggestivo, infine, “Il vestito blu” di Susan Murphy, che porta il pubblico nell’Inghilterra degli anni Trenta e poi indietro fino al 1919, intrecciando la vicenda di una giovane religiosa con quella di Eleonora Duse e della figlia Enrichetta. Disciplina e libertà, vocazione ed espressione personale diventano i poli di un racconto che immagina l’eredità umana lasciata dalla grande attrice alla nipote, divenuta suora domenicana.

“10 Minuti a Roma” prova così a dimostrare che la durata non determina il peso di una storia. Al contrario, la brevità obbliga la scrittura teatrale a eliminare il superfluo e ad arrivare rapidamente al cuore dei personaggi. Ne nasce un teatro concentrato, immediato, capace di parlare lingue e culture differenti ma di ritrovarsi su un terreno comune: quello delle fragilità e delle contraddizioni umane.

E Roma, città da sempre attraversata da culture e storie diverse, diventa il palcoscenico naturale di questo piccolo viaggio internazionale nel teatro contemporaneo.

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