Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 15 Settembre 2026

Lavoro, quasi sette dipendenti su dieci preferiscono il welfare all'aumento in busta paga

La ricerca di Epassi Italia: per il 62% dei lavoratori il benessere e l'equilibrio vita-lavoro contano più dell'incremento salariale. Il tasso di fedeltà aziendale sale al 94% tra chi è soddisfatto dei benefit.

Condividi questo articolo

I soldi aiutano, ma non bastano più a garantire la soddisfazione professionale. A rendere appagati i lavoratori sono sempre più le misure quotidiane che le aziende mettono a disposizione per migliorare la qualità della vita: dai rimborsi per gli asili nido alle polizze sanitarie, fino agli abbonamenti in palestra e al supporto psicologico.

È il quadro che emerge dalle anticipazioni del report Il Grande Gap, promosso da Epassi Italia all'interno dell'indagine europea Gebs (Great Employee Benefits Study), condotta per analizzare il welfare e le aspettative del personale in otto Paesi del continente.

Dalla ricerca si evidenzia come in Italia le priorità siano strettamente legate ai grandi temi della conciliazione tra vita privata e professione. Se le coperture assicurative rappresentano la prima esigenza per il 46% dei dipendenti nel nostro Paese, il supporto ai familiari a carico è indicato come centrale dal 38% del campione, intercettando una forte necessità di tutele per il carico di cura, la gestione dei figli e l'assistenza agli anziani. Il benessere organizzativo si conferma così la leva principale per la fidelizzazione.

Il 62% dei lavoratori a livello globale dichiara di preferire un investimento concreto del proprio datore di lavoro nel welfare aziendale piuttosto che un aumento salariale diretto, a conferma di come l'equilibrio personale sia diventato un fattore cruciale.

Un pacchetto di benefit adeguato incide direttamente sulla permanenza in azienda: il tasso di fedeltà raggiunge il 94% tra i dipendenti con un'alta soddisfazione per il welfare, contro il 69% registrato tra chi valuta negativamente le misure offerte.

L'impatto del lavoro di cura viene ribadito anche da Paola Blundo, Amministratrice Delegata di Epassi Italia: "I dati ci dicono qualcosa che chi lavora con le persone già sente: il peso della cura – di un figlio, di un genitore anziano, di un familiare in difficoltà – è diventato uno dei principali fattori di stress lavorativo. E con una forza lavoro che invecchia e vite professionali sempre più lunghe, questo peso non è destinato a diminuire. Un'azienda che ignora questa realtà non sta solo perdendo un'opportunità di welfare: sta perdendo la fiducia delle sue persone. Per questo il welfare che funziona non si esaurisce con un catalogo di servizi, ma da una domanda semplice: di cosa hanno bisogno davvero le persone che lavorano per me, oggi e negli anni che verranno?".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti