
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 8 Settembre 2026
Leonardo Maria Del Vecchio: "Ho lasciato EssilorLuxottica per rispettare la visione e il testamento di mio padre"
In un'intervista al settimanale Chi, l'imprenditore spiega i motivi dell'uscita dai ruoli operativi nel gruppo e ripercorre i tentativi di rilevare quote in Delfin per garantire una guida unitaria all'azienda.
"Mio padre ha lavorato fino al suo ultimo giorno di vita. E vedere in azienda i padri lavorare insieme ai loro figli, che fanno lo stesso mestiere con passione, e si danno una mano, mi ha dato un senso di famiglia che, forse, non ho avuto. Per questo mi sono innamorato di Agordo e di Luxottica": con queste parole, affidate al settimanale Chi, Leonardo Maria Del Vecchio, alla guida di LMDV Capital e socio della holding familiare Delfin, ha ripercorso il legame con la storia imprenditoriale del padre e con lo stabilimento originario del gruppo.
L'imprenditore ha chiarito le ragioni che lo hanno portato a rinunciare agli incarichi in EssilorLuxottica, evidenziando divergenze strategiche con i vertici aziendali: "L’azienda ha sempre creduto in me e continua a credere in me, sono andato via perché non posso essere a capo di strategie che non condivido. L’ho fatto perché nella mia visione il cuore è Agordo, le persone, le generazioni, lì ho visto nascere il successo. E, quando tante persone sono così unite, è perché condividono una visione. Non è solo per i soldi, ma per il senso di appartenenza. Quando viene a mancare, diventiamo un’azienda come le altre".
Ampio spazio nell'intervista è stato dedicato alle vicende societarie e ai tentativi di acquisire ulteriori quote in Delfin per dare attuazione alle disposizioni del fondatore: "Per anni ho combattuto affinché fosse rispettato il testamento di mio padre, che prevedeva diverse fasi, l’ultima delle quali era proprio l’opportunità di comprare quote di altri azionisti per avere una direzione unitaria e senza scontri".
Del Vecchio ha spiegato di aver cercato a più riprese un accordo finanziario con gli altri eredi: "Mi sarei esposto finanziariamente e ho provato a chiudere la trattativa per tre volte, e per tre volte non ci sono riuscito. Non me l’hanno fatto fare. Dopo quattro anni posso dire di aver mantenuto la promessa che ho fatto a mio padre. Perché più di così, più di indebitarmi per 10 miliardi, non potevo fare. E ci avrebbero guadagnato tutti in ogni caso".
Ricordando la figura del genitore, Del Vecchio ha citato la promessa personale fatta al padre: "Gli dissi che avrei messo davanti il bene dell’azienda, anche se questo avesse voluto dire sacrificare la mia vita professionale e personale. Non ho perso solo un padre, ho perso una guida e ho perso un faro. E sono passati quattro anni ma ho ancora i brividi a parlare di lui, e non vanno via, non passerà mai".
Il manager ha poi replicato alle critiche sulla sua gestione e sulle dinamiche personali, rivendicando un approccio rigoroso e attento: "Molti pensano che prenda decisioni e non pensi alle conseguenze. Ma io penso alle conseguenze, ci penso anche mentre gli altri dormono. La gente dice che mi compro le persone, ma non è così, altrimenti non avrei cause, non avrei divorzi, non avrei avvocati. Vivrei molto meglio".
Sulle aspettative nei rapporti professionali e personali ha infine concluso: "Mi aspetto il minimo, cioè di non essere accoltellato alle spalle. Mi aspetto lealtà, che vuol dire stare a fianco di una persona quando ti piove contro di tutto o quando la casa brucia, non solo quando c’è da andare a Gardaland".
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