Il boss mafioso Matteo Messina Denaro, arrestato ieri alla Clinica La Maddalena di Palermo dopo una latitanza durata trent'anni, è stato portato al carcere di massima sicurezza dell'Aquila.
A renderlo noto, ai microfoni di Sky Tg 24, è il Procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia.
Stamani, i Carabinieri del Ros e la Procura palermitana hanno trovato il covo dove il boss si sarebbe nascosto, uno stabile a Campobello di Mazara, nel Trapanese, luogo d'origine del favoreggiatore Giovanni Luppino. anche lui arrestato ieri.
“Riteniamo che sia l’abitazione utilizzata nell’ultimo periodo come stabile occupazione. Al suo interno confidiamo di trovare elementi significativi per lo sviluppo delle indagini e per capire chi ha protetto il latitante, faremo repertamenti biologici a questo scopo”, ha precisato il Comandante del Ros, Gen. Pasquale Angelosanto.
Campobello di Mazara, ha proseguito, sarebbe “sotto l’influenza del latitante”, ed è possibile che lì Messina Denaro abbia trascorso gli ultimi tempi. Quando le Forze dell'Ordine sono entrate nello stabile, ha proseguito, “non c’era nessuno”.
“Denaro non era soltanto un latitante di mafia. Era un latitante con un ruolo ben definito dentro l’organizzazione di Cosa Nostra, è il capo della provincia mafiosa trapanese. Da qui, nasce l’esigenza di proteggersi sfruttando tutti i favoreggiatori e la rete interna di Cosa Nostra”, ha precisato il Comandante. Perciò è stato individuato vicino a Trapani,“dove ha passato gran parte delle sua latitanza”.
Le indagini confermerebbero che “almeno nell’ultimo anno, per le sue condizioni di salute, non si fosse mai allontanato dalla Sicilia”, ma ci sono prove che abbia trascorso periodi in altre zone d'Italia e all'estero.
Nel momento in cui è stato riconosciuto all'accettazione della Clinica, ha detto ancora Angelosanto, Messina Denaro non ha messo in atto “alcun tentativo di fuga”.
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