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  • Roma - Venerdì 19 Giugno 2026

Medio Oriente, media: "Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco"

Nella notte, pesanti raid aerei e scontri sul campo in Libano hanno causato vittime su entrambi i fronti, innescando dure reazioni da parte dei rispettivi esecutivi.

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Le dinamiche diplomatiche e sul campo nel quadrante mediorientale fanno registrare ore di estrema tensione, sospese tra spiragli di tregua e il blocco dei principali canali di mediazione internazionale.

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa internazionale Reuters, le diplomazie sarebbero riuscite a tessere una trama per congelare le ostilità: "Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco".

La notizia è stata diffusa online sulla base delle dichiarazioni rilasciate in via confidenziale da un alto funzionario statunitense, il quale ha precisato che i mediatori di Washington e del Qatar hanno strutturato l'intesa con il supporto della diplomazia di Teheran: "A quanto ci risulta, dopo lo scambio di fuoco avvenuto oggi, Israele e Hezbollah sono ora in un cessate il fuoco".

La proclamazione della tregua giunge al culmine di una giornata di pesanti scontri militari e fortissimi attriti politici. Nelle ore precedenti, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) avevano confermato la prosecuzione delle operazioni aeree notturne, dichiarando di aver preso di mira "terroristi e infrastrutture di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale", inquadrando le incursioni come "una risposta alle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del gruppo terroristico sostenuto dall'Iran".

I bombardamenti, che secondo i media statali libanesi hanno causato la morte di almeno 16 persone nella valle della Bekaa e a Nabatiya, hanno colpito oltre 80 obiettivi. Sul terreno, un duro scontro a fuoco nel sud del Libano ha provocato la morte di quattro militari israeliani, tra cui il tenente colonnello Dor Gedaliah Ben Simhon. L'episodio ha scatenato la dura reazione del ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, che ha invocato la linea della massima distruzione: "Ora tutto il Libano deve bruciare. Per ogni lacrima di madre israeliana, piangano mille madri libanesi".

Anche il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ribadito che le forze armate manterranno il controllo della zona di sicurezza finché necessario.

Sul fronte opposto, il movimento sciita Hezbollah ha respinto gli addebiti circa la rottura dei patti, accusando lo Stato ebraico di non aver mai interrotto le azioni offensive: "Confutando le affermazioni del nemico israeliano secondo cui Hezbollah avrebbe violato il cessate il fuoco, la Resistenza Islamica afferma che il nemico non ha mai rispettato alcun accordo di cessate il fuoco dal 27 novembre 2024 al 16 aprile 2026, fino agli esiti del recente accordo iraniano-americano, che nella sua prima clausola prevedeva la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso".

Dal canto suo, il ministero degli Esteri di Teheran ha espresso ferma condanna per i raid dell'Idf, chiamando in causa la responsabilità di Washington. La fiammata militare ha prodotto un immediato congelamento dei canali diplomatici paralleli.

I complessi negoziati multilaterali previsti a Lucerna, in Svizzera, che avrebbero dovuto riunire le delegazioni di Stati Uniti e Iran con la mediazione di Qatar e Pakistan per tracciare una via d'uscita permanente dal conflitto, sono stati rinviati a tempo indeterminato. Il ministero degli Esteri di Berna ha confermato lo slittamento dopo che la Casa Bianca ha annullato la partenza del vicepresidente JD Vance, specificando in una nota ufficiale all'Afp che la Svizzera "resta disponibile a facilitare" il negoziato e che "il lavoro preparatorio prosegue", senza tuttavia poter indicare un nuovo calendario. Fonti diplomatiche interpellate dal Financial Times hanno confermato che "i colloqui Usa-Iran sono saltati per gli attacchi israeliani in Libano", precisando che Teheran ha subordinato la ripresa dei tavoli a garanzie reali di interruzione delle ostilità.

Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha blindato la posizione della Repubblica Islamica evocando la prontezza militare del Paese: "La trattativa è vincolata alle nostre linee rosse. Se eccedono daremo una risposta schiacciante". Lo stallo diplomatico si arricchisce delle dichiarazioni dei vertici politici di Washington e delle nuove misure di sicurezza nello Stretto di Hormuz, dove i flussi commerciali avevano registrato picchi inediti di transito (25 navi mercantili in sole 24 ore) all'indomani del protocollo d'intesa transatlantico. Sulle ragioni dell'incontro interrotto è intervenuto con durezza Donald Trump attraverso la propria piattaforma Truth, ribaltando la narrazione sui rapporti di forza con Teheran: "Non siamo noi ad aver chiesto l'incontro ma l'Iran".

Nel frattempo, l'Autorità iraniana per lo Stretto del Golfo Persico ha varato un nuovo e rigido protocollo per la sicurezza marittima nell'area, imponendo un preavviso vincolante per il transito e legandolo alla gestione del rischio legato agli ordigni marittimi: "Per passare Hormuz le navi devono chiedere permesso 48 ore prima".

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