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  • Roma - Mercoledì 3 Giugno 2026

Medio Oriente, Netanyahu: "Trump? Con lui disaccordi tattici, ma li appianiamo sempre". Il tycoon vuole incontrare Khamenei

Dopo l'intervento contro la petroliera "M/T Lexie", gli Stati Uniti hanno condotto raid sull'isola di Qeshm. In risposta, Teheran ha lanciato attacchi missilistici contro Kuwait e Bahrein. Intanto, Hezbollah intensifica le operazioni contro Israele. La violazione degli accordi di cessate il fuoco ha portato a un aumento della violenza nel sud del Libano.

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La tensione nel Golfo Persico è ancora alta per gli scontri tra le forze statunitensi e la Repubblica Islamica dell'Iran. Ieri sera, le forze dell'Us Central Command (Centcom) sono intervenute contro la petroliera "M/T Lexie", imbarcazione battente bandiera del Botswana diretta verso un porto iraniano in violazione del blocco americano. Dopo aver ignorato ripetuti avvertimenti per 24 ore, la nave è stata colpita alla sala macchine da un missile Hellfire lanciato da un velivolo statunitense e messa fuori uso.

Successivamente, le forze americane hanno condotto dei "raid difensivi" sull'isola iraniana di Qeshm, distruggendo una torre di telecomunicazioni.

La reazione di Teheran non si è fatta attendere, concretizzandosi in una massiccia rappresaglia missilistica e di droni d'attacco che ha preso di mira il Kuwait e il Bahrein, nazioni accusate dal ministero degli Esteri iraniano di aver prestato il proprio territorio e le proprie infrastrutture per supportare le operazioni belliche di Washington. I Pasdaran hanno rivendicato di aver colpito la nave "Panaya" e di aver danneggiato la base della Quinta Flotta statunitense, lanciando l'avvertimento: "Un diluvio di missili se gli Usa attaccano di nuovo".

Sulla stessa linea, il consigliere militare della Guida Suprema Mohsen Rezai ha paventato "una valanga di missili e droni" per ogni ulteriore aggressione.

Mentre gli Stati Uniti hanno liquidato i proclami iraniani affermando che "tutti i loro attacchi sono andati a vuoto", i riscontri sul campo delineano uno scenario critico. Il ministero del Kuwait ha confermato che una persona è rimasta uccisa a causa del bombardamento, mentre il Comando delle Forze di Difesa del Bahrein ha annunciato l'intercettazione di tre vettori balistici e diversi droni diretti verso obiettivi civili, denunciando l'"approccio ostile sistematico" di Teheran.

La tv di Stato iraniana Irib ha inoltre riferito di esplosioni avvertite a Erbil, in Iraq, e del suono delle sirene d'allarme in Arabia Saudita. Parallelamente alle operazioni belliche, il fronte diplomatico registra una drammatica frizione tra la Casa Bianca e l'esecutivo israeliano.

I dettagli di una telefonata riservata e dai toni infuocati sono stati confermati dallo stesso Donald Trump in un'intervista esclusiva rilasciata al programma Pod Force One. Il presidente statunitense ha ammesso di aver sfogato la propria durissima contrarietà nei confronti delle manovre di Benjamin Netanyahu, che rischiavano di far saltare le trattative in corso con l'Iran, arrivando a definire il premier israeliano "fottutamente pazzo" e accusandolo di ingratitudine. Durante il colloquio, il tycoon ha tuonato: "Sei un pazzo. Senza di me saresti in galera".

Nonostante la durezza del confronto, le diplomazie hanno cercato di ricomporre pubblicamente lo strappo. Intervistato dalla Cnbc, Netanyahu ha sminuito l'ipotesi di una rottura insanabile: "Con Trump abbiamo dei disaccordi tattici ma li appianiamo sempre". Il primo ministro israeliano ha precisato che l'intesa strategica sui temi cruciali resta solida: "A volte abbiamo, come accade nelle migliori famiglie, questi disaccordi tattici. Ma troviamo sempre il modo di appianarli, e lo facciamo como grandi amici".

Dal canto suo, Trump ha ribadito la convinzione che i suoi canali negoziali stiano portando risultati rapidi, confermando l'intenzione di arrivare a un faccia a faccia con la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ritenuto il vero perno decisionale: "I negoziati evolvono positivamente, Khamenei coinvolto. Probabilmente prima o poi lo incontrerò". Il presidente ha aggiunto: "Hanno già concordato che non avranno armi nucleari. Mi piacerebbe incontrarlo. Mi piacerebbe incontrare tutti. Mi piacerebbe incontrare lui, e probabilmente ci incontreremo prima o poi, a seconda di come si evolveranno le cose".

Trump ha poi rivendicato la paternità dell'iniziativa bellica nel Golfo, respingendo le voci di un condizionamento israeliano e sottolineando l'importanza della propria amministrazione per la sopravvivenza stessa dello Stato ebraico: "Mi ha ingannato? Sono stato io a cominciare. Ho iniziato perché non possiamo permettere che l'Iran si doti di un'arma nucleare. Se non ci fossi stato io, Israele non esisterebbe adesso".

Da Teheran, tuttavia, il vicepresidente del Parlamento Mojtaba Nikzad ha fissato paletti rigidissimi for il dialogo, evidenziando come i delegati iraniani non intendano cedere sui diritti all'arricchimento dell'uranio, sulla revoca delle sanzioni e sul risarcimento dei danni, fermo restando l'intoccabilità del programma missilistico.

La violazione degli accordi di cessate il fuoco ha riacceso pesantemente anche il fronte settentrionale israeliano. Nelle ultime dodici ore, una serie di raid aerei lanciati dall'Idf nel sud del Libano e sulla capitale Beirut ha provocato la morte di almeno 17 persone. Tra le vittime accertate dai bilanci del ministero della Sanità libanese figurano anche un bambino e il personale sanitario dell'ospedale pubblico di Tebnine, rimasto parzialmente danneggiato.

Per contro, Hezbollah ha rivendicato l'esecuzione di 13 attacchi coordinati contro le posizioni d'occupazione israeliane a Haddatha, al-Balou' e nei pressi del Castello di Beaufort, impiegando artiglieria, razzi e ordigni che avrebbero danneggiato alcuni carri armati Merkava.

Sul fronte interno israeliano, la contraerea ha provveduto a intercettare un drone d'attacco diretto sulla Galilea, nella località di Kiryat Shmona. La situazione sul terreno è destinata a subire un ulteriore peggioramento a seguito dell'ordine tassativo di evacuazione immediata diramato dal portavoce in lingua araba dell'esercito israeliano per i civili residenti nelle cittadine meridionali di Jbaa, Houmine El Faouqa e Arki. I comandi militari hanno intimato alla popolazione di allontanarsi di almeno mille metri dai centri abitati, preannunciando massicci bombardamenti contro le postazioni logistiche della milizia sciita.

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