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Inchiesta sul deragliamento del 27 febbraio: discrepanza tra i rilievi della municipale e la difesa sulla durata della chiamata prima dello schianto contro il palazzo.
Inchiesta sul deragliamento del 27 febbraio: discrepanza tra i rilievi della municipale e la difesa sulla durata della chiamata prima dello schianto contro il palazzo.
L’indagine sul grave sinistro ferroviario avvenuto in via Vittorio Veneto si focalizza ora sull'attività dello smartphone in uso al manovratore durante il servizio.
Secondo le ricostruzioni effettuate dagli organi inquirenti, il dipendente dell’azienda trasporti sarebbe rimasto impegnato in una conversazione vocale fino a dodici secondi prima della collisione, avvenuta dopo che la vettura ha ignorato una fermata procedendo a velocità sostenuta verso uno scambio.
Tale versione viene però rigettata dal collegio legale dell'indagato, il quale sostiene che il contatto telefonico si sarebbe interrotto con un anticipo molto più consistente rispetto al momento dell'urto, escludendo dunque la distrazione tecnologica come causa primaria dell'incidente.
Il lavoratore, accusato di omicidio e lesioni colpose, ribadisce di aver perso i sensi a causa di un improvviso malessere fisico scaturito da un precedente trauma subito agli arti inferiori durante le manovre di assistenza a un passeggero.
Mentre l’ente gestore dei trasporti meneghini ribadisce la tolleranza zero verso l’impiego di dispositivi mobili in cabina, definendo tale condotta una violazione intollerabile dei protocolli di sicurezza, le autorità hanno acquisito numerosi documenti relativi ai registri di manutenzione e alle direttive interne.
Solamente l'analisi dei dati contenuti nella memoria interna della motrice permetterà di stabilire con certezza millimetrica la cronologia dei fatti, verificando se lo schianto sia stato determinato da una negligenza legata all'uso del cellulare o da un imprevedibile crollo fisico del conducente.
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