
- Prima Notizia 24
- Roma - Martedì 3 Novembre 2026, 14:00
Negli Stati Uniti al via il voto per le Midterm: la presidenza Trump alla prova del Congresso
Urne aperte in tutti gli Stati per il rinnovo della Camera e di un terzo del Senato. Maggioranze in bilico tra la spinta democratica e il tour elettorale del Presidente.
Due anni dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, gli elettori statunitensi tornano alle urne per le elezioni di metà mandato. Il voto odierno metterà alla prova la tenuta dell'amministrazione repubblicana, ponendo in palio l'intera Camera dei Rappresentanti con i suoi 435 seggi, 35 seggi del Senato e 36 cariche da governatore.
Per ribaltare gli equilibri di forza e conquistare la maggioranza, ai democratici basta un recupero netto di tre seggi alla Camera e di quattro al Senato.
I sondaggi della vigilano una competizione favorevole all'opposizione per il ramo basso del Congresso, mentre la partita per la Camera alta appare ancora del tutto aperta. L'affluenza si preannuncia elevata, sostenuta dai circa 57 milioni di americani che hanno fatto ricorso al voto anticipato o per corrispondenza.
I riflettori sono puntati sulle sfide senatoriali chiave in Michigan, Alaska, Texas, Kansas, Maine, Iowa, Nebraska, Ohio e South Carolina. In Michigan il democratico Abdul El-Sayed affronta il repubblicano Mike Rogers, in una corsa segnata dall'inaspettato endorsement dell'ex deputata democratica Haley Stevens in favore del candidato conservatore.
In Alaska la sfida vede opposti la democratica Mary Peltola e il senatore uscente Dan Sullivan, mentre in Texas il democratico James Talarico cerca l'impresa contro Ken Paxton. Nel Maine la senatrice repubblicana Susan Collins punta alla riconferma nel confronto con Troy Jackson.
Al centro del dibattito politico sono finiti i temi dell'inflazione, dell'economia, delle politiche doganali, della gestione dei flussi migratori e degli sviluppi della crisi bellica con l'Iran, scoppiata lo scorso febbraio a seguito dell'intervento militare statunitense.
Negli ultimi trenta giorni il Presidente Trump si è speso in prima persona presenziando a oltre venticinque comizi, concentrando la propria azione strategica negli Stati a tradizionale vocazione conservatrice. Il Capo di Stato ha chiuso la campagna elettorale con un discorso pronunciato a Washington presso il Lincoln Memorial Reflecting Pool, invocando il voto per i candidati del proprio partito e definendo gli avversari "la lista di candidati più estremista e pericolosa della storia americana".
A sostegno delle liste repubblicane si è mobilitato anche il vicepresidente JD Vance con un ultimo appuntamento nello Stato di New York, mentre i vertici del Partito Democratico hanno scelto di chiudere la campagna in Michigan, Texas e Maine, facendo perno sui costi sostenuti dalle famiglie e sulla necessità di introdurre un contrappeso istituzionale alle decisioni dell'esecutivo. Le operazioni di voto sono scattate all'alba sulle coste orientali per poi estendersi gradualmente al resto del Paese.
I seggi hanno aperto alle 5 locali in Vermont (le 11 in Italia), alle 6 in diversi Stati della East Coast (le 12 italiane) e alle 7 in Florida, Georgia, Pennsylvania e Michigan (le 13 in Italia). Le ultime urne ad aprirsi sono state quelle in Alaska, nello Stato di Washington e alle Hawaii.
I primi dati ufficiali e le proiezioni inizieranno ad affluire durante la notte italiana, partendo dalle zone orientali dell'Indiana e del Kentucky la cui chiusura è prevista a mezzanotte. Per delineare con certezza la nuova composizione del Congresso potrebbero tuttavia occorrere diversi giorni, a causa dei tempi di spoglio e della conta delle schede per corrispondenza in Stati decisivi quali California, Arizona, Nevada e Alaska.
L'esito delle urne condizionerà direttamente il prosieguo del mandato presidenziale. L'eventuale conquista di uno dei due rami del Congresso da parte dei democratici consentirebbe all'opposizione di bloccare i provvedimenti legislativi della Casa Bianca, promuovere inchieste sull'operato dell'amministrazione e congelare le nomine di competenza del Senato. Una vittoria dei repubblicani garantirebbe invece a Trump la continuità dell'azione di governo in vista della scadenza del mandato e dell'appuntamento presidenziale del 2028.
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