
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 5 Novembre 2026, 14:05
Nuova condanna ad Hong Kong per l'attivista Joshua Wong: altri 10 anni di carcere per collusione con l'estero
Il leader pro-democrazia, già in prigione da sei anni, è stato condannato in base alla legge sulla sicurezza nazionale. Ferma condanna del consolato Usa e di Taiwan, Pechino replica: “Rispettare la sovranità cinese”.
Un tribunale di Hong Kong ha condannato l'attivista pro-democrazia Joshua Wong a ulteriori dieci anni di carcere con l'accusa di collusione con Paesi stranieri, al termine di un nuovo procedimento giudiziario celebrato ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020.
Wong, figura simbolo delle grandi manifestazioni del 2019 ed ex leader studentesco che ha da poco compiuto 30 anni, si trova in stato di detenzione da quasi sei anni e avrebbe dovuto essere scarcerato a gennaio dopo aver scontato quattro anni e otto mesi per "sovversione".
Nel giugno 2025 le autorità del territorio avevano aperto un nuovo filone di accuse, contestandogli di aver sollecitato Governi ed entità estere a promuovere sanzioni contro la Cina e il centro finanziario di Hong Kong.
A fronte di un'imputazione che prevedeva fino all'ergastolo e della richiesta della difesa per una pena contenuta tra tre e dieci anni, Wong si era dichiarato colpevole a settembre, giungendo così alla sentenza definitiva di dieci anni comunicata dall'Alta Corte.
Durante l'udienza, di fronte a un imponente cordone di sicurezza e a decine di sostenitori presenti, l'attivista si è mostrato calmo, salutando i presenti prima di essere condotto via al termine della lettura del dispositivo.
La sentenza ha provocato immediate reazioni di condanna sul piano internazionale. Da Taiwan, il Consiglio per gli Affari continentali (Mac) ha accusato Pechino e il governo locale di fare ricorso a strumenti autoritari per mettere in atto una persecuzione politica senza fine e reprimere i diritti fondamentali.
Il consolato degli Stati Uniti ad Hong Kong ha espresso una netta ferma condanna nei confronti del pronunciamento dell'Alta Corte, sollecitando l'immediata scarcerazione dell'attivista e definendo la decisione la prova della volontà di Pechino di spingersi a livelli estremi pur di zittire chi difende la libertà.
Alle critiche statunitensi ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, invitando le parti estere a rispettare la sovranità della Cina e il sistema legale di Hong Kong, cessando ogni ingerenza o dichiarazione irresponsabile sui procedimenti giudiziari in corso.
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