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- Roma - Venerdì 26 Giugno 2026
Pensioni, si esce dal lavoro sempre più tardi e con assegni più leggeri: nel 2025 chi va in quiescenza riceve in media 248 euro in meno
Nel 2025 gli italiani vanno in pensione più tardi e con assegni medi inferiori di 248 euro, evidenziando un sistema previdenziale sempre più rigido.
Gli italiani vanno in pensione sempre più tardi e, nella maggior parte dei casi, con assegni più bassi rispetto al passato. È il quadro che emerge dal Rendiconto Sociale Inps 2025, che mette in evidenza un progressivo irrigidimento del sistema previdenziale e una riduzione del valore medio delle nuove pensioni. Il dato che colpisce maggiormente riguarda l'importo degli assegni. Mentre le pensioni già in pagamento raggiungono una media di 1.538 euro mensili, quelle liquidate nel corso del 2025 si fermano a 1.290 euro. La differenza è di ben 248 euro al mese, pari a una riduzione del 16%, un divario che l'Istituto considera sempre più marcato nel corso degli anni. L'analisi dell'Inps sottolinea infatti come esista "uno scostamento, in crescita negli anni, tra gli importi delle pensioni vigenti e quelle liquidate, a dimostrazione di un tendenziale e preoccupante calo del valore medio delle pensioni".
L'età della pensione continua ad aumentare
Parallelamente diminuisce la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo e cresce l'età media di pensionamento. Per le donne si passa dai 64,4 anni registrati nel 2022 ai 65,4 anni del 2025, con un incremento di un anno nell'arco di tre anni. Anche per gli uomini si registra un aumento, seppure più contenuto, passando da 63,7 a 64,1 anni. Il quadro delineato dal Rendiconto Sociale conferma dunque una tendenza ormai consolidata: l'accesso alla pensione avviene sempre più avanti nel tempo, anche a causa delle modifiche introdotte negli ultimi anni alla normativa previdenziale.
Meno nuove pensioni nel 2025
Nel corso del 2025 sono state liquidate complessivamente 834.658 pensioni previdenziali. Si tratta di un numero inferiore sia rispetto alle 861.949 del 2024 sia alle 878.369 registrate nel 2022. Secondo l'Inps questa diminuzione è legata principalmente ai cambiamenti introdotti nel sistema pensionistico. L'Istituto evidenzia infatti che il calo "è determinato soprattutto dalle restrizioni introdotte recentemente nel sistema previdenziale italiano", che hanno reso più difficile l'accesso alle diverse forme di pensionamento anticipato.
Pensioni anticipate, crollano le uscite con Opzione donna e Quota
A registrare la contrazione più significativa sono proprio le misure che consentono di lasciare il lavoro prima dell'età prevista per la pensione di vecchiaia. Il caso più evidente è quello di Opzione donna. Nel 2025 i beneficiari sono stati appena 3.860, contro i 26.427 registrati nel 2022, un calo che testimonia gli effetti delle modifiche introdotte negli ultimi anni sui requisiti di accesso. Ancora più marcata la riduzione delle cosiddette Quote. Dai 112.982 pensionamenti registrati nel 2021 si è passati a soli 5.643 nel 2025. Tra questi, Quota 103, che prevede il ricalcolo contributivo dell'assegno, conta appena 4.868 beneficiari. In controtendenza risultano invece le prestazioni dell'Ape Sociale, aumentate rispetto all'anno precedente. Diminuiscono, invece, le pensioni destinate ai lavoratori precoci, mentre si registra una lieve flessione anche per i trattamenti riservati ai lavori usuranti.
Donne ancora penalizzate negli importi degli assegni
Il Rendiconto Sociale conferma inoltre come il divario di genere continui a pesare in modo significativo sul sistema previdenziale. Secondo l'Inps, per le pensioni previdenziali dei dipendenti privati la differenza tra uomini e donne negli importi delle pensioni di vecchiaia sfiora il 45%. Nel 2025 le donne hanno lasciato il lavoro, in media, a 65,4 anni, mentre gli uomini sono andati in pensione a 64,1 anni. Nonostante un'età di uscita ormai molto vicina, gli assegni restano decisamente differenti. Gli importi medi più elevati si registrano nella Gestione dei dipendenti pubblici, dove le pensioni raggiungono una media di 2.323,2 euro mensili. Anche in questo caso permane però una forte distanza tra uomini e donne: le pensionate percepiscono mediamente 1.940,4 euro, mentre gli uomini arrivano a 2.705,9 euro.
Il peso delle differenze salariali
Alla base del divario pensionistico c'è soprattutto la differenza retributiva che accompagna le carriere lavorative. L'Inps evidenzia infatti che la disparità negli assegni pensionistici è strettamente collegata ai salari percepiti durante la vita lavorativa, con le donne che continuano a registrare retribuzioni mediamente inferiori rispetto agli uomini. Una differenza che, inevitabilmente, si riflette sull'ammontare delle pensioni e contribuisce ad alimentare il divario economico anche dopo il termine dell'attività lavorativa. Il Rendiconto Sociale 2025 restituisce così l'immagine di un sistema previdenziale sempre più selettivo: si va in pensione più tardi, diminuiscono le possibilità di uscita anticipata e i nuovi assegni risultano sensibilmente inferiori rispetto a quelli già in pagamento, mentre il divario tra uomini e donne continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema.
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