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  • Roma - Venerdì 26 Giugno 2026

Isole Tremiti, recuperati oltre 200 chili di reti fantasma dai fondali: operazione per salvare la biodiversità marina

Oltre 200 kg di reti fantasma sono stati recuperati dai fondali delle Isole Tremiti, proteggendo la biodiversità marina grazie a un'operazione congiunta.

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Un'importante operazione di tutela ambientale ha permesso di recuperare oltre 200 chilogrammi di rete da pesca abbandonata dai fondali dell'Area Marina Protetta delle Isole Tremiti. L'intervento è stato condotto dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Pescara in collaborazione con WWF SUB, il diving MarlinTremiti e il Laboratorio del MA.RE, nell'ambito del progetto Ghost Gear del WWF Italia, iniziativa dedicata al recupero degli attrezzi da pesca dispersi nel Mediterraneo. La rete era rimasta impigliata su un relitto a circa 50 metri di profondità, trasformandosi in una vera e propria trappola per la fauna marina.

Una minaccia per pesci e coralli

Secondo le ricostruzioni, la rete sarebbe stata trasportata all'interno dell'Area Marina Protetta dalle correnti marine e non sarebbe riconducibile ad attività di pesca illegale svolta nell'area protetta. Intrappolata sul relitto, continuava però a rappresentare un grave pericolo per numerose specie marine. L'Area Marina Protetta delle Isole Tremiti ospita infatti una biodiversità particolarmente ricca, con specie come cernie brune, murene, scorfani neri e, nei fondali più profondi, il raro Corallo Nero, specie protetta estremamente sensibile ai danni provocati dalle reti fantasma.

L'operazione è solo all'inizio

La presenza della rete è stata segnalata dal diving MarlinTremiti al Nucleo Subacqueo dei Carabinieri di Pescara, dando il via a una serie di attività di monitoraggio e a una spedizione oceanografica dedicata all'esplorazione del relitto. L'intervento realizzato in questi giorni rappresenta soltanto una prima fase. Gli operatori stimano infatti che sul fondale sia ancora presente circa una tonnellata di rete da recuperare e sono già previste ulteriori immersioni per completare la bonifica dell'area. L'obiettivo finale non è soltanto rimuovere il materiale disperso, ma favorire il pieno recupero ecologico del sito affinché il relitto possa diventare un rifugio stabile per numerose specie marine.

Il progetto Ghost Gear del WWF

L'iniziativa rientra nel progetto Ghost Gear del WWF Italia, finanziato dalla Fondazione Segre. Il programma punta a individuare, mappare e recuperare gli attrezzi da pesca abbandonati nel Mediterraneo, promuovendo parallelamente sistemi di economia circolare per il recupero e il riutilizzo delle reti dismesse. Le cosiddette reti fantasma rappresentano infatti uno dei problemi più gravi per gli ecosistemi marini: continuano per anni a catturare e uccidere pesci, tartarughe e altri organismi, contribuendo inoltre alla produzione di microplastiche che contaminano il mare.

"Recuperarle significa proteggere il Mare Nostrum"

Sull'importanza dell'intervento è intervenuta Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia. "La prevenzione e il recupero immediato delle reti accidentalmente disperse sono fondamentali per ridurre gli impatti ecologici di queste trappole pericolose. Attraverso l'adozione di sistemi di marcatura delle reti, come il sistema MyGearTag testato dal WWF in Italia nell'ambito del progetto EU NETTAG+, che consentono una rapida localizzazione degli attrezzi persi in mare, affiancati dalla segnalazione da parte dei pescatori e da un sistema nazionale di recupero che coinvolga pescatori, capitanerie e istituzioni, è possibile garantire un recupero rapido e sicuro. Questo approccio porta benefici sia ai pescatori che possono recuperare reti costose sia alla tutela delle specie e degli ecosistemi marini."

Un intervento complesso a 50 metri di profondità

Le operazioni subacquee hanno richiesto una lunga preparazione tecnica. Sono stati impegnati circa quindici subacquei appartenenti al Nucleo Carabinieri Subacquei e allo staff del diving MarlinTremiti, membro della Community WWF SUB. Tra pianificazione e recupero sono state effettuate oltre dieci immersioni. Al termine dell'intervento sono stati recuperati più di 200 chilogrammi di rete e sono stati rinvenuti numerosi pesci rimasti intrappolati, purtroppo già privi di vita.

"Una collaborazione efficace per la tutela del mare"

Il vice comandante del Centro Subacquei dei Carabinieri, Riccardo Ginex, ha evidenziato il valore dell'iniziativa. "È stato un intervento complesso e ad alto valore ambientale. La sinergia con WWF e MarlinTremiti ha permesso di agire in sicurezza e in modo efficace, dimostrando come si possa collaborare in maniera efficace per la tutela del mare e valorizzare ancora di più il territorio."

Il relitto potrà tornare a essere un'oasi di biodiversità

Liberare il relitto dalle reti significa anche restituire all'ambiente una struttura naturale di grande importanza. Su fondali sabbiosi o detritici, infatti, i relitti costituiscono preziosi punti di aggregazione per alghe, spugne, coralli, briozoi, pesci e crostacei, favorendo nel tempo la nascita di vere e proprie "isole biologiche". "L'operazione di recupero alle Isole Tremiti rappresenta un caso emblematico di come un relitto possa trasformarsi da elemento passivo a motore di biodiversità", ha spiegato Adelmo Sorci, responsabile scientifico del Diving MarlinTremiti e del Laboratorio del MA.RE. "A condizione che venga liberato dalle pressioni antropiche, come le reti fantasma, e gestito attraverso interventi mirati e scientificamente orientati." L'iniziativa dimostra come ricerca scientifica, tutela ambientale e collaborazione tra istituzioni e associazioni possano contribuire concretamente alla salvaguardia del Mediterraneo, trasformando un'eredità del passato in una nuova opportunità per la vita marina.

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