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  • Roma - Venerdì 28 Agosto 2026

Pmi, report Confapi: pesano nodo Hormuz e stangata credito, ma cresce la spinta sull'IA

Il presidente Camisa sollecita misure strutturali dal governo. Per il 69,5% delle aziende il blocco nello stretto impatta sulla redditività; oltre la metà ricorre all'autofinanziamento per timore dei no degli istituti di credito.

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Impatto ridotto per i dazi Usa, forte allarme per le criticità alla circolazione nello stretto di Hormuz, spinta programmata sugli investimenti in intelligenza artificiale e crescente contrazione nell'accesso al credito.

Sviscera questi elementi il nuovo rapporto congiuntural-previsionale di Confapi relativo al primo semestre 2026 e alle prospettive della seconda metà dell'anno per le piccole e medie imprese industriali, sviluppato su un campione di 2.000 aziende associate.

"Dalla nostra indagine – spiega il presidente di Confapi, Cristian Camisa – emerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un pegioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri".

"Alle problematiche dovute alle crisi internazionali si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese. Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle istituzioni e del governo. Occorre – conclude Camisa – una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese italiane possano competere ad armi pari con le loro concorrenti europee e continuare a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali".

L'87,5% del campione riporta conseguenze minime dalle barriere tariffarie americane, pur rilevando rincari lungo le filiere di approvvigionamento. Tensione alta per lo scenario mediorientale: il 69,5% delle Pmi attende ripercussioni negative dall'instabilità a Hormuz, con contrazioni dei margini, e il 50% dichiara di subire già gli effetti dei blocchi e dei rincari energetici.

Nel semestre di riferimento il 48,3% delle realtà ha portato avanti investimenti, mentre il 51,7% non ha fissato piani pluriennali. Sul fronte finanziario, il 66,5% delle Pmi non ha inoltrato richieste d'affidamento agli istituti di credito (+7,8% sul 2025).

Il fenomeno della rinuncia preventiva coinvolge una fetta consistente di imprenditori, condizionati dal timore di dinieghi (35%), tassi gravosi (30,8%) o garanzie eccessive (27%).

Il 56% ricorre dunque all'autofinanziamento per sostenere le attività. Avanzano infine le risorse destinate alle tecnologie evolutive: l'8% ha sfruttato il Piano 5.0, mentre il 23,3% stabilisce piani dedicati all'IA (quota che sale al 43,8% guardando ai soli beni immateriali).

L'intelligenza artificiale viene valutata come asset primario per efficientare i processi operativi (90,1%), ottimizzare la gestione dati (82%) ed elevare la produttività (60,7%).

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