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- Roma - Giovedì 2 Luglio 2026
Privacy, Garante: "L'IA è la nuova infrastruttura del potere, rischio colonizzazione del pensiero"
Il presidente Stanzione presenta la relazione annuale al Parlamento. Focus sulla competizione geopolitica e sulle frontiere delle neuroscienze: "Va protetta la privacy mentale, presupposto ineludibile di libertà".
L’intelligenza artificiale ha ormai assunto una dimensione strategica globale, configurandosi come la “nuova infrastruttura del potere”. A tracciare questo scenario è stato il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione, in occasione della presentazione al Parlamento della relazione annuale sull'attività svolta dall'authority nel corso del 2025.
Secondo la leadership del Garante, la tecnologia algoritmica “è divenuta il terreno primario di competizione geopolitica, con una corsa all’indipendenza e alla supremazia tecnologica che riflette una nuova idea di sovranità. L’autonomia strategica, tutt’altro che protezionista, perseguita dall’Europa con il Chips Act e il Cloud and AI Development Act, esprime un’esigenza di sottrazione delle infrastrutture tecnologiche europee al potere di veto di attori esteri”.
Un passaggio cruciale della relazione è stato dedicato all'intersezione tra innovazione e scienze mediche, un ambito in cui i confini etici e di riservatezza si fanno sempre più sottili. Stanzione ha citato “l’applicazione, ormai sempre meno futuribile, dell’IA alle neuroscienze, con sistemi oggi anche capaci di prescindere dall’innesto di chip, per instaurare una relazione diretta tra reti neurali e algoritmo”.
Se da un lato questa evoluzione rappresenta “un traguardo importantissimo per la cura di patologie neurologiche, come dimostra il caso dell’uomo affetto da SLA che ha potuto riacquistare la parola grazie a un chip impiantato nel cervello”, dall'altro lato emergono inediti fattori di rischio per la sfera più intima dell'individuo. Proprio su questo crinale, il presidente dell'Autorità ha lanciato un severo monito ai decisori politici e al mondo della ricerca: “Va, tuttavia, evitato – rispetto a forme avanzate di decodificazione dell’attività neurologica – il rischio di una ‘colonizzazione del pensiero’, proteggendo la privacy mentale: presupposto ineludibile di libertà, non solo cognitiva”.
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