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Farà molto discutere il prossimo numero –in uscita in queste ore- di “Nuova Armonia”, la Rivista House Organ di Rai Senior, la STORICA Associazione che riunisce insieme dipendenti in servizio e in pensione che hanno la RAI nel cuore dal giorno in cui sono entrati in Azienda. Per la prima volta la rivista pubblica un editoriale a quattro mani di Antonio Calajò, Presidente Nazionale di RAI Senior, e di Umberto Casella, Direttore Responsabile del Magazine, che è un vero e proprio grido di allarme sullo stato di salute dell'Azienda.
Farà molto discutere il prossimo numero –in uscita in queste ore- di “Nuova Armonia”, la Rivista House Organ di Rai Senior, la STORICA Associazione che riunisce insieme dipendenti in servizio e in pensione che hanno la RAI nel cuore dal giorno in cui sono entrati in Azienda. Per la prima volta la rivista pubblica un editoriale a quattro mani di Antonio Calajò, Presidente Nazionale di RAI Senior, e di Umberto Casella, Direttore Responsabile del Magazine, che è un vero e proprio grido di allarme sullo stato di salute dell'Azienda.
"È la prima volta che dentro e fuori la Rai TV servizio pubblico si respira un clima di forte silenzio; è un caso anomalo. In genere i media come i quotidiani a forte diffusione e le più grandi agenzie di comunicazione mettevano in prima pagina notizie sulla Rai, in genere notizie “scandalo” tranne alcune positive riguardante ascolti record di alcuni programmi.
Invece da alcuni mesi tutto tace, tutto è incertezza come l’aria che si respira in ambito parlamentare e in seno al Governo.
Questo forte legame tra la Rai di Stato e le forze parlamentari e sociali non è estraneo; da sempre la Rai TV di servizio pubblico fin dalla sua nascita è fortemente cointeressata alle vicende complessive del nostro Paese.
La novità di questi mesi è che nessuno – ripeto nessuno – si fa carico di questo disagio generale.
In sintesi, la Rai sopravvive a se stessa, appare abbandonata alla sua deriva.
Questo particolare clima si avverte pure all’interno in mezzo ai dipendenti e tra le forze sindacali. Un primo evento da segnalare è la proroga del “contratto di servizio di ben otto mesi, come si legge
da un comunicato stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Anche la Commissione Parlamentare di Vigilanza è ferma, non riesce a costituirsi.
Altra ragione che immobilizza l’Ente radiotelevisivo.
Della grave situazione anche la Presidente Rai Marinella Soldi e l’Amministratore Delegato Carlo Fuortes sembrano estranei a questo disagio di immobilità della Rai.
Dalla cronaca di “Key4biz” si legge: Questo misterioso “contratto di servizio” è apparso nell’intervento del Dirigente Relazioni Internazionali e Affari Europei, audizione sul “Quadro comune per i servizi di media nell’ambito del mercato interno”, audizione tenuta davanti alla Commissione Politiche Ue del Senato: “i media pubblici possono essere molto condizionati dalle ingerenze esterne per la vicinanza alla politica e per i sussidi statali che ricevono ed è quindi necessario che gli Stati membri istituiscano garanzie giuridiche per il funzionamento indipendente dei media di servizio pubblico in tutta l’Unione.
Inoltre bisogna garantire che i fornitori di media di servizio pubblico usufruiscano di finanziamenti sufficienti per svolgere il proprio mandato e per assicurare una prevedibilità della pianificazione, finanziamenti decisi e ottenuti su base pluriennale…”.
Ciò premesso in condivisibile argomentazione teorica, il dirigente ha poi sostenuto: “anche in vista del nuovo contratto di servizio Rai e della trasformazione digitale in atto, si accoglie con favore un regolamento che stabilisca in modo chiaro l’importanza e il ruolo del servizio pubblico”, sottolineando che “la garanzia di un adeguato e stabile finanziamento consente di affrontare la sfida di restare rilevante nella dieta mediatica delle persone”.
Dobbiamo osservare ancora una volta, che le lotte interne tra i partiti rendono sempre più caotico il quadro della Comunicazione.
Ormai nel nostro Paese ci stiamo abituando a digerire anche i sassi, a non stupirsi ormai più di nulla.
Tutto triste, ma tutto vero".
Antonio Calajò e Umberto Casella (RAI SENIOR)
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