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  • Roma - Giovedì 7 Maggio 2026

Riforma carceri, svolta del Dap: i Provveditori tornano al comando delle attività rieducative

Addio alla fase sperimentale: una nuova circolare riassegna il coordinamento territoriale ai dirigenti regionali. Ostellari: "Fase più strutturata per replicare le iniziative migliori e alzare la qualità del sistema".

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Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha emesso una nuova direttiva che riorganizza profondamente la gestione delle attività trattamentali negli istituti di media sicurezza.

Il provvedimento, che segue un attento monitoraggio nazionale, mira a centralizzare nuovamente nelle mani dei provveditori regionali la programmazione e il coordinamento degli interventi, garantendo quella coerenza e uniformità che erano state l'obiettivo della recente fase sperimentale.

Tra i cardini della nuova strategia figurano i report quadrimestrali, necessari per monitorare l'efficacia dei percorsi, e la creazione di un network di "best practice" dove le iniziative più riuscite saranno esportate come standard negli altri territori.

Sulla svolta è intervenuto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari: "Dopo il periodo di sperimentazione, i provveditori tornano ad avere un ruolo centrale nelle attività trattamentali per i circuiti di media sicurezza".

Ostellari ha ribadito l'importanza strategica dei vertici locali: "Come ho sempre sostenuto, i provveditori sono il cuore pulsante dell'amministrazione penitenziaria periferica. Gli esiti del monitoraggio nazionale condotto confermano la bontà del percorso sperimentale, orientato a garantire maggiore uniformità nelle attività trattamentali su tutto il territorio".

Secondo il sottosegretario, il nuovo assetto permetterà di capitalizzare i successi ottenuti: "Questa fase ha prodotto risultati concreti e apre ora a un nuovo passaggio operativo. La novità è l'introduzione di report periodici, con l'obiettivo di valorizzare le attività e rafforzarne l'efficacia. Le iniziative più significative e attrattive verranno diffuse come modelli replicabili. Si entra in una fase ancora più strutturata, in cui il lavoro svolto nei territori viene riconosciuto e condiviso, per alzare la qualità complessiva del sistema. L'obiettivo è consolidare un modello organizzativo capace di coniugare sicurezza, rieducazione e valorizzazione delle esperienze virtuose".

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