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  • Rimini - Lunedì 18 Maggio 2026

Rimini, omicidio Paganelli, il pm chiede l'ergastolo per Louis Dassilva: "Ha ucciso Pierina con 27 coltellate per farla soffrire"

Al termine di una requisitoria durata sei ore, il pubblico ministero Daniele Paci sollecita il massimo della pena per il 35enne senegalese. Sollecitate le aggravanti di premeditazione, crudeltà, minorata difesa e motivi abietti: "Ha scelto di eliminare il suo problema".

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La Procura della Repubblica di Rimini ha formalizzato la richiesta di massimo rigore penale per l'omicidio di Pierina Paganelli, la pensionata di 78 anni assassinata la sera del 3 ottobre 2023.

Al termine di una requisitoria durata sei ore consecutive, il pubblico ministero Daniele Paci ha chiesto ai giurati della Corte d'Assise la condanna alla pena dell'ergastolo per Louis Dassilva, il 35enne di origini senegalesi unico imputato per il delitto.

Il magistrato inquirente ha esortato la corte a negare la concessione delle attenuanti generiche, nonostante l'incensuratezza dell'uomo, ritenendo invece pienamente configurabili tutte le pesanti aggravanti contestate. Crudeltà e minorata difesa "invece sussistono" ha scandito il Pm in aula.

L'accusa ha ricostruito minuziosamente la ferocia dell'azione e la vulnerabilità della vittima, sorpresa all'interno del condominio di via del Ciclamino. Secondo la ricostruzione di Paci, i tratti della crudeltà e della minorata difesa emergono chiaramente dal fatto che Pierina fu attesa nel buio e il suo assassino prima di sferrare i colpi mortali "usò 27 coltellate per far soffrire la vittima", la quale, secondo i rilievi, urlò di terrore oltre che di dolore.

Allo stesso modo, l'ufficio del pubblico ministero ritiene sussistenti i motivi futili e abietti che avrebbero armato la mano dell'imputato, legati alla volontà di proteggere la propria stabilità personale e sentimentale. Il magistrato ha sottolineato come "Dassilva avrebbe potuto evitare di uccidere Pierina se solo si fosse assunto le sue responsabilità di uomo", facendo esplicito riferimento alla scelta di interrompere la relazione clandestina con la nuora della vittima, Manuela Bianchi, o di separarsi legalmente dalla propria consorte.

La Procura individua il movente proprio nella volontà di preservare lo status quo, evitando che la pensionata potesse rivelare la tresca e mettere a rischio la sua posizione: "Invece lui scelse di eliminare quello che poteva essere il suo problema, una pensionata di 78 anni" pur di non perdere la solidità e i vantaggi economici faticosamente raggiunti, che gli consentivano di mantenere una doppia vita in Italia con la moglie e di inviare regolarmente flussi di denaro ai parenti in Senegal.

Sul fronte della pianificazione del crimine, infine, la Procura ritiene blindata l'aggravante della premeditazione, configurata come un vero e proprio agguato. Dassilva avrebbe monitorato i movimenti dell'anziana, attendendola nell'oscurità dei garage sotterranei dopo il suo rientro a casa. "Da quando apprese che quella sera Pierina sarebbe andata da sola all'adunanza dei testimoni di Geova a quando agì per uccidere trascorsero tre ore e mezzo, un tempo sufficiente per la premeditazione" ha concluso il Pm Paci, richiamando a supporto giurisprudenziale i passaggi della celebre sentenza sull'omicidio di Bolzano commesso da Benno Neumair, caso in cui la premeditazione venne validata dai giudici in un arco temporale nettamente inferiore, pari a soli 40 minuti.

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