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Dopo la giusta e onesta critica sulla scuola italiana espressa della famiglia finlandese, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha così risposto: “La scuola italiana ha docenti e dirigenti di assoluto valore che con stipendi modesti svolgono un eccellente lavoro. Non generalizziamo giudizi estemporanei. Lavoriamo insieme per migliorare sempre più il nostro sistema scolastico, a iniziare dalla valorizzazione del ruolo dei docenti”.
Il Ministro, praticamente, non ha risposto…
Conosco la scuola italiana da insegnante prima, come docente di “sociologia della devianza” dopo e per averla comparata con quella di altri Paesi del centro e medio est europeo. Dovrei a questo punto confermare le critiche sulla scuola italiana contenute nella lettera che la signora Elin Mattsson, pittrice finlandese, ha appena scritto dopo aver trasferito i figli in quella spagnola. Preferisco tuttavia soffermarmi alle parole del Ministro, laddove egli parla di “assoluto valore” dei docenti i quali “svolgono un eccellente lavoro”. Che siano di “assoluto valore” non ci sarebbero dubbi, ma “l’eccellente lavoro” di docenti e dirigenti si svolge all’interno di una burocrazia che rende pessima la scuola e non la libera da fronzoli e orpelli che lasciano i ragazzi alla stregua di appendice inutile al suo interno.
Ecco perché, come spiega la signora finlandese, i ragazzi trascorrono “la giornata sulla stessa sedia dalla mattina a quando si torna a casa”, “urlano, usano il fischietto e picchiano sul tavolo”, le “classi sono rumorose”, il sistema scolastico è “povero”, pratiche che nelle altre scuole europee risultano del tutto sconosciute.
Soprattutto, aggiunge Elin Mattsson, gli insegnanti sono “sprezzanti”. Anche questa locuzione espressa dalla pittrice risulta purtroppo del tutto vera, tale da mettere in dubbio il valore collettivo degli insegnanti italiani; parlerei inoltre di “insegnanti frustrati” laddove, come ben spiega la pittrice finlandese, il figlio “di 14 anni mi diceva di conoscere l’inglese meglio dell’insegnante”.
Pertanto, la famiglia bene ha fatto a trasferirsi, altrimenti l’insegnante di inglese si sarebbe probabilmente vendicato perché questo consta personalmente e rappresenta caso frequente, laddove un ragazzo italiano che lo scorso anno conosceva l’inglese meglio della sua insegnante sia stato promosso con uno “sprezzante” 7, piuttosto che con il 10 dato ad un coetaneo di cui la stessa mamma risultava sorpresa per quel voto.
Al contrario, il 7 suonava come “vendetta” dell’insegnante verso un alunno che ne conserverà pessimo ricordo. Ecco perché l’uso dell’aggettivo “sprezzante” da parte della signora finlandese è una scelta corretta e denota personalità frustrata di molti insegnanti.
Questo accade nella scuola italiana, nella quale frustrazione, inappagamento, insoddisfazione, dominano all’interno della classe docente. In questi anni la scuola italiana ha subito profonde trasformazioni ma in assoluta negatività, laddove un docente mi ha appena riferito che, piuttosto quale insegnante, egli si sente costretto a comportarsi da badante, anzi no… questa è stata la sua definizione: “assistente culturale”.
Ma tutto ciò non basta per attribuire responsabilità alla burocrazia alla quale docenti e dirigenti sono sottoposti; burocrazia che rappresenta ulteriore smacco alla scuola italiana che è causa nel porre lo studente in coda al sistema scolastico, piuttosto che fulcro principale. Ecco perché, piuttosto che giocare più possibile tra un’ora e l’altra per “ottenere buoni risultati” - come dice la signora finlandese - i bambini vengono tenuti nell’immobilismo perché contemporaneamente “ci sono carte da compilare”, “progetti da scrivere”, “atti burocratici da compiere”.
Ecco perché gli insegnanti che fanno questo e non riescono contemporaneamente a tenere i ragazzi “inchiodati sulla sedia”, a volte vengono sorpresi a commettere atti di violenza. Mi consta personalmente che all’estero per le questioni burocratiche all’interno della scuola ci sia un tempo ben preciso oltre le ore di insegnamento.
E appena il caso di presentare l’ultima “chicca” sulla qualità della scuola italiana, della quale sono stato recentemente informato. Dopo due giorni di serio ricovero ospedaliero perché in gravi condizioni di salute, ma opportunamente comunicato a scuola, un insegnante ha ricevuto l’invito ad affrettare il ritorno in classe non già per questioni didattiche - invito che comunque non avrebbe dovuto essere fatto nemmeno con tale motivazione - ma per “compilare atti burocratici” e mettersi “a posto con la normativa vigente e la relativa scadenza temporale”. Questa non è scuola…
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