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- Roma - Lunedì 6 Luglio 2026
Salute: vulvodinia colpisce 5 milioni di donne, ma per 8 su 10 il dolore è minimizzato
Presentata la campagna dell'Aiv con l'attrice Carolina de' Castiglioni. Diagnosi percorsi a ostacoli: si attendono fino a 5 anni e si consultano oltre 10 medici.
Bruciore, prurito, dolore persistente e ipersensibilità: sono i sintomi della vulvodinia, patologia cronica che in Italia si stima colpisca circa 5 milioni di donne, ma che troppo spesso viene sottovalutata.
Per accendere i riflettori sulla malattia, l’Associazione italiana vulvodinia (Aiv) ha promosso la campagna "Non è mica un segreto, è vulvodinia", supportata da Zambon.
L'iniziativa vede come volto l'attrice Carolina de’ Castiglioni, protagonista della web serie ironica in cinque episodi “My vajayjay is on fire!”.
Secondo un’indagine realizzata per la campagna, oltre otto donne su dieci hanno visto minimizzato il proprio dolore da partner (21%), medici (16%), colleghi (13%) o amici. I sintomi compromettono la sessualità (63%), le relazioni (55%) e il benessere mentale (43%). Pesano inoltre i tempi della diagnosi: in oltre la metà dei casi arriva dopo due anni e nel 25% dei casi dopo cinque, spesso venendo confusa con infezioni vaginali (46%) o cistiti (41%).
“Nella serie interpreto una giovane donna con la vulvodinia, un personaggio che è nato dalle esperienze e dalle emozioni raccontate dalle tante donne che convivono con questo disturbo cronico alla vulva. La cosa che più mi ha colpita non è tanto il dolore fisico quanto il silenzio a cui vengono costrette quando provano ad aprirsi con gli altri”, commenta l’attrice Carolina de’ Castiglioni. “Spero davvero che questo progetto possa far sentire meno sole le donne con vulvodinia e favorisca, mettendo in scena l’impatto della malattia in chiave ironica, una maggiore comprensione da parte degli altri”.
“Il riconoscimento della vulvodinia è ancora oggi un percorso ad ostacoli: in quasi 1 caso su 2 è spesso confusa con un’infezione vaginale o con una cistite, mentre in 1 su 4 è addirittura ridotta a un disturbo psicosomatico. Eppure le ripercussioni della vulvodinia investono diversi ambiti della vita e non possono essere ignorate”, afferma Filippo Murina. “Auspichiamo che questa campagna da un lato faccia sentire le pazienti meno sole e più comprese, dall’altro faccia conoscere la realtà della vulvodinia al grande pubblico e metta così un freno alle frequenti minimizzazioni che tante donne sono costrette ancora oggi a subire”.
I dati evidenziano infine un deficit informativo: più del 70% delle donne non sa cosa sia la patologia e il 40% non ne ha mai sentito parlare. “Ancora oggi più di 7 donne su 10 non sanno cosa sia la vulvodinia e 4 su 10 non ne hanno mai sentito parlare. Ma non solo. In circa 1 caso su 4 la diagnosi arriva dopo oltre 5 anni e dopo aver consultato più di 10 medici. Sono numeri che mostrano chiaramente l’importanza di fare luce su questo disturbo”, conclude Rossella Balsamo di Zambon. “La campagna promossa da AIV e che supportiamo vuole proprio contribuire al riconoscimento sociale della vulvodinia, un obiettivo che si inserisce a pieno nell’impegno di Zambon. Per noi, infatti, l’ascolto dei bisogni di salute delle donne è il primo tassello per mettere a disposizione soluzioni per proteggere il loro benessere”.
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