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  • Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026

Patto Non Autosufficienza: "Piano inadeguato, la riforma degli anziani resta sulla carta"

Critici i coordinatori Gori e Vannini: "Mancano risorse reali, le famiglie sono ancora lasciate sole".

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La transizione verso un sistema di protezione sociale moderno e integrato per la popolazione anziana subisce una brusca battuta d'arresto, rimanendo confinata all'interno di meri adempimenti burocratici che non modificano i livelli di prestazione sul territorio.

Il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza — l'organismo di coordinamento che raggruppa circa 60 realtà operanti nel terzo settore e nella tutela dei diritti — ha diffuso un'articolata nota di censura sul Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2025-2027. Secondo l'analisi tecnica dei flussi e delle procedure, il documento di programmazione delinea un quadro deludente, limitandosi a cristallizzare i modelli gestionali preesistenti senza imprimere quella svolta strutturale che era stata promessa con l'approvazione della Legge Delega 33/2023.

L'unico elemento di discontinuità positiva rintracciato dagli analisti risiede nella rimodulazione dei criteri amministrativi per il riparto del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze (FNA) tra le singole amministrazioni regionali.

Il superamento del vecchio algoritmo basato sui coefficienti della popolazione residente è stato giudicato un passo avanti, grazie all'introduzione di indicatori ponderati più aderenti alle necessità reali delle comunità: la concentrazione dei residenti con un'età superiore ai 75 anni, il censimento dei titolari di indennità di accompagnamento e il monitoraggio dei quadri clinici con disabilità grave. Tuttavia, le note di merito si esauriscono sul piano metodologico, lasciando scoperte le tutele per i nuclei familiari. Il Patto denuncia una grave regressione sul fronte dell'integrazione istituzionale: la programmazione approvata dall'esecutivo limita l'azione di coordinamento ai soli servizi sociali comunali, rinunciando a saldare la filiera con le prestazioni sanitarie delle Asl e con le erogazioni previdenziali dell'Inps.

A questa frammentazione si affianca l'indeterminatezza giuridica dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEPS), che rimangono privi di una declinazione materiale in grado di rendere le cure realmente esigibili dai cittadini.

I coordinatori nazionali del Patto, Cristiano Gori ed Eleonora Vanni, hanno contestato l'impianto contabile dei finanziamenti, evidenziando l'assenza di stanziamenti freschi da parte dell'attuale compagine di governo: "Nonostante l’aumento nominale dei fondi previsti per i prossimi anni, che da 914 milioni nel 2024 arriveranno a 1,1 miliardi di euro nel 2027, l’attuale Governo non ha stanziato alcuna nuova risorsa strutturale. La crescita del finanziamento deriva infatti dall’attuazione della traiettoria di incremento definita nel 2021 dal Governo Draghi, anche a seguito delle campagne di pressione del Patto. Inoltre, le risorse finanziarie oggi disponibili rimangono largamente insufficienti per rispondere alla crescita dei bisogni di una popolazione che invecchia velocemente".

L'associazione contesta inoltre il fatto che il testo ministeriale non utilizzi la leva finanziaria per costringere i governatori regionali a investire nell'assistenza domiciliare integrata, avallando la tendenza alla monetizzazione dei servizi tramite sussidi d'importo ridotto che non sollevano i parenti dall'onere della cura quotidiana.

Per ridefinire le priorità della spesa pubblica, il Patto ha formalizzato la convocazione di una conferenza stampa telematica per il prossimo 16 luglio alle ore 11:30, all'interno della quale verranno illustrate le proposte emendative e le richieste di stanziamento straordinario da inserire nella griglia della Legge di Bilancio 2027.

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