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  • Roma - Giovedì 22 Ottobre 2026, 14:35

Sanità, chirurghi contro i limiti Agenas alla chirurgia robotica: “Degenze più lunghe, rischiamo di tornare indietro di vent'anni”

Protesta della Società Italiana di Chirurgia durante il congresso nazionale. I medici chiedono la revisione urgente delle raccomandazioni dell'Agenzia che limitano l'uso dei robot a sole 6 procedure su 21, escludendo i trapianti. In Italia oltre 54 mila interventi all'anno.

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Un aumento dei tempi di ricovero fino a cinque giorni in più per i pazienti, un giorno ulteriore di degenza in terapia intensiva e un arretramento culturale che rischia di far scivolare il Paese “indietro di vent'anni” sul fronte dell'innovazione medica. È la denuncia sollevata dalla Società Italiana di Chirurgia (Sic) in occasione del proprio congresso nazionale, con cui i medici hanno aperto una dura contestazione verso le raccomandazioni emanate lo scorso aprile dall'Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali).

Il provvedimento dell'ente ha drasticamente ridotto l'utilizzo dei sistemi robotici nelle sale operatorie per gli interventi ordinari – da quelli per la cura dell'obesità e dell'ernia iatale fino alle patologie di fegato, pancreas e milza –, autorizzandone l'impiego in sole 6 procedure sulle 21 esaminate ed escludendo del tutto le operazioni di trapianto.

In merito alla decisione, il presidente della Società Italiana di Chirurgia, Ludovico Docimo, ha espresso forti perplessità sulla metodologia di valutazione adottata dall'agenzia di monitoraggio: “Valutare il robot solo sul costo del singolo intervento significa essere miopi e rallentare il progresso. Urgente un nuovo tavolo tecnico per rivedere le raccomandazioni”.

Secondo quanto evidenziato dagli specialisti riuniti a congresso, l'Italia rappresenta il secondo Paese europeo per volumi di interventi robotici dopo la Germania, con oltre 54.000 procedure effettuate nel 2024 (contro le 31.000 registrate in Spagna e Francia e le 36.000 del Regno Unito), distribuite prevalentemente tra urologia (36.000 casi), chirurgia generale (8.000) e ginecologia (5.000).

 Nel ripercorrere l'eccellenza della scuola chirurgica nazionale, Docimo ha richiamato i traguardi storici ottenuti sul campo: “Anche la storia della trapiantologia robotica porta la firma del nostro Paese, dal trapianto di pancreas avvenuto per la prima volta al mondo nel 2010 a Pisa, fino al trapianto di fegato interamente robotico, realizzato a Modena, terzo caso al mondo. Eppure, abbiamo regole che, invece di accompagnarne la diffusione e tener conto dei risultati clinici, rischiano di farci arretrare di vent'anni rispetto a un progresso scientifico inarrestabile con indiscutibili vantaggi per i pazienti”.

A sostegno della posizione della Sic giungono i rilevamenti condotti dal Network Italiano Sanitario (N.I.San.) su un campione di 3.798 interventi condotti con tecnica robotica e 10.488 in laparoscopia realizzati nel 2024 presso otto strutture ospedaliere. Dalla rilevazione emerge come la degenza media risulti quasi dimezzata per chi viene operato con l'ausilio della robotica (5,9 giorni di ricovero rispetto agli 11,5 della laparoscopia tradizionale), registrando contestualmente un abbattimento fino all'80% delle giornate trascorse in terapia intensiva.

Un altro nodo critico sollevato dalla categoria riguarda l'attrattività del sistema sanitario per le nuove generazioni di medici. Su questo aspetto, Docimo ha evidenziato il rischio di una fuga di professionalità verso l'estero: “I giovani si spostano nei centri qualificati per imparare le procedure robotiche. Se non trovano questa possibilità nelle scuole di specializzazione, andranno all'estero. Limitare l'accesso alla tecnologia significa rendere la chirurgia ancora meno attrattiva, proprio quando avremmo bisogno di nuovi chirurghi”. Di qui la richiesta formale rivolta ad Agenas e al Ministero della Salute per la riapertura immediata di un tavolo di confronto con le società scientifiche.

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