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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Sanità, rapporto Swg: fiducia degli italiani nei farmaci equivalenti in calo, aumenta il ricorso all'IA

La terza edizione dell'indagine condotta su un campione di 2.500 cittadini fotografa una popolazione attenta ma incline al "fai da te" telematico, con il 15% della Gen Z che consulta i chatbot per i propri disturbi.

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Gli stili di vita e l'approccio alla cura della salute in Italia stanno attraversando una transizione ambivalente, caratterizzata da una progressiva digitalizzazione e da un preoccupante calo di consapevolezza sugli strumenti di risparmio farmaceutico.

Sebbene la popolazione si dichiari mediamente attenta al proprio benessere, si registra una spiccata tendenza a cercare risposte immediate sul web, delegando la prima valutazione dei sintomi ai motori di ricerca e agli algoritmi di nuova generazione.

Questo scenario emerge chiaramente dalla terza edizione dell'indagine statistica curata dall'istituto Swg su un campione ponderato di 2.500 cittadini maggiorenni. I dati sono stati illustrati a Roma presso la sede del ministero della Salute, in occasione del convegno finale della sesta campagna nazionale IoEquivalgo, intitolato ‘Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta’ e promosso da Cittadinanzattiva.

La ricerca scientifica mette in luce come la presenza di piccoli disturbi di natura sia fisica sia psicologica sia ormai percepita come una costante strutturale nella quotidianità della popolazione. Per ben il 56% degli intervistati i malesseri continuativi rappresentano ormai la normalità, a causa di un incremento statistico di insonnia, stati di affaticamento e dolori osteoarticolari; un dato che si traduce in una flessione di tre punti percentuali nella percezione generale del proprio stato di salute rispetto alle rilevazioni del 2024.

Per trovare rimedio a queste problematiche, gli italiani si rivolgono sempre più spesso ai canali virtuali: l'8% dichiara di interrogare l'intelligenza artificiale per l'autodiagnosi, una percentuale che raddoppia e tocca il 15% se si isola la fascia giovanile della Generazione Z. Internet consolida il proprio ruolo come prima fonte di orientamento per il 10% del campione, mentre cresce il ruolo sussidiario del farmacista sul territorio (scelto dal 13%). Resta saldo in cima alle preferenze il medico di medicina generale, punto di riferimento insostituibile per il 32% degli intervistati.

L'esigenza di riscontri rapidi alimenta parallelamente il fenomeno dell'automedicazione, con un balzo in avanti di otto punti percentuali nell'acquisto dei medicinali da banco privi di ricetta. Sotto il profilo informativo, l'81% degli italiani ritiene di possedere gli strumenti conoscitivi adatti e il 77% riconosce la massima autorevolezza ai professionisti sanitari.

Ciononostante, nel 56% delle circostanze la ricerca autonoma avviene sul web e il 12% del campione totale (che sale al 17% tra i più giovani) dialoga direttamente con i chatbot basati sull'intelligenza artificiale per ottenere indicazioni terapeutiche. Anche la gestione domestica dei farmaci evidenzia comportamenti critici: il 38% degli intervistati ammette di fare scorta dei prodotti più comuni, il 41% dei Millennials e della Gen Z confessa di assumere regolarmente preparati scaduti e quasi un terzo dei cittadini smaltisce ancora le confezioni inutilizzate nei rifiuti indifferenziati, ignorando le regole di raccolta differenziata. 

Il dato più critico rilevato da Swg riguarda la netta contrazione della familiarità con i farmaci equivalenti, la cui conoscenza diffusa è diminuita del 5% nell'arco dell'ultimo quinquennio. La frattura è prevalentemente anagrafica: appena la metà dei ragazzi della Gen Z dichiara di padroneggiare la materia, a fronte di una media nazionale del 70% e di un picco del 79% riscontrato tra i Baby Boomer. Questa lacuna cognitiva comporta un pesante impatto economico sui bilanci familiari.

Secondo le stime fornite dal Centro Studi Egualia, nel corso del 2025 i cittadini italiani hanno speso complessivamente oltre un miliardo di euro in differenziali di prezzo, decidendo di acquistare i farmaci griffati di marca, più costosi, al posto dei corrispondenti generici perfettamente speculari. I territori in cui si registrano i maggiori esborsi privati sono il Lazio e il Molise, mentre la Lombardia si colloca tra le realtà geografiche più virtuose. La mappa dei consumi evidenzia una forte asimmetria geografica: l'adozione degli equivalenti è radicata quasi esclusivamente al Nord, con indici del 46% nella Provincia autonoma di Trento e del 43,5% in Lombardia, restando invece ampiamente al di sotto della media nelle regioni del Mezzogiorno.

A margine dell'evento ministeriale, Valeria Fava, responsabile delle Politiche della salute per Cittadinanzattiva, ha tracciato il bilancio delle attività di sensibilizzazione capillarizzate sul territorio: “Nel corso degli anni abbiamo raggiunto tutte le Regioni d’Italia attraverso l’allestimento di villaggi itineranti in piazze e atenei in 22 città”.

La rete informativa, supportata oggi dal portale web IoEquivalgo e da un'applicazione per smartphone, si è estesa grazie a mirate sinergie con le amministrazioni regionali. “In questa edizione abbiamo lavorato con Federfarma e Fofi per realizzare un percorso di formazione a distanza sulla comunicazione efficace, al quale hanno partecipato più di 2.700 farmacisti, con la finalità di fornire ulteriori strumenti per ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti degli equivalenti”, ha concluso Fava.

Tra i punti programmatici presentati dal movimento per invertire la rotta figurano il potenziamento dell'alfabetizzazione sanitaria digitale, il sostegno ai canali industriali del comparto e l'investimento sulla formazione continua dei camici bianchi, passaggi ritenuti imprescindibili per garantire la stabilità finanziaria del Servizio sanitario nazionale e alleggerire la spesa delle famiglie.

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