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- Roma - Giovedì 18 Giugno 2026
Autonomia differenziata in sanità, la Fondazione Gimbe lancia l'allarme: "Rischio aumento delle diseguaglianze"
La Fondazione Gimbe esprime preoccupazioni sull'autonomia differenziata in sanità, chiedendo di sospendere l'iter fino alla definizione dei LEP.
L'autonomia differenziata in materia sanitaria torna al centro del dibattito politico e istituzionale. A sollevare dubbi e criticità è la Fondazione Gimbe, intervenuta in audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato nell'ambito dell'esame degli schemi di pre-intesa sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria per ottenere maggiori competenze nel settore della salute. Secondo la Fondazione, le richieste avanzate dalle quattro Regioni risultano sostanzialmente identiche nonostante i territori presentino situazioni molto diverse per qualità dei servizi sanitari, accesso alle cure, disponibilità di personale e capacità di attrarre pazienti da altre regioni. Per questo motivo Gimbe ha chiesto di sospendere l'iter o, quantomeno, di rinviarlo fino alla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) in ambito sanitario e all'introduzione di strumenti efficaci per monitorare l'equità del sistema.
Il richiamo alle sentenze della Corte Costituzionale
Nel corso dell'audizione, la Fondazione ha ricordato le recenti pronunce della Corte Costituzionale che hanno stabilito come il trasferimento di competenze alle Regioni non possa essere giustificato in modo generico. Secondo la Consulta, ogni funzione oggetto di devoluzione deve essere valutata attraverso un'istruttoria specifica e motivata, dimostrando che la gestione regionale sia realmente più efficace nel perseguire l'interesse pubblico. "Desta forti perplessità che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse", ha dichiarato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.
Le differenze nei Livelli Essenziali di Assistenza
Uno degli aspetti evidenziati riguarda le performance delle quattro Regioni nell'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero le prestazioni sanitarie che il Servizio sanitario nazionale deve garantire ai cittadini. Secondo i dati del Nuovo Sistema di Garanzia relativi al 2023, il Veneto ha ottenuto il punteggio più elevato, seguito da Piemonte e Lombardia. Più critica la situazione della Liguria, che non ha raggiunto la soglia minima prevista in una delle tre macro-aree di valutazione risultando inadempiente. "Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui LEA, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro", ha osservato Cartabellotta.
Mobilità sanitaria: il Nord corre a due velocità
La Fondazione ha analizzato anche i dati relativi alla mobilità sanitaria, considerata uno degli indicatori più significativi delle differenze esistenti tra i sistemi regionali. Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo superiore a 645 milioni di euro, mentre il Veneto ha superato i 212 milioni. Piemonte e Liguria hanno invece evidenziato saldi negativi, segnale di una minore capacità di attrarre pazienti da altri territori. "La mobilità sanitaria è uno dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali", ha spiegato Cartabellotta. "Se due Regioni presentano saldi attivi e due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali".
Cresce la rinuncia alle cure
Un altro elemento di preoccupazione riguarda il numero di cittadini che rinunciano a visite ed esami sanitari. Secondo i dati Istat relativi al 2024, oltre il 10% della popolazione in Lombardia e Liguria ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Le percentuali risultano leggermente inferiori in Piemonte e Veneto, ma restano comunque significative. "La rinuncia alle prestazioni sanitarie è la cartina al tornasole delle difficoltà di accesso alle cure", ha affermato il presidente di Gimbe. "Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà".
Le criticità legate al personale sanitario
La Fondazione richiama l'attenzione anche sulle differenze esistenti nella dotazione di personale sanitario. Particolarmente marcate risultano le disparità nel numero di infermieri disponibili, con valori che variano sensibilmente da una Regione all'altra. Persistono inoltre difficoltà nella copertura del fabbisogno di medici di famiglia e pediatri. "In assenza di LEP sanitari definiti e finanziati, ulteriori margini di autonomia sul personale rischiano di accentuare la competizione tra Regioni e di ampliare le difficoltà di accesso al servizio pubblico", ha sottolineato Cartabellotta.
I rischi delle nuove competenze regionali
Secondo Gimbe, le maggiori autonomie richieste potrebbero avere effetti rilevanti sull'uniformità del Servizio sanitario nazionale. Tra gli aspetti considerati più delicati figurano la possibilità di introdurre tariffe regionali differenziate, la gestione autonoma delle risorse destinate a edilizia sanitaria e tecnologie, l'istituzione di fondi sanitari integrativi regionali e una maggiore libertà nella gestione del personale. Per la Fondazione, queste misure potrebbero favorire una competizione crescente tra territori, aumentando il rischio di attrazione di professionisti e pazienti verso le regioni economicamente più forti e ampliando ulteriormente i divari già esistenti.
Il timore di una maggiore privatizzazione
Tra le conseguenze possibili indicate da Gimbe vi è anche un aumento del ricorso al settore privato. L'introduzione di fondi sanitari integrativi regionali e l'eventuale differenziazione delle prestazioni potrebbero infatti creare percorsi di accesso diversi alle cure, favorendo chi dispone di maggiori risorse economiche. "La criticità non è l'autonomia amministrativa in sé, ma il contesto in cui si vorrebbe applicarla", ha spiegato Cartabellotta. "Trasferire ulteriori competenze sanitarie a Regioni che già oggi partono da condizioni molto diverse significa intervenire su un Servizio sanitario nazionale segnato da sottofinanziamento, difficoltà nell'erogazione dei LEA e crescente ricorso alla spesa privata".
La richiesta: fermare l'iter fino alla definizione dei LEP
Per la Fondazione Gimbe, prima di procedere con l'autonomia differenziata è necessario definire in modo chiaro e finanziato i Livelli Essenziali delle Prestazioni sanitarie, quantificare i costi standard e istituire un sistema indipendente di monitoraggio. "La garanzia formale dei LEA non basta se milioni di cittadini continuano a incontrare ostacoli nell'accesso alle cure", ha concluso Cartabellotta. "In assenza di queste condizioni, il rischio non è soltanto ampliare le diseguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari, ma anche legittimarle". Per questo motivo la Fondazione ha chiesto una moratoria sull'attuazione degli accordi fino a quando non saranno introdotte adeguate garanzie di equità e uniformità dei diritti sanitari su tutto il territorio nazionale.
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