Santo Gioffrè contro il Principato: “Perchè Alberto di Monaco ignora Seminara?”

La querelle è diventata ormai un must della letteratura storica di questi anni, riguarda la vera storia della famiglia Grimaldi di Monaco, e che a giudizio del medico scrittore calabrese Santo Gioffrè non può prescindere da Seminara. Domani Alberto di Monaco sarà in Calabria per una visita di Stato alla ricerca delle sue origini, e il grande meridionalista gli manda a dire questo.

di Pino Nano
Domenica 06 Novembre 2022
Reggio Calabria - 06 nov 2022 (Prima Notizia 24)

La querelle è diventata ormai un must della letteratura storica di questi anni, riguarda la vera storia della famiglia Grimaldi di Monaco, e che a giudizio del medico scrittore calabrese Santo Gioffrè non può prescindere da Seminara. Domani Alberto di Monaco sarà in Calabria per una visita di Stato alla ricerca delle sue origini, e il grande meridionalista gli manda a dire questo.

Cerchiamo Santo Gioffrè a Seminara, e lo troviamo impegnato nella raccolta delle olive, in sella ad un trattore di dimensioni fuori dal normale, almeno per noi che non conosciamo la campagna come lui.

Contadino dalla testa ai piedi, almeno in questa versione attuale, quasi lui stesso volesse dimenticare per un giorno di essere anche un medico, e anche molto bravo, un politico navigato, per anni sulla cresta dell’onda, uno scrittore che raccoglie premi letterari in tutta Italia, uno sceneggiatore che ha regalato alla Calabria alcune delle fiction più belle che la RAI abbia mai realizzato nel Sud. Ricordate Artemisia Sanchez?

Bene, tutto e il contrario di tutto. Borghese e proletario, conservatore e rivoluzionario, filosofo e bohemien, cristiano e ateo insieme, o nella migliore delle ipotesi ortodosso nel senso più assoluto del termine, innamorato delle religioni d’Oriente, Santo Gioffrè sembra nei fatti l’immagine plastica della contraddizione vivente, il rosso e il nero, o meglio il bianco e il nero, senza spazi possibili per i grigi. Intellettualmente è un genio, che non conosce la resa, e che considera ogni avvenimento piccolo o grande che sia sempre e comunque legato al suo paese di origine, che è appunto Seminara.

Per Santo Gioffrè è come se oltre Seminara il mondo non esistesse, Seminara al centro dell’Universo, forse il suo Universo privato, e che ti sbatte prepotentemente in faccia appena gli capita l’occasione ideale per farlo. Un condottiero, insomma. E lo è anche oggi, in questa sorta di querelle che lo scrittore intende aprire con chi nei mesi scorsi ha materialmente organizzato la visita del Principe Alberto II sui siti storici di Cittanova, Molochio e Gerace.

“Perché non anche Seminara? - si chiede con una passione che gli rigonfia le vene del collo- Porteranno il Principe di Monaco, nei paesi che non erano dei Grimaldi, erano comunque dei Grimaldi che si comprarono il titolo. Gli unici veri Grimaldi che io conosca sono il ramo di Seminara. Che poi però perirono poveracci”.

-Come fa a dire queste cose?

“Ma ho le prove per dirlo, ci sono documenti incontestabili che lo dimostrano, ma gli storici ufficiali sanno che dico la verità. Nessuno meglio di me ha studiato questo tema, e se io dico che Seminara era la vera casa dei Grimaldi non lo dico per un vezzo che non mi porterebbe da nessuna parte se non fosse vero, ma lo dico per salvaguardare la memoria storica del paese dove sono nato”.

-Qual è la sua versione dottore?

In un lavoro appena pubblicato dal professore Nino Megna di grande interesse dei Grimaldi si hanno notizie in Genova nella seconda metà del secolo XI. Già nel 1300- spiega questo illustre studioso- questa famiglia era divenuta una delle cinque casate più importanti di Genova, i Grimaldi, i Doria, gli Spinola, i Fieschi, gli Imperiali, i Brignole-Sale, famiglie che si erano arricchite con i grandi commerci, con la finanza, l’acquisto di feudi e di titoli. Nel 1528 costituirono il decimo Albergo dei Nobili della Repubblica di Genova. L’Albergo, considerato come specchio dell’immagine del potere, è stato una istituzione medievale genovese che riuniva più famiglie unite da vincoli di parentela e da interessi economici e finanziari. Si assumeva il cognome della famiglia più importante e più potente, pur continuando a mantenere il proprio cognome. Per i Grimaldi di Gerace sappiamo per esempio che il loro cognome originario era “Piccamiglio” e “Oliva”.

-Mi sembra molto irritato dottore?

Qui non c'è l'ansia di avere un Principe, per quanto famoso illuminato e di grandissimo valore come lo è Alberto II. Qui c'è il fatto che si usa la Storia di Seminara per vendere una merce che non è propria. Ai sindaci di Cittanova Molochio e Gerace dico semplicemente questo: raccontate e fate quello che volete, ma rispettate il sangue e il sudore dei luoghi. Domenico Grimaldi, che è un pezzo della storia vera di Seminara, discendeva realmente e direttamente dalla dinastia dei Grimaldi di Monaco come riporta il Fiori e De Lellis. Dopo aver fatto uscire dal medioevo l'agricoltura e l'olio-produzione meridionale, non solo dovette subire un attentato alla propria vita perché spezzò il monopolio della mano morta e della nobiltà nel campo della produzione dell'olio, ma fu incarcerato perché massone ed Illuminista e morì povero e pazzo. Al Figlio, Francescantonio, generale della Repubblica Partenopea, i Borboni gli tagliarono la testa, rendendolo martire per sempre, come ci ha raccontato Alexander Dumas Padre. Francescantonio Grimaldi, fratello di Domenico, fu un grande e problematico filosofo, autore della Storia di Napoli e di un trattato sull’Ineguaglianza. Tra gli Uomini. Questa Famiglia era discendete diretta dei Grimaldi di Monaco. Gli altri, in giro, il titolo se lo comprarono, diventando Grimaldi per botta spuria. Attenzione, non voglio sollevare inutili polemiche, vorrei il rispetto della Storia.

-Mi da un solo riferimento storico alle sue tesi?

Lo storico Giuseppe Galasso, nel suo libro “Economia e società nella Calabria del Cinquecento”, scrive che nei primi anni del 1500 presero ad inserirsi, nella feudalità regnicola del Regno di Napoli elementi stranieri spinti all’acquisto di feudi sia dai numerosi crediti che vantavano nei confronti della monarchia spagnola, sempre a corto di denaro, sia perché cercavano con l’acquisto dei feudi di ottenere prestigio e promozione sociale. Tutti i grandi mercanti genovesi davano soldi in prestito, soprattutto ai re spagnoli, ad un tasso d’interesse che solitamente era del 10%, e quando la monarchia non poteva restituirli ripagava i creditori con l’investitura di feudi e la concessione di titoli. Un detto del tempo recitava che l’oro nasceva nelle Indie, moriva in Spagna e veniva sepolto a Genova.

-Soldi dappertutto insomma?

Nel 1574, secondo l’analisi di Galasso per l’ingente somma di 280 mila ducati, Giovambattista Grimaldi, alias Giannettino Piccamiglio, Patrizio genovese, Signore di Montesantangelo, a mezzo del figlio Pasquale, acquistò lo “Stato” di Terranova con Gerace, Gioia e i loro casali e pertinenze, con Regio Assenzo del 26 febbraio 1574 che gli rinnovava il titolo di duca di Terranova. Sarà suo nipote, Giovan Geronimo Grimaldi, ad ottenere, con privilegio del re Filippo III del 18 febbraio 1609, il titolo trasmissibile di Principe di Gerace, a cui seguirà, nel 1664, l’intestazione di Marchese sulla terra di Gioia, con concessione di Filippo IV di Spagna. Seguirà la discendenza fino ad arrivare a Giovanfrancesco Grimaldi, alias Giannettino Piccamiglio, quinto principe di Gerace ecc., che avrà come erede Maria Teresa Grimaldi –morta nella sua terra di Casalnuovo sotto le rovine 5 febbraio 1783. Maria Teresa sposò un cugino, capo della linea secondogenita della famiglia, Giovanni Agostino Oliva Grimaldi e la loro figlia, Maria Antonia, sposerà il Marchese Giovambattista Serra da cui segue la discendenza fino all’ultimo e dodicesimo principe di Gerace, Giovambattista Serra, nato a Napoli nel 1884 e morto a Roma il 13 dicembre 1946, proprietario, tra l’altro, del feudo” Oliveto”. Da lui e dalla contessa Maria Grazia Carafa dei duchi d’Andria è nata, nel 1921, Luisa Serra di Gerace che ha sposato nel 1946 il principe Massimiliano Windisch Graetz. Loro figli e odierni discendenti dei Serra di Gerace sono Mariano Hugo e Manfred, Principi Windisch Graetz. Corsi e ricorsi della storia.

-Morale della favola?

Mi pongo questa domanda: cosa c’entrano i Grimaldi di Monaco con i Grimaldi di Cittanova e, quindi, con Cittanova stessa, se il capostipite dei Grimaldi di Monaco, Carlo I detto il Grande, risulta già staccato dal ramo principale genovese nel 1357, anno della fondazione della sua signoria su Monaco. Dovranno passare ancora 220 prima che un altro ramo dei Grimaldi rimasti a Genova (quello dei Piccamiglio) acquisti i feudi calabresi. Se i due rami della famiglia erano separati da più di 250 anni quando fu riedificato il Nuovo Casale di Curtuladi, che attinenza ci può essere con la Cittanova di oggi? Che venga pure il Principe Alberto a Cittanova e lo accoglieremo con quella cordiale ospitalità che è caratteristica dei Calabresi; non diciamo, però, che la sua venuta tende a rinsaldare quei legami affettivi che dovrebbero unire il nostro Paese ai discendenti degli antichi fondatori perché Alberto Polignac Grimaldi di Monaco ha poco in comune con essi, tranne che il cognome “Grimaldi”.

-Mi pare una guerra di campanile la sua, dottore.

Lo sarà anche, ma i dati che le ho dato sono storia documentata, verificata, e soprattutto verificabile. Con la storia non si scherza. Vasa alla Biblioteca Nazionale di Napoli e faccia una sua ricerca personale, vedrà che Santo Gioffrè le ha raccontato solo la verità. I Grimaldi di Seminara sono una realtà di fatto, non una invenzione letteraria. Del resto, il Principe Alberto ha gli strumenti e il potere per controllare quello che le ho detto, e poi magari ne riparliamo.


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

Alberto di Monaco
intervista
Pino Nano
PPN
Prima Pagina News
Santo Gioffrè
Seminara

APPUNTAMENTI IN AGENDA