Arte, Brescia: Gare 82 presenta la mostra personale di Roberto Radici "Singolare/Seriale"

In un presente dominato da immagini rapide e intercambiabili, la pittura per l’artista diventa uno spazio di resistenza, capace di restituire profondità allo sguardo e di riaffermare il valore dell’immagine come archivio culturale.

di Paola Pucciatti
Lunedì 09 Febbraio 2026
Brescia - 09 feb 2026 (Prima Notizia 24)

In un presente dominato da immagini rapide e intercambiabili, la pittura per l’artista diventa uno spazio di resistenza, capace di restituire profondità allo sguardo e di riaffermare il valore dell’immagine come archivio culturale.

Gare 82, nella sua sede in via Villa Glori 5, a Brescia, presenta la mostra personale di Roberto Radici Singolare/Seriale, visitabile fino al 28 febbraio 2026. Si tratta di un progetto espositivo che riflette sul rapporto tra identità, memoria e rappresentazione nel contesto dell’attuale sovrapproduzione visiva.

In un presente dominato da immagini rapide e intercambiabili, la pittura diventa per Radici uno spazio di resistenza, capace di restituire profondità allo sguardo e di riaffermare il valore dell’immagine come archivio culturale.

Nel nostro presente visivo, dominato da immagini rapide, intercambiabili e spesso prive di profondità, il rapporto tra identità e rappresentazione si rivela sempre più fragile. In un mondo in cui la ripetizione tende a sostituire la presenza, in cui il segno si appiattisce fino a perdere la propria specificità, la pittura torna a essere uno spazio di resistenza. Non una nostalgia del passato, ma un atto critico: un tentativo di restituire densità allo sguardo, di riattivare la capacità dell’immagine di custodire storie, differenze, memorie.

La mostra si basa proprio su questo. 

Articolata come un dialogo tra due poli iconografici, mette in scena proprio questa dialettica: la tensione tra ciò che resiste e ciò che si uniforma, tra memoria e serialità, tra l’unicità dei volti e la neutralità della figura ripetuta. 

Al centro dell’esposizione due mondi visivi solo apparentemente distanti: da un lato i ritratti femminili, provenienti da culture diverse, dall’altro sequenze di figure animali ripetute in modo regolare richiamando la Pop Art.

I volti femminili sono intesi come presenze dense e stratificate. Non sono ritratti tradizionali, l’artista ne evidenzia la presenza caratterizzata dallo sguardo delle donne, dalla postura, dalla qualità della luce, ma soprattutto dai monili che indossano, ornamenti tradizionali, segni culturali, talismani identitari che diventano portatori di memoria e segni di una identità incarnata. 

Questi ritratti si presentano in netto contrasto con le figure animali che, ripetute in modo regolare e quasi meccanico, riducono gli stessi animali a icone seriali, evocando un processo di riproduzione meccanica che svuota l’immagine trasformando l’animale in icona grafica, che sembra perdere vitalità, storia, profondità. 

Il dialogo tra questi due poli è il vero cuore della mostra. Lo spettatore si trova costantemente a oscillare fra l’intensità dei volti e la neutralità degli animali ripetuti. 

Roberto Radici, con il suo lavoro, invita a opporsi all’omologazione visiva e a riconoscere nella pittura uno spazio ancora capace di custodire la complessità dell’esperienza umana. L’esposizione s’interroga sul modo in cui le immagini oggi circolano, si replicano, si svuotano, invitando anche a riconoscere che, nonostante tale uniformazione, esistono ancora forme visive capaci di portare nel presente la complessità dell’esperienza umana. 

L’immagine può essere archivio, può essere testimonianza, può essere voce. La ricerca di Roberto Radici si inserisce come un’indagine sul valore della singolarità, sulla tenuta dell’identità culturale, sulla lotta tra il gesto che preserva e la ripetizione che consuma.


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