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- Roma - Mercoledì 1 Luglio 2026
Spagna, il caso Belorado alla svolta giudiziaria: chiesti 12 anni per le "suore dei cioccolatini"
Le ex clarisse sono accusate di reati contro la persona e il patrimonio dopo lo scisma del maggio 2024.
I risvolti penali e i conflitti patrimoniali sorti a seguito di una delle fratture religiose più clamorose degli ultimi anni in Europa si avviano verso la fase dibattimentale davanti alla magistratura iberica.
La Procura spagnola, in concorso con le parti civili costituite, ha formalizzato la richiesta di 12 anni di reclusione per ciascuna delle sette ex suore clarisse del monastero di Belorado, situato nella comunità autonoma di Castiglia e León.
Il gruppo di religiose, ribattezzato popolarmente dai media come "le monache dei cioccolatini" a causa della storica e redditizia attività artigianale di pasticceria che garantiva il sostentamento della comunità, si trova al centro di un delicato procedimento penale che fa seguito ai provvedimenti canonici emessi dalle autorità ecclesiastiche.
La vicenda ha origine nel maggio del 2024, quando la comunità monastica ha annunciato pubblicamente lo scisma dalla Chiesa cattolica, dichiarando il disconoscimento formale dell'autorità papale e del Vaticano. Le religiose avevano contestualmente formalizzato l'adesione alla Pia Unione di San Paolo Apostolo, un movimento ultra-tradizionalista guidato da Pablo de Rojas Sánchez-Franco, un ex sacerdote già colpito da scomunica e classificato dalle gerarchie ecclesiastiche alla stregua di un'organizzazione settaria.
A seguito di tale strappo, anche le sette protagoniste della secessione erano state raggiunte dal decreto di scomunica.
Il testo istruttorio redatto dal tribunale d'istruzione numero 5 di Bilbao delinea tuttavia un quadro che esorbita dalle dispute teologiche, configurando precisi reati contro la persona e l'incolumità pubblica. I capi d'accusa formalizzati dai magistrati inquirenti comprendono le fattispecie di coercizione, trattamento degradante, abbandono di persone vulnerabili, omissione di soccorso e reati contro il patrimonio.
Secondo l'impianto accusatorio, le imputate avrebbero messo in atto sistematiche manovre di manipolazione psicologica e umiliazione ai danni delle consorelle più anziane della struttura, molte delle quali affette da gravi quadri di deterioramento cognitivo, strumentalizzandone lo stato di fragilità per costringerle ad aderire al manifesto scismatico e mantenendole all'interno del convento in condizioni igienico-sanitarie ritenute del tutto inadeguate dagli ispettori.
Sul versante finanziario, l'inchiesta contesta alle ex clarisse il tentativo di sottrarre e commercializzare illecitamente arredi sacri e beni di rilevanza storica appartenenti al patrimonio ecclesiastico del complesso monastico.
Il filone d'indagine aveva già condotto nei mesi scorsi all'arresto dell'ex badessa e di un antiquario locale, ritenuto il presunto intermediario delle transazioni. Le ex religiose hanno respinto integralmente le tesi della Procura attraverso una nota ufficiale in cui rivendicano la propria innocenza, definendo il processo una caccia alle streghe di natura politica e considerandosi vittime di una persecuzione giudiziaria orchestrata per punire la loro insubordinazione ai vertici dell'Arcidiocesi di Burgos, un braccio di ferro amministrativo culminato con lo sfratto esecutivo dal convento di Belorado e il trasferimento forzato di una parte della comunità originaria presso la struttura di Orduña, nei Paesi Baschi.
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