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  • Cosenza - Mercoledì 3 Giugno 2026

Strage di Amendolara: le vittime erano arrivate in Calabria dalla Sardegna. La Regione Calabria si costituisce parte civile

Le indagini sul massacro di quattro lavoratori agricoli nel Cosentino rivelano dettagli inquietanti, tra cui i loro spostamenti da Sardegna a Calabria. Le vittime, di nazionalità pachistana e afghana, erano integrate nel quartiere e conosciute per la loro generosità. Due sopravvissuti sono stati messi sotto protezione, mentre le autorità indagano su una rete di caporali. 

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I tasselli investigativi e i drammatici dettagli umani legati al massacro dei lavoratori agricoli nel Cosentino continuano a comporsi, delineando con maggiore precisione la mappa degli spostamenti compiuti dalle vittime prima di trovare una fine orribile.

Gli accertamenti condotti dalle autorità hanno rivelato che i quattro operai, sorpresi dal fuoco lunedì scorso all'interno di un furgone pubblicamente adibito al trasporto di manodopera, avevano effettuato una significativa tappa lavorativa in Sardegna prima di approdare sui campi della Calabria.

Nonostante l'azione distruttiva del rogo avesse reso complessi i primi rilievi autoptici, il nucleo inquirente è riuscito a risalire alle generalità dei deceduti: si tratta del ventinovenne di nazionalità pachistana Waseem Khan e di tre giovani di etnia pashtun provenienti dall'Afghanistan, identificati in Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, che avevano rispettivamente 28, 19 e 27 anni. 

La svolta per dare un nome ai resti è arrivata dalle perquisizioni eseguite nell'appartamento di via Gramsci a Villapiana, dove il gruppo coabitava da meno di due mesi insieme ad altri connazionali. Tra i residenti della casa figurava anche il trentacinquenne afghano Mohammad Taj Alamyar, l'unico ad essere scampato miracolosamente alla trappola di fuoco infrangendo un vetro del mezzo, e un sesto lavoratore rimasto a riposo quel giorno per motivi di salute. Entrambi sono stati immediatamente prelevati e inseriti in un programma di stretta protezione logistica per sottrarli a potenziali ritorsioni della filiera criminale.

Il segretario generale della Flai-Cgil, Giovanni Mininni, ha delineato lo stato delle procedure di emergenza ai microfoni di Radio 24: “Abbiamo messo sotto protezione questa persona e l'altro collega che per motivi di salute non era andato a lavorare l'altro ieri. Gli cambieremo il domicilio e dopo che stamattina sarà ascoltato nuovamente dal giudice li porteremo in un luogo sicuro”.

Il sindacalista ha rimarcato l'estensione del fenomeno, ipotizzando l'esistenza di strutture ben più complesse dietro ai due trentunenni pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza, attualmente sottoposti a fermo: “Un caporale non è ancora stato arrestato, ma c'è una rete di caporali che agisce sul territorio e portava queste persone a lavorare a Scanzano, verso il metapontino, quotidianamente”.

Per la sigla dei lavoratori ci si trova davanti a un meccanismo “organizzato e centralizzato”: “Esiste un sistema, in Calabria soprattutto, che ha dietro dei mandanti che non sono i caporali pakistani. Oltre a organizzare i trasporti e la logistica, hanno anche delle finte aziende agricole a loro servizio e oltretutto organizzano una rete di caporali organizzando il lavoro agricolo”.

Mentre le indagini provano a scardinare il livello superiore della cupola dello sfruttamento, nel quartiere che ospitava i migranti domina un silenzio carico di sconcerto. Chi risiedeva accanto a loro descrive i quattro giovani come persone tranquille, educate e perfettamente integrate nel vicinato, solite fare ritorno a casa soltanto dopo estenuanti turni nei campi. I residenti ricordano con commozione la generosità di uno dei ragazzi uccisi, che al termine delle giornate di raccolta era solito regalare i frutti della terra alle famiglie e ai bambini del quartiere.

Sul fronte istituzionale, la risposta della Regione Calabria non si è fatta attendere. Attraverso i propri canali social, l'assessorato all'Agricoltura ha ufficializzato la decisione dell'ente di intervenire direttamente nel futuro dibattimento penale a sostegno delle vittime e della legalità violata: “Man mano che il quadro investigativo va chiarendosi emerge con sempre maggiore drammaticità la portata della strage avvenuta ad Amendolara, nella quale hanno perso la vita quattro braccianti agricoli.

Di fronte a fatti di questa gravità, pur nell'attesa che le attività giudiziarie in corso trovino il loro pieno epilogo, si impone una riflessione profonda su ciò che è accaduto e su ciò che ancora accade nei contesti di sfruttamento lavorativo. Fin da subito posso annunciare che, di concerto anche con il Presidente della Giunta regional, nel processo che scaturirà da questi fatti, la Regione si costituirà parte civile contro gli autori degli stessi, a tutela della garanzia della legalità e per un segnale forte, sul campo anche della prevenzione, oltre che a testimonianza di una netta scelta di campo”.

La nota dell'esecutivo locale ribadisce la linea di fermezza contro i network illegali: “La Regione da sempre impegnata nel contrasto al caporalato, in stretto raccordo con le organizzazioni sindacali, continuerà a rafforzare ogni azione di prevenzione e controllo. Siamo di fronte a forme di schiavitù moderna che non possono trovare alcuna tolleranza. Contro i nuovi schiavisti dell'era contemporanea deve esserci una risposta netta, costante e determinata. Quando si arriva a questo punto perdiamo tutti. Perde la nostra comunità, perde il nostro Paese, perde ciò che ci rende umani”.

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