Sudan, Save The Children: "Tre bambini al minuto nascono in un Paese senza sanità"

Allo scoccare del terzo anno di conflitto, i dati dell'organizzazione rivelano una realtà drammatica: 17 milioni di minori senza cure e infrastrutture civili sotto attacco costante. Oggi a Berlino la conferenza internazionale per tentare di fermare il disastro.

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Mercoledì 15 Aprile 2026
Roma - 15 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Allo scoccare del terzo anno di conflitto, i dati dell'organizzazione rivelano una realtà drammatica: 17 milioni di minori senza cure e infrastrutture civili sotto attacco costante. Oggi a Berlino la conferenza internazionale per tentare di fermare il disastro.

In Sudan, dall'aprile 2023 a oggi, la guerra ha scandito il ritmo della vita e della morte con una frequenza agghiacciante: almeno tre bambini al minuto sono nati sotto i bombardamenti e in condizioni di totale precarietà.

Secondo Save the Children, circa 5,6 milioni di neonati sono venuti al mondo in un Paese dove il 70-80% delle strutture sanitarie nelle zone di conflitto non è più operativo.

Oggi, ben 17 milioni di minori — i due terzi della popolazione infantile nazionale — necessitano di assistenza umanitaria immediata. Le madri, spesso sfollate in rifugi di fortuna, partoriscono senza elettricità, farmaci o personale qualificato, mentre gli attacchi con i droni contro obiettivi civili sono aumentati drasticamente dall'inizio dell'anno, causando centinaia di vittime tra gennaio e metà marzo di quest'anno. 

Il collasso del sistema sanitario ha portato il tasso di mortalità materna a 295 decessi ogni 100.000 nati vivi, uno dei livelli più alti al mondo, mentre la mortalità infantile ha raggiunto la soglia critica del 42,9%.

Tra il 2023 e la fine del 2025 sono stati verificati oltre 200 attacchi diretti agli ospedali. Solo lo scorso mese, il bombardamento dell'ospedale universitario Ed Dain nel Darfur ha distrutto i reparti di pediatria e i centri per la malnutrizione, uccidendo 64 persone.

Mohamed Abdiladif, direttore di Save the Children in Sudan, fotografa così l'emergenza: "Ogni singolo minuto di questo conflitto, sono nati tre bambini in condizioni che nessun neonato dovrebbe mai affrontare, in rifugi sovraffollati, in strutture sanitarie inadeguate o danneggiate, oppure mentre le loro famiglie sono costrette a fuggire".

L'allarme si sposta oggi al tavolo della conferenza internazionale dei donatori a Berlino, dove Abdiladif chiederà un impegno concreto per riaprire i corridoi umanitari, come quello vitale tra Ciad e Darfur, chiuso a marzo.

Il direttore ha ribadito la necessità di rispettare il diritto internazionale: "I bambini hanno il diritto di ricevere cure e protezione, anche in situazioni di guerra. Gli attacchi contro ospedali e altre aree civili, tutelate dal diritto internazionale umanitario, compromettono gravemente e in modo permanente l'accesso di madri e neonati alle cure essenziali.

Tutte le parti coinvolte nel conflitto devono garantire la protezione dei civili e consentire l'accesso alle famiglie che necessitano urgentemente di assistenza. L'accesso umanitario deve essere permesso e agevolato per prevenire ulteriori perdite di vite umane". 

L'appello finale è per un'azione globale che impedisca la distruzione definitiva di un'intera generazione sudanese.


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