Ultim’ora

Cultura & Spettacoli

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Lunedì 5 Ottobre 2026

Torre dei Conti, la sfida del restauro dopo il crollo. Affanni: «Non trasformiamo un monumento in un’attrazione turistica»

L’architetto restauratore, già soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici del Lazio, richiama la priorità della conservazione e chiede un confronto specialistico sulle nuove funzioni del monumento.

Condividi questo articolo

di Sabrina Consolini

stimonianza preziosa della Roma medievale. Murature, contrafforti e consolidamenti raccontano trasformazioni avvenute nei secoli: elementi che devono orientare ogni scelta progettuale e che richiedono un’attenta conoscenza del manufatto.

L’architetto richiama il parere dell’ingegnere Luciano Marchetti, già dirigente del Ministero della Cultura ed ex commissario per il terremoto dell’Aquila, da lei interpellato dopo il crollo. Secondo quanto riferisce Affanni, Marchetti sostiene la necessità di affidare gli interventi sugli edifici monumentali a tecnici altamente specializzati, inseriti in gruppi professionali organizzati per affrontare la complessità del patrimonio storico.

Nella valutazione riportata dall’architetto, le trasformazioni stratificate nella Torre avrebbero richiesto particolare cautela negli interventi sui solai, dRestituire alla città la Torre dei Conti significa affrontare una sfida che non si esaurisce nel consolidamento delle murature. Dopo il crollo del 3 novembre 2025, il futuro del monumento riporta al centro una domanda: come renderlo nuovamente accessibile preservandone l’identità storica? A sollevare la questione è Anna Maria Affanni, architetto restauratore, già soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici del Lazio e, in precedenza, funzionario della Soprintendenza ai Monumenti di Roma.

Il cedimento, avvenuto durante i lavori di restauro, è costato la vita all’operaio Octav Stroici, estratto dalle macerie dai Vigili del Fuoco e successivamente deceduto in ospedale. Il suo ricordo ha accompagnato anche la cerimonia del 28 aprile 2026, quando la Torre è stata riconsegnata a Roma Capitale dopo gli interventi di messa in sicurezza.

Per Affanni, la Torre rappresenta una teando priorità al consolidamento preventivo delle murature. Una riflessione tecnica sulla gestione dei cantieri monumentali, distinta dall’accertamento delle cause e delle eventuali responsabilità del crollo.

La stabilizzazione della struttura ha richiesto un lavoro articolato. I Vigili del Fuoco hanno rimosso gli elementi pericolanti, rinforzato le murature con malte speciali e realizzato una complessa armatura interna in acciaio, con ulteriori elementi destinati a migliorare la resistenza alle sollecitazioni.

Affanni spiega che i collegamenti metallici contribuiscono a contrastare il ribaltamento e a far lavorare insieme le pareti. È il recupero del cosiddetto “comportamento scatolare”: una condizione nella quale le diverse parti della costruzione collaborano alla stabilità complessiva.

Conclusa la fase di emergenza, il confronto riguarda il restauro e la futura fruizione. Nelle sue osservazioni, Affanni richiama la prospettiva di una destinazione museale e di servizi per l’Area archeologica centrale. Riferisce inoltre ipotesi relative all’inserimento di due ascensori interni e di una caffetteria sulla terrazza, che restano da confermare attraverso la documentazione progettuale.

È proprio sulla compatibilità di eventuali nuove funzioni che si concentra il suo richiamo. Per una torre medievale, osserva, l’introduzione di impianti e spazi di servizio comporta valutazioni che riguardano tanto la struttura quanto l’immagine del monumento. Occorre dunque considerare gli effetti degli interventi sulla materia storica e sulla possibilità di leggere le trasformazioni avvenute nel tempo.

«Non trasformiamo un monumento in un’attrazione turistica»: il monito di Affanni sintetizza una posizione che pone la conservazione alla base della valorizzazione. L’apertura al pubblico, nella sua prospettiva, deve essere progettata a partire dalle caratteristiche e dai limiti dell’edificio.

Il restauro dovrebbe puntare al recupero dell’immagine della Torre precedente al crollo, attraverso la documentazione fotografica e lo studio dei materiali superstiti. Dove possibile e consentito dalle valutazioni specialistiche, sostiene Affanni, andrebbero recuperati e riutilizzati gli elementi originali. L’architetto chiede inoltre il coinvolgimento delle competenze della Soprintendenza statale nel confronto sul progetto.

La Torre dei Conti conserva nella propria materia una parte della memoria di Roma. Restituirla alla città richiede quindi un equilibrio tra sicurezza, accessibilità e tutela: un progetto capace di consentirne la conoscenza e, insieme, di preservare l’autenticità che ne costituisce il valore.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti