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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Vannacci: "Sono a favore di una scuola con classi distinte per merito, è un fattore inclusivo"

Il leader di Futuro Nazionale respinge le accuse di segregazione, sostenendo che raggruppare gli studenti per fasce di profitto possa favorire il recupero e valorizzare le eccellenze.

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Il dibattito sui modelli pedagogici e sull'organizzazione strutturale del sistema scolastico italiano si arricchisce di una presa di posizione destinata a far discutere. Roberto Vannacci si è espresso a favore di un assetto didattico che preveda la suddivisione delle classi in base al merito e al profitto degli studenti, manifestando la certezza che tale impostazione rappresenti un “fattore inclusivo e non discriminante”.

Le affermazioni del generale e presidente del movimento Futuro Nazionale sono state rilasciate a margine di un appuntamento assembleare dedicato al mondo della scuola, svoltosi a Roma.

A sostegno della propria tesi, l'esponente politico ha evocato sia le esperienze internazionali correnti sia la memoria storica dei percorsi d'istruzione della penisola, sottolineando come la selezione per fasce di rendimento non costituisca una novità assoluta. “È una cosa alla quale ho sempre pensato, perché è una tecnica scolastica che è usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra. E sembra funzionare. Peraltro era applicata anche da noi. Quando noi uscivamo dalle scuole medie, mi ricordo benissimo, chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, chi prendeva buono e sufficiente andava nelle sezioni C e D”.

Secondo l'analisi di Vannacci, la separazione degli scolari in base alle risultanze delle valutazioni non andrebbe intesa come un meccanismo di esclusione sociale, bensì come uno strumento di ottimizzazione delle risorse educative, capace di tarare l'insegnamento sulle reali necessità dei singoli gruppi.

Nel concludere il suo ragionamento, ha rimarcato i potenziali benefici di questa ripartizione per l'intera popolazione studentesca: “Questo è a favore di tutti gli studenti. Perché i più bravi, i più diligenti sono aiutati in quanto messi nelle充 stesse condizioni e i meno bravi e i meno diligenti avranno più possibilità di avere un supporto che li porti a essere al livello dei più bravi. Quindi lo vedo come un fattore, usando un termine che a voi piace molto, inclusivo piuttosto che discriminante. Cioè il fatto di poter aiutare ognuno raggruppandoli per caratteristiche simili”.

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