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  • Roma - Lunedì 22 Giugno 2026

Meloni evita nuove repliche a Trump e affida la linea ai vice: Tajani e Salvini attesi alla festa dell'Independence Day

Giorgia Meloni riduce le tensioni con Trump, delegando ai vicepremier i rapporti con Washington, mentre cerca di rafforzare il legame con gli elettori.

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Dopo giorni di tensione con Donald Trump, Giorgia Meloni sceglie di abbassare i toni e di non alimentare ulteriormente lo scontro con il presidente americano. La presidente del Consiglio, finita nel mirino degli attacchi del tycoon nelle ultime ore, evita nuove repliche pubbliche e affida la gestione dei rapporti politici con Washington anche ai suoi vicepremier. Una decisione maturata mentre il governo cerca di valutare le conseguenze di una frattura diplomatica che rischia di avere effetti ben più ampi del semplice confronto mediatico. Nel frattempo Meloni prova a spostare l'attenzione sul territorio e sul rapporto diretto con gli elettori, scegliendo una presenza pubblica altamente simbolica al raduno degli Alpini di Gemona del Friuli.

Il bagno di folla in Friuli e il messaggio ai sostenitori

Nel corso della visita la premier si è concessa a stretto contatto con i cittadini tra strette di mano, fotografie e saluti. Tra i tanti sostenitori che le si sono avvicinati, Meloni ha voluto lanciare un messaggio rassicurante. "Non vi preoccupate, non mollo", ha detto a chi le chiedeva come stesse vivendo il momento politico. Una frase che appare anche come una risposta indiretta alle parole di Trump, che nei giorni scorsi aveva messo in dubbio il suo consenso e il suo peso politico. La trasferta friulana non era inizialmente prevista nell'agenda della presidente del Consiglio. L'invito era arrivato settimane fa dal ministro Luca Ciriani, ma solo nelle ultime ore Meloni ha deciso di confermare la partecipazione, cogliendo l'occasione per mostrarsi in un contesto particolarmente favorevole.

Una settimana delicata sul piano internazionale

La scelta di non replicare ulteriormente agli attacchi americani arriva alla vigilia di importanti appuntamenti diplomatici. Nei prossimi giorni Meloni sarà infatti impegnata in una serie di incontri internazionali che potrebbero ridefinire gli equilibri politici europei. Mercoledì è attesa a Berlino per il vertice dell'E5, mentre il giorno successivo volerà in Francia per un incontro bilaterale con Emmanuel Macron. In questo nuovo scenario la premier punta a rafforzare il dialogo con i partner europei, ma senza il tradizionale asse privilegiato con Trump il peso negoziale dell'Italia potrebbe risultare meno incisivo rispetto al passato.

Tajani e Salvini chiamati a gestire il rapporto con Washington

Dietro le quinte si lavora per evitare che la tensione degeneri ulteriormente. Nel fine settimana Meloni ha avuto colloqui telefonici con Antonio Tajani e Matteo Salvini per coordinare la strategia del governo e concordare una linea comune. Un segnale concreto arriverà già nei prossimi giorni in occasione delle celebrazioni per l'Independence Day americano organizzate presso Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Entrambi i vicepremier sono attesi all'evento. Tajani ha già confermato la sua presenza, precisando però che parteciperà "a testa alta". Anche Salvini, pur senza annunci ufficiali, sarebbe intenzionato a non disertare l'appuntamento. L'obiettivo è evitare gesti che possano essere interpretati come una rottura definitiva nei rapporti tra Roma e Washington.

I timori della Lega e l'ombra di Vannacci

All'interno della Lega la situazione viene osservata con particolare attenzione. Negli ambienti vicini al partito c'è la volontà di mantenere aperto il dialogo con il mondo conservatore americano, pur prendendo atto delle crescenti divergenze con Trump su alcuni dossier internazionali. Tra le preoccupazioni che circolano sottotraccia c'è anche il possibile avvicinamento dell'universo politico legato al movimento Maga a Roberto Vannacci, figura sempre più popolare tra alcuni settori della destra italiana. Per il momento si tratta soltanto di valutazioni politiche, ma il tema viene seguito con attenzione dagli alleati di governo.

Tajani prova a fare da ponte

In queste ore Antonio Tajani sta svolgendo un ruolo particolarmente delicato. Il leader di Forza Italia si propone infatti come figura di raccordo tra Roma e Washington, cercando di mantenere aperti i canali diplomatici anche durante la fase più difficile. Nei giorni scorsi ha avuto contatti diretti con il segretario di Stato americano Marco Rubio, nel tentativo di contenere le conseguenze della crisi politica. Una linea che riflette anche la tradizionale collocazione atlantista di Forza Italia e la volontà di preservare rapporti storicamente solidi con gli Stati Uniti.

Le basi americane e il nodo della difesa

Tra le questioni che maggiormente preoccupano il governo c'è quella legata alla presenza militare statunitense in Italia. Le recenti dichiarazioni di Trump hanno alimentato interrogativi sul futuro dell'impegno americano nel nostro Paese e sul mantenimento delle basi strategiche presenti sul territorio nazionale. Si tratta di infrastrutture considerate fondamentali non soltanto per gli interessi della Nato ma anche per la sicurezza italiana. Per questo motivo il ministro della Difesa Guido Crosetto sta intensificando il dialogo con il Pentagono. Nelle ultime ore il ministro ha avuto nuovi contatti con il collega americano Pete Hegseth, incontrato già nei giorni scorsi durante il vertice Nato di Bruxelles. L'obiettivo è evitare che le tensioni politiche possano tradursi in conseguenze operative sul piano della cooperazione militare.

L'incognita dei dazi sui prodotti italiani

Un altro fronte che preoccupa Palazzo Chigi riguarda il commercio internazionale. Le parole di Trump hanno riacceso il timore di possibili misure economiche penalizzanti nei confronti dell'Italia, in particolare attraverso nuovi dazi sulle esportazioni. L'ipotesi viene seguita con attenzione soprattutto dai settori produttivi più esposti al mercato statunitense. Il ministro Luca Ciriani ha ammesso che eventuali provvedimenti potrebbero avere "ricadute serie" sull'economia italiana. Più prudente il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ritiene improbabile un trattamento differenziato per l'Italia rispetto al resto dell'Unione Europea, sottolineando come le esportazioni italiane abbiano continuato a crescere anche negli ultimi anni.

Un equilibrio sempre più fragile

Il governo cerca dunque di mantenere una posizione di equilibrio tra la necessità di difendere il ruolo internazionale dell'Italia e quella di preservare un rapporto strategico con gli Stati Uniti. Per ora Meloni evita di alimentare ulteriormente il confronto diretto con Trump, affidandosi alla diplomazia e alla mediazione dei suoi collaboratori più fidati. Resta però la consapevolezza che la fase apertasi negli ultimi giorni potrebbe segnare un cambiamento importante nei rapporti tra Roma e Washington. E mentre l'esecutivo tenta di ricucire lo strappo, nessuno a Palazzo Chigi esclude che nuove tensioni possano emergere già nelle prossime settimane, sia sul fronte politico sia su quello economico e militare.

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